MESSINA. La più votata dal consiglio comunale: 2500 voti. Per questo Emilia Barrile, nel 2013, all’alba dell’era Accorinti, fu eletta presidente del consiglio comunale nelle file del Pd. Da quel momento la sua vita cambiò: “Mi rendo conto che sono un personaggio un po’ importante a Messina”, parla così Barrile, mentre viene intercettata dagli uomini della Dia di Messina e Catania che hanno ricostruito la rete di favoritismi che averebbe creato proprio grazie ad una chiara presa di coscienza: “Vado negli uffici e le cose me le fanno”, così continuava nella stessa conversazione con il suo sodale, quel Marco Ardizzone che negli anni ’90 era stato arrestato per estorsioni, per questo considerato dagli inquirenti interno al clan di Gravitelli. Rimasta fuori dal civico consesso alle ultime elezioni, è adesso ai domiciliari, coinvolta in un’indagine in cui figurano anche Angelo e Giuseppe Pernicone: padre e figlio sono stati condannati, in abbreviato (sentenza passata in giudicato) per scambio di voti e durante il processo ordinario (dove sono imputati per associazione mafiosa) avevano dichiarato di aver cercato voti per conto di Genovese. Secondo le indagini della Dia, il servizio di parcheggio allo Stadio San Filippo affidato alla società dei Pernicone era stato agevolato dalla presidente. Ma la sua capacità d’influenza della macchina amministrativa avrebbe raccolto scambi di favore, in cui sono coinvolti imprenditori e amministratori. In carcere è finito Vincenzo Pergolizzi, imprenditore milazzese, soggetto considerato “contiguo alla criminalità organizzata di Barcellona Pozzo di Gotto”. Una “inquietante logica di do ut des”, in cui Barrile agevolava – questa è l’ipotesi dell’accusa – pratiche amministrative per ottenere in cambio assunzioni per parenti e consenso elettorale”. Due società, la Peloritana Service e Universo e Ambiente. La prima ha ottenuto il servizio bar dello stadio San Filippo. La seconda era affidataria del servizio di pulizie dell’Amam. Ed è proprio l’affido dell’Amam che le suscita il dubbio di venire coinvolta in un’inchiesta, per questo, assieme ad Ardizzone, preparava la reazione: “Se ti ferma un giornalista, se ti riprende una telecamera tu devi fare la faccia proprio schifo… “figghioli”, sempre la stessa cosa, ogni due anni… ma almeno cambiassero disco ogni tanto spero che questa volta abbiano gli strumenti e le prove di quello che dicono, perché ora mi sono scocciata”.

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