MESSINA.  «Non è vero che a Messina la Tari 2021 aumenta per le nuove regole ARERA, non è vero che la città è sporca perché manca il personale, non è vero che siamo la prima città del Sud ad avere esteso in tutto il territorio comunale la raccolta differenziata porta a porta, non è vero che abbiamo raggiunto il 40% di raccolta differenziata». Inizia così la nota inviata da Cambiamo Messina dal Basso su Tari e rifiuti, con l’intento di “smentire le bufale e le fake news dell’Amministrazione comunale”.

«Ieri in consiglio comunale abbiamo assistito ad una ulteriore mossa di questo “gioco” infarcito di fake news per creare volutamente confusione e tensione: dopo avere fatto fretta ai consiglieri comunali per approvare la delibera entro la giornata, nonostante vi fosse la proroga governativa al 31 luglio, ed avere emesso un comunicato di fuoco contro il consiglio adombrando rischi di danno erariale e per i livelli occupazionali se la delibera non fosse passata ieri, l’Amministrazione presentava inspiegabilmente in serata un emendamento che costringeva il presidente del consiglio ad aggiornare la seduta. Perché tanta fretta per poi cambiare repentinamente strategia?  Vogliamo maggiore serietà e trasparenza, per questo chiediamo al consiglio comunale di approfondire ulteriormente la discussione della delibera, di sviscerarne tutti gli aspetti e di consentire che arrivi ai cittadini una corretta informazione visto che l’Amministrazione si guarda bene dal farla».

Secondo il movimento politico, “sarebbe utile soprattutto chiarire i tanti punti oscuri della delibera TARI”.

«Ci domandiamo ad esempio – scrivono – quale sia il reale importo del costo totale della TARI visto che in delibera appaiono senza spiegazione almeno tre importi diversi: 54.180.740 a pag.5; 54.401.078 a pag.8; 52.440.272 (senza Tefa?) a pag.54; di dettagliare, indicandone gli importi, le voci che hanno determinato l’aumento di 6 milioni di euro rispetto allo scorso anno (10 milioni rispetto al 2018), si scoprirebbe così che a determinare l’aumento non sono tanto le misure ARERA quanto l’aumento dei costi di servizio, del personale (che il prossimo anno aumenterà di ulteriori 2 milioni), probabilmente anche del tributo TEFA, pari al 5% del costo della TARI. Rimangono inspiegabilmente costanti invece i costi di smaltimento (ma quanti sono realmente i rifiuti prodotti nel 2021 e 2020?), sempre oltre i 10milioni di euro nonostante il dichiarato aumento della raccolta differenziata (ma quant’è realmente la raccolta differenziata media del 2021?), mentre i ricavi ed i risparmi dichiarati per raccolta differenziata e smaltimenti non vengono stranamente “restituiti” ai cittadini.  Si spera, al riguardo, che vengano ripristinate le esenzioni sociali che, come l’anno scorso, non sono state inserite».

«Sarebbe interessante infine capire – proseguono – qual è la politica del personale di Messinaservizi, visto che per tre anni ha millantato una nuova organizzazione per aree, zone, team, per ottimizzare i servizi di raccolta, spazzamento e scerbatura, rivelatasi fallimentare, per poi provare ad incentivare i lavoratori con un premio di risultato mai pagato. Oggi ci dicono inoltre che servono tanti lavoratori in più, quando nel 2018 li volevano ridurre del 30%, e predispongono un piano occupazionale poco trasparente, ripescando le assurde assunzioni a tempo per i mesi estivi, che porterebbe il personale dell’azienda, tra gestione rifiuti, verde e nuovi servizi, poco sotto le 1000 unità lavorative, tra tempo determinato ed indeterminato. Nel contempo dichiarano inoltre che stanno valutando l’ipotesi di esternalizzare il servizio di spazzamento. Come dire, chi di carrozzone e bancomat ferisce, di carrozzone e bancomat perisce», concludono.

 

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