MESSINA. Se durante quella settimana di fuoco, letteralmente, di inizio luglio, mentre le colline di Messina bruciavano non si è registrato alcun danno a cose e persone, non è stato per un miracolo. E’ successo per quel mix di abnegazione, preparazione, coraggio, sangue freddo, rispetto delle gerarchie e spirito di sacrificio che hanno messo al servizio della città. Ma di essere chiamati eroi non ne hanno alcuna voglia.

Sono i Vigili del fuoco che per giorni, a colpi di massacranti turni di ventiquattrore, senza sosta e senza respiro, sono intervenuti a contenere e fermare il fuoco che avanzava, da nord a sud, dal centro ai villaggi, a sirene spiegate sulle autobotti rosse.

Le loro storie, le loro vite, le loro immagini, le raccontano Ernesto Francia e Davide Bertuccio nel progetto “Heroes is not enough”: parole del primo e fotografie del secondo, per un progetto nato…al Pilone, in spiaggia, durante i giorni d’inferno che hanno devastato le colline messinesi: due ragazzi che hanno voluto rendere i meriti e gli onori a chi ogni giorno porta avanti il suo lavoro, e per questo non vuole essere definito un eroe. Un cittadino, un padre di famiglia, uno che fa il suo dovere. Un uomo, una donna. Perchè l’eroe è per un giorno: il Vigile del fuoco, come hanno raccontato, è per la vita. 

 

Ecco le loro storie:

 

Alessandro, 58 anni, Capo Reparto Esperto, in uno dei tanti boschi completamente bruciati dall’incendio che ha devastato la città di Messina questa estate. Da piccolo sognava di fare il calciatore, ora invece è un esempio per la figlia, a tal punto da spingerla a provare il concorso nazionale per entrare nel corpo dei Vigili del Fuoco.

 

 

Gianluca, 44 anni, vigile del fuoco, motorista navale, all’interno della sala macchina di un’imbarcazione del corpo. Studente presso la facoltà di Economia e scrittore. Il suo libro, dal titolo “Night Cop” (scritto prima dell’inizio del suo servizio), racconta le vicende di un eroe mascherato.

 

 

Giuseppe, 42 anni, Vigile del Fuoco, qualificato autista, ritratto con il figlio. È soprannominato “Peace” dai colleghi poiché è il membro della “grande famiglia dei pompieri” che riporta tutti alla calma durante le situazioni di maggiore stress emotivo. Il figlio non lo considera un eroe, ma un uomo “che salva le persone per lavoro”

 

 

Francesco, 46 anni, Vigile del Fuoco esperto, immortalato all’interno della sala operativa della caserma dove si ricevono le chiamate di soccorso e vengono effettuati gli interventi. Ha perso il padre mentre era impegnato in un intervento, cosa che lo ha segnato per tutta la vita. “I Vigili del Fuoco – spiega – sono frequentemente chiamati eroi, ma in realtà sono esseri umani come tutti, costretti giornalmente ad affiancare il loro essere figli e padri alla propria professionalità”

 

 

Antonino, 35 anni, Vigile del Fuoco qualificato, all’interno del castello di manovra dove avvengono le esercitazioni. È da sempre incline all’aiuto del prossimo, tanto da fare servizio di volontariato prima di entrare in caserma, dove ha già prestato otto anni di servizio.

 

 

Gianfranco, 44 anni, Vigile del Fuoco, in uno scatto che lo ritrae in compagnia delle sue due figlie, che lo considerano un eroe. La difficoltà che riscontra ogni volta che torna a casa dopo un intervento è quella di non poter aprirsi del tutto con la propria famiglia e dover lasciare tutto lo stress fuori per riuscire ad essere un buon padre e un buon marito

 

 

Paolo, 52 anni, capo squadra coordinatore del settore nucleare, biologico, chimico e radioattivo (NBCR), mentre indossa una tuta di massima protezione. Durante la sua carriera ha assistito a tanti interventi che l’hanno segnato, ma nonostante questo continua ad amare il proprio lavoro occupandosi anche di formazione del personale. 

