MESSINA. Non sono passate neanche 24 ore dalle nomine ai vertici delle partecipate del comune di Messina, e già sono arrivate le reazioni da parte delle opposizioni, il Gruppo Consiliare Scurria Sindaco (Pippo Capurro, Simona Contestabile e Marcello Scurria), e il Partito democratico.

Il gruppo Scurria la butta sulla spesa: “Messina sostituisce gli amministratori unici con i CdA. E i costi della politica schizzano da 288 mila a quasi 700 mila euro. Mentre i cittadini pagano le aliquote massime delle tasse locali e una TARI sempre più pesante, il Comune aumenta il costo degli organi delle partecipate. Una scelta che appare in netta contraddizione con il piano di riequilibrio, che prevedeva una drastica riduzione dei costi della politica”, spiega una nota, in cui si parla di “400 mila euro in più ogni anno. Una spesa più che raddoppiata”. La nota si conclude con tre domande dirette all’amministrazione: “Perché sostituire gli amministratori unici con i CdA Quale concreta esigenza giustifica questa scelta? Perché nei provvedimenti di nomina non sarebbe esplicitata la motivazione della scelta?”

Più politica invece la reazione da parte dei consiglieri del Partito Democratico (Mariella Perrone, Antonella Russo, Alessandro Russo): “Oltre cinquecentocinquanta persone hanno risposto agli avvisi pubblici del Comune per diciotto incarichi nei vertici delle società partecipate, presentando curricula, titoli ed esperienze professionali. Quindici dei diciotto prescelti erano candidati, pochi mesi fa, nelle liste a sostegno del sindaco Federico Basile. La domanda è inevitabile: a cosa sono serviti gli altri curricula? Quale comparazione è stata effettuata, con quali criteri sono stati individuati i profili migliori?», dichiara il gruppo consiliare del Partito Democratico.

«Il potere fiduciario del sindaco non è in discussione, ed è previsto dalla legge. Altra cosa è costruire una procedura pubblica che alimenta nei cittadini l’aspettativa di una selezione effettiva, per poi arrivare a un risultato che somiglia alla prosecuzione delle liste elettorali, con l’incarico che finisce ai candidati non eletti o comunque a persone vicine all’amministrazione. Ai cinquecentotrentadue che non ce l’hanno fatta possiamo solo suggerire di candidarsi alle prossime elezioni con De Luca e Basile: sembra essere il criterio più efficace per sperare in un incarico in questa città. Non discutiamo preventivamente le competenze dei singoli nominati, che saranno giudicati per il lavoro che svolgeranno, un lavoro peraltro importantissimo, visto che gran parte dei servizi comunali sono gestiti proprio dalle partecipate. Contestiamo un metodo e un modello di potere: quindici liste a sostegno del sindaco alle ultime elezioni, una macchina politico-elettorale senza precedenti per dimensioni, centinaia di candidature raccolte per le partecipate e infine quindici nomine su diciotto pescate fra chi si era candidato senza essere eletto”, conclude la nota dei Democratici

 

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