MESSINA. «Pronto a firmare le procedure di dissesto della città metropolitana». Ad annunciarlo, prima di barricarsi all’interno di Palazzo dei Leoni, è il sindaco metropolitano Cateno De Luca, che dopo avere riconsegnato “simbolicamente” la propria fascia azzurra nel corso della manifestazione di protesta dello scorso 1 maggio, si gioca “l’ultima carta” per ottenere delle risposte esaustive dal parte del Governo regionale.  Nel mirino del primo cittadino, in particolare, l’Anci, l’assessore regionale Bilancio Gaetano Armao, invitato a dimettersi, Bernadette Grasso, che dovrebbe farsi da parte in quanto “scavalcata” dallo stesso Armao, e soprattutto un emendamento al decreto crescita, in discussione oggi alla Camera, che prevede l’assegnazione di 140 milioni di euro per l’anno 2019 sulla base dell’accordo raggiunto tra Stato e Regione in data 15/05/2019, attraverso l’utilizzo del Fondo si sviluppo e coesione. Di questi 140 milioni, secondo De Luca, solo 100 saranno destinati alle ex Province, mentre 40 finirebbero invece nei conti della Regione.

La decisione di chiudere il Palazzo (ma a partire da lunedì) e di barricarsi all’interno è determinata dall’insufficienza dei fondi destinati alle ex Province siciliane, che per il sindaco metropolitano dovrebbero ammontare a 350 milioni: una cifra sufficiente per evitarne il dissesto.

Tante le cifre sciorinate nel corso dell’incontro con la stampa, relative in particolare agli investimenti bloccati o persi (44 milioni) e quelli a medio termine (per complessivi 132 milioni) per le strade provinciali e l’edilizia scolastica. Fra le opere in bilico, in particolare, la Panoramica dello Stretto, “che corre il rischio di essere chiusa”, annuncia il dirigente facente funzioni del settore viabilità ed edilizia scolastica Francesco Roccaforte, che ha ufficialmente rimesso il proprio mandato lo scorso 10 maggio proprio a fronte delle grave situazione finanziaria dell’Ente e della paralisi amministrativa che impedisce l’attivazione delle procedure di appalto e di esecuzione degli interventi da programmare (o già definiti) nell’ambito del Masterplan e di altri programmi a valenza regionale e nazionale.

«Firmerò la nota per la chiusura del palazzo da lunedì», conclude De Luca, che ribadisce il suo intento di iniziare lo sciopero della fame (“Qualche chilo in più ce l’avevo, vediamo se mi fanno morire”), augurandosi che qualcosa nelle prossime ore blocchi questo percorso, con specifico riferimento alle procedure di dissesto (che verranno poi inoltrate anche alla Corte dei conti): un punto dal quale non è poi più possibile tornare indietro. La “palla” passa adesso alla Regione, invitata dal sindaco metropolitano a intervenire entro oggi con un sub-emendamento.

 

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