 

 

Pietro, 63 anni, Dirigente Superiore e attuale Comandante provinciale del Vigili del Fuoco di Messina, all’interno del suo ufficio presso la centrale. Il suo compito principale è quelli di coordinare le operazioni di soccorso rilevanti e di organizzare i servizi su tutto il territorio provinciale. Il suo essere padre lo porta ad instaurare un legame empatico durante gli interventi in cui vengono coinvolti dei bambini. Proprio l’esplosione di una bomba a Pizzolungo (Tp), che ha causato la morte di alcuni bambini in un attentato mafioso, lo ha segnato in modo significativo. 

 

 

Luciano, 73 anni, ex Capo reparto, all’interno di una stanza riservata ai vigili in pensione, un luogo che trasuda storia da ogni angolo. Attualmente è il presidente dell’associazione nazionale dei Vigili del Fuoco, sezione di Messina, ed è impegnato in prima persona nel promuovere la cultura della sicurezza nelle scuole

 

 

Nino, 45 anni, VF coordinatore, insieme a suo figlio nell’orto di casa. Quando non è in servizio uno dei suoi hobby è quello di prendersi cura dell’orto. Nel 2007 è stato insignito della medaglia d’argento al Valor Civile, proprio per aver salvato, pur essendo fuori servizio, un disabile da un’abitazione in fiamme. Ci tiene a specificare che chiunque dei suoi colleghi avrebbe fatto la stessa cosa.

 

 

Enzo, 42 anni, VF qualificato autista, all’interno del punto di ristoro della caserma, il luogo dove la “famiglia” dei pompieri si riunisce prima e dopo gli interventi per scaricare la tensione. Cresciuto con il mito dei vigili del fuoco, ha seguito le orme del padre, considerato da sempre il suo eroe.

 

 

Giusy, 55 anni, cuoca della caserma, all’interno della cucina. Da 14 anni lavora presso a stretto contatto con i Vigili del Fuoco. È un elemento importante all’interno della centrale in quanto è grazie a lei che i VF hanno qualche minuto di sfogo durante le loro giornate di servizio.

 

 

Nunzio, 49 anni, Capo Squadra esperto, in una delle camerate dove i vigili riposano durante il turno notturno, ma anche il luogo dove è possibile lavarsi e cambiarsi dopo gli interventi. Ci racconta di come sia difficile alternarsi tra vita familiare e caserma, ma questo fa parte del suo lavoro e del suo essere professionista.

 

 

Giovanni, 40 anni, VF esperto, all’interno del soggiorno della sua abitazione. Attualmente ha 13 anni di servizio e nel 2012 ha iniziato il corso di formazione per dirigente sindacale a Roma, così da diventare sindacalista Cgil presso il comando provinciale di Messina. Da qualche anno non lotta solo per salvaguardare l’incolumità dei cittadini, ma anche per difendere i diritti dei propri colleghi.

 

 

Carmelo, 43 anni, VF coordinatore, mentre indossa l’attrezzatura del nucleo S.A.F. (Speleo Alpinistica Fluviale). Sportivo da sempre, ha fatto parte della nazionale di pallamano. Ora si occupa anche della formazione dei nuovi vigili a livello nazionale.

 

 

Antonio, 47 anni, Vigile coordinatore autista, specializzato Saf, all’interno della palestra della caserma. Ci racconta di come la parola “Eroe”, accostata a quella di Vigile del Fuoco, provochi un piacere anomalo in quanto è un’associazione fatta solo durante le calamità per poi essere dimenticata nei restanti giorni.

