MESSINA. Si è conclusa domenica l’esercitazione “Sisma dello Stretto 2022”, organizzata dal Dipartimento della Protezione civile con le regioni Calabria e Sicilia, che ha visto, a partire dal 4 novembre, tutte le componenti del Servizio nazionale misurarsi in numerosi scenari allestiti tra le province di Reggio e Messina nell’ambito della simulazione di un terremoto di magnitudo 6, con conseguente allerta maremoto. L’esercitazione ha coinvolto in tutto 56 comuni, 37 calabresi e 19 siciliani, ed è stata anche l’occasione per testare su una platea di oltre 500 mila persone il sistema di allarme pubblico “IT-alert” attraverso il quale è stato inviato sui cellulari dei cittadini presenti nel momento della scossa in 22 comuni costieri delle due regioni, un messaggio di informazione sull’esercitazione in corso relativa all’allerta maremoto.

La parte reale dell’esercitazione ha visto il coinvolgimento sul campo di circa 3.500 persone tra operatori, tecnici e funzionari delle Strutture operative, delle Istituzioni territoriali, dei Centri di competenza tecnico-scientifica e di oltre 3 mila volontari delle organizzazioni nazionali e locali. Quasi duemila sono state inoltre le risorse impegnate nelle attività “per posti di comando”, ovvero da remoto, come la verifica della comunicazione tra i centri operativi attivati a diversi livelli territoriali.

«Desidero ringraziare – ha detto il Capo Dipartimento, Fabrizio Curcio, durante il debriefing di Reggio Calabria – tutte le componenti del Servizio nazionale della Protezione civile che in questi tre giorni hanno partecipato a questa importante e impegnativa esercitazione, che ha coinvolto un territorio ampio del quale tutti noi conosciamo punti di forza e fragilità. Tra le componenti del Servizio nazionale, è sempre bene ricordarlo, ci sono a pieno titolo gli enti e le istituzioni territoriali, senza le quali anche il miglior sistema di risposta all’emergenza risulterebbe del tutto inefficace e sarebbe impossibile affrontare con successo la grande sfida che abbiamo davanti, quella cioè di rendere le comunità sempre più resilienti»

Fonte ANSA

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