MESSINA. Un’avvisaglia delle frizioni tra Autorità portuale e comune di Messina c’era già stata il 30 maggio, alla presentazione dello spettacolo Norte dame de Paris: “Avevo invitato anche il sindaco Renato Accorinti e l’assessore alla Cultura Federico Alagna, ma non sono potuti intervenire (erano impegnati nell’incontro con Emergency al Palacultura, ndr) . Spero di poter organizzare tante altre manifestazioni con l’amministrazione e spero che la disponibilità mi venga confermata”, aveva affermato Antonino De Simone, presidente dell’Authority messinese.  Una settimana dopo, la rottura.

La Fiera d’agosto, irrinunciabile appuntamento dell’estate messinese benché da anni in netto e triste declino, non si farà. Il motivo? Non è stato raggiunto l’accordo sul bando, ufficialmente perché il comune avrebbe voluto co-firmarlo, ufficiosamente per la mai risolta querelle sulla titolarità dell’area (e non solo della Fiera), formalmente dell’ente di via Vittorio Emanuele, ma sulla quale il Comune, e la città, sentono di avere una priorità. Il risultato è che “l’auspicata intesa non è andata a buon fine”, come si legge in un comunicato da parte dell’Autorità portuale. Una settimana dopo le prime parole di speranza.

Perché non è stato possibile raggiungere un accordo? “Stante la rilevata inammissibilità da parte di questo ente di diverse prescrizioni che i rappresentanti dell’amministrazione comunale hanno ritenuto improcrastinabili per una loro completa condivisione dell’atto pubblico”. Tradotto, l’area è nostra, co-firmarne un bando sarebbe stata una “bandierina” nelle pretese del Comune di esserne titolare. Una cosa tipo Palestina e Israele, in pratica, ulteriormente esacerbata dal fatto che l’Autorità portuale è in regime di commissariamento in attesa di essere accorpata a Reggio Calabria e Gioia Tauro nel Sistema portuale del Tirreno Meridionale.

Quali veti aveva posto Palazzo Zanca? Innanzitutto quello delle bancarelle: via l’aspetto da mercatino di paese, largo ad eventi “alti”. Impossibile, hanno spiegato dall’Autorità portuale, facendo un bagno di “realpolitik”: dai costi si rientra anche grazie alle bancarelle. Poi una disponibilità di dieci giorni per l’organizzazione di manifestazioni da parte del Comune, da inserire nei sessanta complessivi del bando. La prima richiesta, sostiene De Simone, era stata inserita nel bando. La seconda no.

Durissimo, sull’accaduto, il commento di Cambiamo Messina Dal basso, che della titolarità delle aree ne ha fatto una battaglia da anni: “Anni di inefficienze che hanno prodotto la chiusura progressiva del fronte mare cittadino, il fallimento della storica Fiera messinese con l’annesso degrado e abbandono delle aree su cui insisteva, la paralisi della costruzione del porto di Tremestieri, l’accumularsi di un tesoretto presunto mai reinvestito sulla collettività, la mancata soluzione del transito dei TIR dal centro urbano, restano misteriosamente oggetto di periodiche incensazioni dalle più svariate parti politiche”.

Il risultato del braccio di ferro? Non solo il bando non è stato co-firmato, ma addirittura non è nemmeno stato “firmato”: l’authority ha deciso di andare per la sua strada, di non accettare le richieste del Comune ma anche di ritirare il bando, eventualmente ignorandole. Ad agosto niente fiera.

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