MESSINA. Il gruppo consiliare del Partito Democratico presenterà un ordine del giorno sulle nomine alle partecipate per chiedere al sindaco Federico Basile di adottare tutti i provvedimenti di sua pertinenza per modificare la governance delle società. È quanto hanno annunciato i consiglieri comunale del Pd Mariella Perrone, Antonella Russo e Alessandro Russo questa mattina, durante una conferenza stampa in aula commissioni convocata a margine delle nomine (qui l’articolo su chi è stato scelto) per sollevare un tema politico e uno tecnico. Il dato che ha allarmato l’opposizione (a intervenire, ieri, non è stato solo il Pd) è il numero di curricula che sono stati presentati per le posizioni e su chi è stata indirizzata la scelta di Basile: oltre cinquecento persone si sono presentate (per cariche ai vertici e/o al cda) ma 15 delle 18 che sono state nominate erano candidate nelle liste a sostegno di Sud Chiama Nord alle passate elezioni amministrative. Il tema tecnico, invece, è quello della gestione delle società, affidata a un cda anziché a un amministratore unico, come prevede la legge.

Le cinquecentocinquanta persone che si erano candidate avevano risposto a un avviso pubblico, ma quello che si chiede il Pd è “a cosa sono serviti questi curricula?”. «Un bando farsa: noi non contestiamo la scelta fiduciaria, ma l’ipocrisia del metodo. Se l’obiettivo era nominare tutti quelli che erano candidati, perché avviare una selezione pubblica e prendere in giro i candidati? – ha commentato la consigliera Perrone – Cateno De Luca parla di andare contro il sistema? Ma questo non mi sembra un anti-sistema, anzi, mi sembra il più antico dei sistemi. Non entriamo nel merito delle competenze, ma giudicheremo il loro lavoro. Saremo attenti e vigili al loro operato», ha concluso la consigliera.

Più tecnico, invece, l’intervento di Antonella Russo: «Metteremo al voto un ordine del giorno e faremo votare tutti i consiglieri. Un voto che sarà importante per capire le dinamiche dell’aula. Io sono sicuro che l’aula sarà d’accordo con noi». L’ordine del giorno contesta la scelta di mantenere a capo delle partecipate un cda, quando la legge Madia prevede un amministratore unico, e solo come eccezione un cda. Uno strappo alla regola, permesso dalla legge, che il sindaco Cateno De Luca (che voleva ridurre le partecipate ma che poi le ha incrementate) nel 2019 aveva dato per temporaneo, ma che non è mai stata oggetto di variazione, anche in assenza di provvedimenti motivati che specificano l’adeguatezza amministrativa, ed economica, per ogni partecipata, ha attaccato la Russo. Perché fra i punti che reclama il Pd, c’è che le motivazioni sono “copia-incolla” per tutte le partecipate, che abbiano centinaia di dipendenti o meno: «Qual è il rapporto amministrativo e gestionale fra un’azienda speciale che ha 1.300 dipendenti come la Messina Social City e una che ne ha meno di una decina come Arisme?». E, secondo il Pd, neanche il contenimento dei costi è stato rispettato.

Qui l’intervista al consigliere Alessandro Russo.

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