MESSINA. Prosegue lo scontro sulla Tari. Dopo l’intervento di due sigle sindacali, arriva anche quello di MessinAccomuna, che commenta la diretta di stamani del sindaco Cateno De Luca e la nota stampa firmata da Dafne Musolino e Pippo Lombardo. «L’istigazione è un reato. Accusare pubblicamente alcuni di aver danneggiato oltre 100 persone, pronunziare i nomi e cognomi e poi dire alla folla indistinta: “Andateli a cercare” è istigare. È quanto fatto dal sindaco della 13.ma città d’Italia che, col suo solito inaccettabile turpiloquio e insultante linguaggio, ha aizzato gli ascoltatori della sua diretta FB ad “andare a cercare” i Consiglieri che avevano votato contro la sua proposta di TARI, dicendo che la bocciatura dell’aumento per oltre 6 milioni causerebbe il licenziamento di 120-130 lavoratori.

Prima aveva ripetuto che l’aumento era dovuto a una presunta “nuova” legge che obbliga a recuperare le imposte non riscosse, dicendo due bugie: 1) il recupero in tariffa delle mancate riscossioni è un obbligo di legge dall’istituzione della TARI: nessuna “novità”; 2) il “Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità” proposto nel 2021 è 4 milioni, quanto quello del 2020. Sindaco, il fondo non cresce, quindi la Tari non aumenta per questo! Piuttosto, lei dice alla città che senza l’aumento non potrà rinnovare i contratti. Vuol dire che i contratti già sottoscritti non hanno copertura finanziaria? E come ha proceduto alle assunzioni?

Ancora più grave: i nomi dei Consiglieri sono ripetuti nel comunicato ufficiale che chiude l’assemblea straordinaria dei soci di Messina Servizi, a firma del Presidente Lombardo e dell’Assessora Musolino. E lo stesso comunicato dichiara che ora (oltre a non poter assumere i 130 lavoratori desiderati) non si rinnova il contratto per 32 lavoratori a tempo determinato e si avvia la cassa integrazione a rotazione per 120 dipendenti, dichiarando anche: “Avevamo già spiegato in aula che la bocciatura del Piano Tariffario avrebbe avuto un impatto sulla spesa del personale per l’impossibilità di potere sostenere la spesa attuale”. Significa: sapevamo già che le spese del personale non erano coperte dal corrente piano finanziario, ed è per questo che avevamo un disperato bisogno dei 6 milioni di aumento. La cassa integrazione è attivabile quando ci sono difficoltà aziendali a situazioni temporanee di mercato, non a scelte gestionali non coperte dal piano finanziario. Non è neanche pensabile che per salvare il fondo schiena a Sindaco e Presidente (come più volgarmente dichiarato da De Luca nella diretta), paghino i lavoratori. Anziché insulti, sfide e istigazioni, Messina vuole spiegazioni, non mistificazioni».

Anche il segretario cittadino del Pd Franco De Domenico non si è tirato indietro dal punzecchiare De Luca: “Ennesima caduta di stile del sindaco di Messina. Come avevamo anticipato nei giorni scorsi, ricorre al ricatto occupazionale in assenza di seri argomenti politici per difendere la sua scelta scellerata di aumentare le tasse sui cittadini messinesi, o meglio su quelli che pagano la tari, non essendo capace di riscuotere che pochi spiccioli della montagna di crediti nei confronti degli evasori. Per giustificare quella che ha tutti i contorni di una vera e propria rappresaglia politica nei confronti dei consiglieri comunali che, esercitando democraticamente le loro prerogative, hanno “osato” non eseguire i suoi ordini, in questa occasione, oltre al solito cumulo di bugie e offese personali, ha superato se stesso, declinando a mo di lista di proscrizione, i nomi dei consiglieri che hanno bocciato il Piano, da lui ostinatamente proposto, aizzando contro gli stessi consiglieri i lavoratori che intende licenziare. Questi metodi, semplicemente vergognosi, hanno ormai abbondantemente superato i limiti del confronto politico per sfociare nella istigazione a delinquere. Oggi a Messina, oltre al tentativo di comprimere il confronto democratico, c’è un problema di ordine pubblico che Prefetto e Magistratura non possono più ignorare.
Affronteremo con gli organismi del partito le azioni da intraprendere ma certo non ci facciamo intimidire dal Sindaco e dai suoi cortigiani”.

