MESSINA. Qualche giorno fa, il 20 febbraio, Kurt Cobain avrebbe compiuto 50 anni. E chissà che direzione avrebbe preso la sua musica, dopo il leggendario Unplugged a New York caratterizzato da una inaspettata virata melodica, se in quel maledetto 5 di aprile del 1994 la disperazione non avesse avuto la meglio su uno dei più importanti e influenti musicisti del secondo ‘900, capace di convogliare in appena tre dischi in studio, più un Ep, tutta la rabbia e il disagio di un’intera generazione. 

A raccontarci il leader dei Nirvana, venerdì 24 febbraio, al Retronouveau di via Croce Rossa, ci penserà Mr Celebrity, il personaggio immaginario “che viaggia nel tempo e nello spazio” ideato da Radio Street. Dopo le serate dedicate a David Bowie, a Jim Morrison e ai Beatles, il protagonista assoluto dell’evento sarà infatti il padrino del grunge, che verrà reinterpretato dal vivo dai Mr Kite, band composta da Marco Vinci, Simone Allegra, Giacomo Momo Allegra e Giuseppe Cammaroto.

Ma l’omaggio al gruppo di Seattle non si limiterà alla musica. Oltre alla diretta radiofonica su RadioStreet, la rassegna prevede infatti un’estemporanea di pittura realizzata da Eddie Amato e Yella Prawnstar, una selezione di dischi a cura di Davide Pedelì e il dj set di Federica Vita. Ospite della serata sarà Gregorio Parisi

 

 

“Gli anni ’90 – racconta il personaggio disegnato dall’artista messinese Polly Mos – sono stati anni di assoluta rottura. Anzi, di assoluta consapevolezza di dover raccogliere i cocci di tutta la merda degli anni precedenti. Anni inconsapevoli di essere portavoci di sofferenze e di merda. Appunto. E mentre la società cambiava di nuovo volto, i Simpson e Beautiful entravano nelle vostre cucine e si accomodavano sui vostri divani sdruciti. E lì, tra jeans e tag sui muri nascevano i Nirvana, quinta essenza del conformismo ribelle, estremo, sofferente, pregiato e sensibile”. 

Ma chi era Kurt Cobain? Nato ad Aderbeen nel 1967, dopo la breve esperienza con i Fecal Matters, nel 1987 fonda assieme al bassista Krist Novoselic i “Nirvana”, una delle band più influenti e rappresentative del rock anni ’90.  Il gruppo, a cui si aggiunge il batterista Dave Grohl, adesso frontman dei Foo Fighters, esordisce nel 1989 con Bleach, un concentrato di rabbia, hardcore, punk e metal che farà della band i portabandiera di un genere, il grunge, che conoscerà la ribalta mondiale con il successivo Nevermind, uno degli album più venduti di tutti i tempi. Trascinato dai singoli Smells like teen spirit, Come as you are e Lithium, il disco balzerà al primo posto di tutte le classifiche mondiali, facendo di Cobain, suo malgrado, un’icona generazionale. 

Dopo l’Ep Incesticide, del 1993, l’anno successivo è il turno di In Utero, ultimo album in studio del gruppo che nelle intenzioni di Cobain avrebbe dovuto chiamarsi I hate myself and i wanna die (“odio me stesso e voglio morire”), un inequivocabile presagio di ciò che avverrà appena qualche mese dopo, quando, tormentato dai suoi fantasmi interiori e da una dipendenza dall’eroina, il chitarrista metterà fine alle sue sofferenze e a una delle pagine più belle della storia della musica sparandosi un colpo di fucile in testa. Prima di  dire addio ai suoi milioni di fan, in una lettera indirizzata alla moglie Courtney Love e alla figlia Francis Bean, ci sarà appena il tempo per il live Unplugged in New York, una rilettura acustica dei più grandi successi della band. 

 

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