La Leopardi riapre domani mattina, dopo un mese e mezzo di chiusura per supposte gravi carenze strutturali e inidoneità antisismica. La comunicazione, firmata dal direttore dell’Ispettorato del lavoro Gaetano Sciacca, è arrivata nel primo pomeriggio di martedi 17 gennaio.

La scuola, chiusa il 22 novembre, potrà riaprire per sessanta giorni, a partire da mercoledi 18 gennaio, con l’eccezione della palestra e di due aule didattiche, che resteranno “off limits” perché inagibili. A convincere l’ispettorato del lavoro della sicurezza dello stabile, è stata la “relazione sintetica di supporto per la parziale riapertura temporanea” del plesso scolastico, inoltrata stamattina dal Comune di Messina, curata dal gruppo di lavoro coordinato da Ivo Caliò, ingegnere ed esperto in strutture antisismiche dell’Università di Catania, e composto da Matteo Mucari, Giuseppe Occhipinti e Bartolomeo Panto, anch’essi ingegneri. Cosa emerge dalla relazione? Che, in sostanza, “a seguito di opportune e accurate calcolazioni
(sic), è possibile procedere a una riapertura parziale e temporanea del plasso scolastico limitatamente ai corpi A,B e C, con esclusione del corpo D, dell’aula II D del corpo C, della palestra e del locale custode annesso”.

Cos’è successo in questi due mesi? Nulla dal punto di vista ingegneristico, molto da quello burocratico.

La storia, che ha del paradossale, inizia il 22 novembre, quando il Dipartimento Manutenzioni del Comune di Messina decide di spostare il seggio elettorale che la scuola tradizionalmente ospitava e che sarebbe servito per il referendum costituzionale del 4 dicembre, spiegando che la struttura non era idonea. Passa qualche ora, e dall’Ispettorato del lavoro, guidato dall’ex ingegnere del genio Civile Gaetano Sciacca, arriva il diktat: la scuola va evacuata, fare lezione non è sicuro. Motivo, la pericolosità del plesso di Minissale, non idoneo a votare ma sufficientemente sicuro fino a quel momento per ospitare 450 alunni e 120 professori.

Che la scuola non fosse un esempio di solidità era stato accertato da carotaggi effettuati nel 2015, che avevano permesso l’accesso ad un finanziamento da parte della Protezione civile regionale di poco meno di due milioni e mezzo di euro. I lavori di consolidamento finanziati con la nutrita cifra sarebbero iniziati il 2 gennaio del 2017, data che era stata comunicata alla dirigenza scolastica della Leopardi silo il 12 ottobre 2016. Fino a quel momento, nessuno aveva sospettato che la scuola,  risalente agli anni ’70, fosse insicura. Da quel momento, un esodo.

Prima alla Salvo D’Acquisto del vicino villaggio Unra, ma solo di pomeriggio, in alternanza con gli alunni della stessa scuola. Notizia che provoca la sollevazione popolare dei genitori dei piccoli studenti della Leopardi. Intanto, il Comune si attiva per trovare un’altra soluzione. Nel frattempo, una serie di scelte scolastiche “alternative”. Per la Leopardi, dal 22 novembre al 22 dicembre, solo sei pomeriggi di lezioni (dieci classi di scuola media, dodici di primaria alternati con doppi turni con la scuola d’infanzia, per il resto, attività extracurricolari ovunque: cinema, libreria, trekking urbano, libreria regionale). Una soluzione sembra essere l’ex Corelli, ma mancano le scale antincendio, necessarie per garantire la sicurezza di 450 alunni. Niente di fatto. Nel frattempo, il 2 gennaio, i lavori programmati non iniziano, né si conosce quando partiranno. Si tratta di interventi estremamente invasivi, e trasformerebbero la scuola in un cantiere. Stamattina, finalmente, una soluzione. Ma solo per due mesi. Poi si vedrà.

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