Seppure con toni più concilianti, anche la Cisl si è espressa sull’argomento. “La bocciatura del piano TARI non può e non deve ricadere sui lavoratori. La Fit CISL evita volutamente di entrare in merito dei motivi politico ed amministrativi che hanno spinto il sindaco a proporre un aumento della TARI e alle dinamiche per cui il Consiglio Comunale ha scelto di bocciare il piano.
Parafrasando il Sindaco De Luca: “ognuno faccia il suo mestiere”. La Fit CISL ha come missione statutaria la difesa dei lavoratori e la tutela dell’occupazione pertanto non accetterà passivamente la perdita di un solo posto di lavoro né l’attivazione degli ammortizzatori sociali in una partecipata che, nei progetti del “Salva Messina”, è destinata al rilancio, no ai licenziamenti. La politica ha, invece, il compito di trovare immediate soluzioni perché lo scontro politico e le eventuali difficoltà economiche non ricadano solo e sempre sull’anello debole della catena. Durante il confronto per evitare il dissesto della città e concordare un piano di riequilibrio credibile, la CISL ha compiuto un atto responsabile quanto rivoluzionario, scegliendo di restare al tavolo del “Salva Messina” per trovare soluzioni invece di scegliere la comoda strada dell’opposizione dichiarata all’amministrazione e della critica a prescindere. Il buon lavoro svolto, che ha evitato il dissesto e in altre aziende partecipate sta producendo centinaia di assunzioni a tempo indeterminato e attivi in bilancio, non può essere macchiato dai licenziamenti e dalla cassa integrazione annunciati alla Messina Servizi Bene Comune. I progressi che il Sindaco comunica periodicamente nella raccolta differenziata e il generale processo di ottimizzazione del servizio si sono resi possibili grazie all’impegno dei lavoratori, anche di quelli assunti a tempo determinato che rischiano di essere rigettati nel dramma della disoccupazione. Quando si rischia di lasciare centinaia di famiglie senza reddito il confronto non deve essere sui social o con comunicati stampa ma bisogna affrontare la questione seriamente e dal vivo. Per questo il socio unico della Messina Servizi metta da parte i progetti di licenziamento e cassa integrazione e attivi subito un confronto con i sindacati, con un sistema simile si è evitato di gettare Messina nel pantano del dissesto, con lo stesso metodo bisogno tutelare il servizio di raccolta, i salari e i livelli occupazionali”.

Per ultimi, anche Cambiamo Messina dal basso ha tirato stoccate all’indirizzo dell’amministrazione: “La reazione scomposta del sindaco e l’annuncio irresponsabile di licenziamenti e cassa integrazione non sono giustificati né da situazioni di crisi economica né da mancanza immediata di liquidità di Messinaservizi. È evidente che siamo di fronte all’ennesimo bluff per intimidire gli avversari politici, ma tali atteggiamenti creano tensioni sociali che possono avere esiti incontrollabili. Le conseguenze della bocciatura del piano Tari 2021 non sono quelle che vorrebbero far credere il sindaco ed il presidente di MSBC, come abbiamo cercato di dimostrare in queste settimane. La Tari in realtà non solo non  doveva aumentare ma anzi doveva diminuire dal 2019 e le risorse ad oggi sono adeguate per mantenere sia i livelli occupazionali sia tutti i servizi. Basterebbe intanto risparmiare i 190mila euro previsti per il nuovo direttore generale, la cui nomina tra l’altro ci lascia perplessi, visto che il “prescelto”attualmente ricopre la carica di presidente della SRR ed in questa veste ha asseverato il “farlocco” Piano Tari 2021 sonoramente bocciato dal consiglio comunale. Si potrebbe poi continuare con i risparmi, bloccando ad esempio tutte le esternalizzazioni dei servizi di scerbatura, spazzamento e raccolta rifiuti, i cui costi sono pari negli anni ad una decina di milioni; tagliando le spese preventivate per lo smaltimento dell’umido che, come annunciato, si dimezzeranno a partire da agosto; valorizzando le previste entrate dalla raccolta differenziata che risultano stranamente sottostimate nel piano Tari rispetto agli annunci dell’amministrazione; imputando i costi della scerbatura per circa un milione al bilancio comunale e non alla Tari; utilizzando le economie di bilancio determinate dalla riduzione della produzione dei rifiuti…e si potrebbe continuare. Riteniamo pertanto che ci siano tutti gli elementi per rispedire al mittente i veleni e le insinuazioni di queste ore e per organizzare una ferma protesta civile e democratica dei lavoratori e dei cittadini,  stufi di assistere agli spettacoli indecorosi del primo cittadino. Ci aspettiamo altresì un intervento del Prefetto e delle autorità competenti poiché le decisioni del sindaco e del presidente di Messinaservizi creano pericolose tensioni in un tessuto economico e sociale già gravemente provato dalla pandemia e dal conseguente stato di crisi”.

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