Di Micaela Camaroto

MESSINA. Nella piazze di tutta Italia per battersi su temi come l’aborto e la contraccezione, che a dispetto di quanto potrebbe apparire oggi non possono essere ritenuti argomenti “obsoleti”.  Ha preso il via ieri mattina, nella città dello Stretto, la manifestazione internazionale per rivendicare i diritti delle donne, con un presidio all’entrata del Policlinico promosso da “Non una di meno-Messina”, “Non una di meno-Barcellona PG” e i centri antiviolenza siciliani Cedav, Pink project e Frida onlus. Nel corso  del sit in è stato affisso sulle barre dell’entrata principale dell’ospedale il cartello “Contraccezione per non abortire, aborto sicuro per decidere” , slogan che farà il giro di molte città italiane: dopo la tappa messinese, la protesta proseguirà poi con i presidi in altre città (fra cui Palermo, Pavia, Roma e Pescara). Obiettivo delle associazioni è quello di occupare e riprendere lo spazio che spetta alle donne nella società, il diritto di poter scegliere sul proprio corpo, sulla propria vita e sul proprio lavoro, e lottare contro la violenza di genere in tutte le sue forme.

 

 

Al centro delle richieste avanzate dai manifestanti c’è in particolare la rivendicazione del rispetto della legge 194 (che ha depenalizzato e disciplinato le modalità di accesso all’aborto); infatti, nonostante questa sia stata approvata nel 1978, oggi si assiste in Italia, ma in particolar modo in Sicilia, ad una diminuzione delle interruzioni volontarie di gravidanza, come registra l’Istituto superiore di Sanità. Il fenomeno, sostengono, è da imputare alla forte influenza esercitata da parte degli obiettori, la cui presenza è molto forte soprattutto nella regione siciliana: «In Sicilia l’obiezione di coscienza è attestata all’87%, (a Messina, nel 2017, era l’88%, ndr) questo vuol dire che 9 medici su 10 è obiettore e quindi questo rappresenta un sabotaggio sistematico di quella che è la libertà di scelta delle donne», spiega Domiziana Giorgianni, una delle rappresentanti del movimento.

 

 

«Negli ospedali siciliani – aggiunge Katia Bertuccelli, rappresentante dell’Assessora collettiva “Mata” nell’ambito dell’associazione Cambiamo Messina dal Basso – il livello di obiettori di coscienza è altissimo e questo lo vediamo ancora di più nei piccoli paesi dove le donne si trovano costrette a dover andare in un paese più vicino per richiedere la prescrizione della pillola. Ci rendiamo conto che è difficile se tu sei in giovane età e hai problemi a spostarti, e diventa più complicato se non vuoi che i tuoi genitori lo vengano a sapere», prosegue, sottolineando la necessità di un’educazione sessuale da impartire nelle scuole ai fini di una migliore risoluzione del problema: «Crediamo che la libera scelta e l’autodeterminazione di ognuna debba essere garantita. L’educazione sessuale ai nostri giovani manca, molto spesso i ragazzi non fanno uso di preservativo perché credono che basti stare attenti. Ecco noi riteniamo che serva questo piuttosto che vietare alle donne di poter decidere per loro. Ci serve informarli prima. È un compito che spetta alla scuola ma purtroppo, anche causa dell’ingerenza che il cattolicesimo ha sulla nostra cultura, tutto questo viene impedito mascherando il problema».

«Un altro aspetto fondamentale che dalla legge 194 viene completamente disatteso – sostiene le rappresentanti del movimento – è quello relativo alla gratuità della contraccezione, fondamentale non solo per l’autodeterminazione ma anche per la salute delle donne». “Non una di meno” lamenta inoltre la mancata erogazione nella maggior parte delle città italiane della pillola abortiva RU486, la quale rappresenta la possibilità di aborto farmacologico, un metodo abortivo meno invasivo di quello chirurgico: «In Italia pochissimi ospedali e consultori la forniscono e se la forniscono, solo nel nostro paese è obbligatoria l’ospedalizzazione di 3 giorni», nonostante la legge ne imponga la gratuità.

«Un ulteriore elemento critico – proseguono – è lo smantellamento dei consultori a cui assistiamo da anni. Queste strutture che dovrebbero garantire un supporto medico, psicologico ed informativo per tutte le donne, sono oggi al collasso, in preda a un continuo de-finanziamento. Se la legge 194 prevedeva la presenza di un consultorio ogni 20.000 abitanti, la Sicilia (che ne ha 5.000.000) ne conta solo 187 su tutto il territorio. Questa politica non solo priva i territori di luoghi che hanno costituito spazi storici di incontro e di creazione di una soggettività femminile, ma fornisce scarsi servizi per lo più inefficienti».

Tante le problematiche e altrettante le proposte emerse nel corso dell’incontro tenutosi il 25 luglio a Milazzo, un’assemblea regionale alla quale hanno partecipato tutte le realtà che si occupano di violenza sulle donne in Sicilia. Tra le proposte: la mappatura dei consultori di ogni comune e dei relativi servizi (solo una percentuale bassissima è dotata di un ecografo), una mappatura della somministrazione della pillola abortiva nei consultori e una campagna per la contraccezione gratuita, già fatta in altre regioni. Un altro degli obiettivi proposti dall’assemblea è portare avanti la campagna contro la tampon-tax (la tassa sugli assorbenti e in generale sui prodotti igienici femminili, considerati in Italia ancora come beni di lusso e tassati al 22%), fatto che rappresenta un grave problema per “tutte le precarie e per i migranti, ma di base per tutte le donne”.

Il prossimo appuntamento è fissato adesso al prossimo 25 novembre, in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne (data scelta in ricordo del brutale assassinio delle tre sorelle Mirabal, che lottarono per contrastare il regime dittatoriale nel loro paese e per questo furono brutalmente uccise).

 

 

“Non una di meno” è un movimento di lotta internazionale, nato dall’Argentina (NiUnaMenos) e poi diffuso nei vari paesi oltreoceano. Lo slogan è tratto da una frase della poetessa messicana e attivista per i diritti umani Susana Chávez, che ha lottato per contrastare i femminicidi di Ciudad Juárez, e nel 2001 è morta a causa delle sue battaglie: “Ni una mujer menos, ni una muerta más” (Non una donna in meno, non una morta in più).

Il percorso italiano di “Non una di meno” nasce a Roma dal confronto tra diverse realtà femminili e femministe che da diversi mesi stanno ragionando in merito ad alcune macro aree: il piano legislativo, i CAV e i percorsi di autonomia, l’educazione alle differenze, la libertà di scelta e l’IVG (Interruzione volontaria della gravidanza). Tale percorso è promosso da varie organizzazioni femministe come: “Io Decido”, una rete romana e cittadina aperta che si batte su temi come la salute, il diritto universale per tutti e la violenza di genere, l’UDI (Unione donne in Italia), che nasce dall’esperienza femminile della Resistenza tra il 1944 e il 1945 e si occupa di aborto, violenza sessuale e consultori, e il D.i.Re (Donne in Rete contro la violenza), la prima e unica rete italiana a carattere nazionale di Centri Antiviolenza non istituzionali e gestiti da associazioni di donne.

 

 

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