 

 

Antonino, 48 anni, VF esperto, insieme a sua moglie. L’apprensione da parte della famiglia durante l’intervento di un Vigile del Fuoco, ma anche la lontananza durante i periodi di maggiore attività, che comportano turni di 24h, è qualcosa che pesa sul nucleo familiare, ovviamente non sempre in modo negativo. In questo caso il lavoro di Antonino è comunque ben accettato dalla propria famiglia, che lo aiuta nei momenti di maggiore stress emotivo.

 

 

Nino, 54 anni, Capo Squadra – autista, all’interno del magazzino della caserma, dove è possibile trovare tutte le divise e la strumentazione necessaria ai Vigili. Da otto anni è parzialmente idoneo, cioè non più autorizzato alla fase operativa. Questa è sempre una notizia difficile da accettare per un Vigile, che si trova costretto a dover abbandonare l’azione a favore di una carriera dietro la scrivania.

 

 

“Eroe”, una parola antica che ha sempre accompagnato la vita dell’uomo, un termine legato con un filo diretto alla storia. Figlio della cultura greca e latina, l’eroe era una figura superiore agli uomini comuni: si distingueva soprattutto per determinate caratteristiche sia fisiche che morali. La civiltà classica, fondata sulla mitologia e sul politeismo, ha innalzato le caratteristiche uniche dell’eroe a pilastri fondamentali nella vita quotidiana dei cittadini, influenzando in maniera evidente la storia dell’uomo occidentale; infatti la civiltà greco-romana, culla del nostro mondo, ha costruito la figura dell’eroe moderno che è protagonista del nostro immaginario quotidiano. Tuttavia, se per i greci ed i romani l’eroe era il cittadino che possedeva tutte le qualità intellettive, i valori della famiglia, il coraggio, l’astuzia e le capacità militari, oggi questo termine ha perso decisamente il suo valore. Assistiamo quotidianamente ad un abuso esagerato della parola “eroe” ed “eroismo” ed oggi l’eroe moderno deve avere una caratteristica fondamentale ed imprescindibile: la mediaticità.
La figura del vigile del fuoco
In un contesto così difficile ed intricato, una delle figure alla quale viene data l’etichetta di eroe in maniera discontinua durante ogni anno è il vigile del fuoco. Incendi, terremoti, alluvioni e qualsiasi altra calamità naturale ma anche incidenti stradali, domestici e salvataggi di animali o beni: i VVF sono sempre in prima linea al servizio della cittadinanza. Proprio in concomitanza della catastrofe naturale dovuta agli incendi che, nel mese di Luglio 2017, hanno devastato molte zone d’Italia, in particolare la Sicilia e Messina, i vigili del fuoco sono diventati nuovamente protagonisti mediatici, tornando nel dimenticatoio pochi giorni dopo. Questa situazione rappresenta la normalità per tutta la cittadinanza e viene accettata come tale; tuttavia sono proprio gli individui in questione, i VVF, a voler difendere in primo luogo la loro professione ma anche la loro dignità come cittadini. Non sono dotati di superpoteri, non possiedono mezzi e divise super-tecnologiche, non vivono nell’ombra pronti ad intervenire, sono persone come tutti noi inserite nella società e che hanno scelto di intraprendere questa carriera professionale. Il vigile del fuoco potrebbe essere il vicino di casa di ognuno di noi e nessuno di loro ha scelto questo lavoro per ricercare la mediaticità: vogliono semplicemente essere considerati ed accettati dalla società come professionisti. In questo senso bisogna considerare le due facce della medaglia: se da una parte la figura vigile del fuoco-eroe ha una presa importante sulla cittadinanza, dall’altra nella vita di tutti i giorni il rapporto con le persone non è sempre idilliaco. Il concetto di “odi et amo”calza a pennello: eroi nel momento del bisogno, scarsamente considerati nel tempo restante. Eppure è proprio nei momenti di assenza mediatica che il vigile del fuoco ha la possibilità di non vestire la pesante maschera di supereroe e mostrare le sue qualità, le sue debolezze, il proprio carattere, il suo essere uomo comune come tutti noi.
