MESSINA. Nella giornata di ieri si è tenuto il referendum voluto da Filt Cgil Fit Cisl Uiltrasporti Ugl e Faisa Cisal sulla proposta dell’Atm di un nuovo contratto integrativo di secondo livello per gli oltre 500 lavoratori dell’azienda trasporti. I dipendenti votanti sono stati 389 su 510 totali ed è prevalso di poco il “No” con 204 voti rispetto al “Sì”, che ne ha totalizzati 182. Sono stati pertanto i lavoratori a respingere la proposta aziendale e dare mandato al sindacato di non accettare l’accordo . Secondo la Uiltrasporti, che ha fortemente voluto dare la parola ai lavoratori prima di procedere ulteriormente nel confronto sulla proposta aziendale, il referendum è stato un successo di partecipazione con il 76% dei lavoratori che si sono recati al seggio per esprimere la loro opinione sulla proposta aziendale di nuovo contratto integrativo. 
«È la prima volta che in Atm si dà la parola ai lavoratori con uno strumento di democrazia diretta prima che il sindacato sottoscriva un accordo che adesso, alla luce del risultato, va migliorato e reso più equilibrato nella distribuzione delle risorse a tutti i lavoratori e nessuno deve restare escluso  – dichiara la Uiltrasporti Messina – È stata una grande prova democratica in cui, dopo un percorso di trattative con l’azienda prima di procedere nella sottoscrizione della piattaforma , vista le numerose criticità che riscontrava , abbiamo fortemente voluto dare la parola alla base dei lavoratori per avere un indirizzo e un mandato preciso». 
«Oggi  – proseguono  i rappresentati della sigla sindacale – auspichiamo che l’Atm prenda atto della volontà espressa da tutti i lavoratori riaprendo il confronto col sindacato per realizzare un contratto di secondo livello che dia ai 510 dipendenti che si sono scommessi in questi anni per risanare l’azienda adeguati riconoscimenti di produttività. Chiederemo da subito il coinvolgimento dell’assessore comunale Gaetano Cacciola per riuscire a individuare soluzioni adeguate per trovare le risorse necessarie ed evitare l’avvio di una calda estate di conflittualità». 
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