Vigili del fuoco e famiglia
La scelta di intraprendere questa carriera inevitabilmente cambia la vita sotto tutti i punti di vista: da quello umano a quello famigliare, da quello fisico a quello psicologico. Ogni VF ha una vocazione dentro che lo porta a scegliere questa carriera professionale: c’è chi viene influenzato fin da piccolo, avendo il padre o il fratello nel corpo, chi ha avuto la possibilità di entrarci in contatto attraverso altre vie, chi decide di dare una svolta alla propria vita ed abbandona il mestiere precedente. L’amore viscerale e la vocazione per questa professione fa sì che il vigile del fuoco si ritrovi ad avere due famiglie: quella degli affetti e quella professionale. L’avere una famiglia a casa ed una in caserma è fondamentale per affrontare una carriera così pesante. Bisogna necessariamente gestire il proprio tempo, riuscire a trovare un equilibrio tra i lunghi turni di lavoro e la famiglia, mantenere una certa freddezza durante gli interventi e non abbandonarsi eccessivamente alle emozioni tra le mura di casa. Proprio per questi motivi la parola “eroe” non può essere associata a cuor leggero: i vigili del fuoco sono persone con emozioni, sentimenti e stati d’animo.
Rapporto fra colleghi
In questo senso la “seconda famiglia” risulta fondamentale: amicizia, rispetto e fiducia sono le caratteristiche principali dei rapporti che si istaurano fra colleghi. Ogni turno di lavoro, ogni intervento è basato sul lavoro di squadra e sulla forza della famiglia in uniforme. L’altro aspetto fondamentale e di particolare rilevanza è relativo alla sfera psicologica: il lavoro quotidiano, oltre a mettere a serio sforzo il fisico, è costantemente carico di emozioni forti, di esperienze tragiche e di possibili stati di shock. In assenza di un supporto psicologico, sono proprio i colleghi di lavoro le persone più vicine e migliori con le quali parlare, sfogarsi e confrontarsi. Questo aspetto è fondamentale per due motivi: da una parte ogni vigile del fuoco ha la possibilità di mantenere un certo equilibrio psicologico ed emotivo, dall’altra si mantiene anche una vita famigliare più serena con i propri cari. Alla luce di tutto questo forse un superpotere esiste: l’unione con i colleghi è la più grande forza per affrontare il lavoro e la vita privata. Per questi motivi associare la parola “eroe” banalmente e superficialmente diventa offensivo per i VVF. Questi ultimi, a questo proposito, credono fortemente nell’educazione e nell’informazione. Sono proprio le associazioni dei vigili del fuoco in pensione che si occupano di questo: oltre ad essere di supporto al corpo nazionale, ognuno di loro condivide le proprie esperienze e tutti gli anni di carriera per un motivo socialmente utile. L’informazione e l’educazione sono una delle basi della società civile e, per questo motivo, devono essere realizzate fin da subito sui bambini e nelle scuole. Esse rappresentano delle azioni fondamentali per poter cambiare anche la mentalità delle generazioni future: purtroppo viviamo una realtà con scarso senso civico in generale e la figura del vigile del fuoco viene bistrattata quotidianamente.
Conclusioni
Vivono come vigili del fuoco 24 ore su 24, sono sempre pronti all’intervento anche quando non sono in servizio, non abbandonano la loro vocazione nemmeno durante la pensione: non sono supereroi, non sono eroi, sono uomini comuni come tutti noi che hanno scelto di dedicare le loro vite alla salvaguardia delle persone, degli animali e dei beni. Hanno la divisa, agiscono in squadra ed hanno solo un unico fine: il bene della collettività. Risulta fin troppo facile dimenticarli e lasciarli nell’ombra, al contrario è necessario rispettarli e non dimenticare il loro lavoro quotidiano per ognuno di noi.
Ernesto Francia

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