MESSINA. Come si evolverà nel prossimo decennio la popolazione della città di Messina? Non si evolverà, anzi. “Se nessun fattore nuovo interverrà ad arrestarlo, il declino della popolazione di Messina è destinato a continuare nel prossimo decennio, con una perdita netta di 20.000 abitanti al 2026 nello scenario basso”. Lo afferma Marcantonio Caltabiano, docente di Demografia all’università di Messina, a corollario del report sul bilancio demografico 2016 del Comune di Messina.

Perché il docente trae queste conclusioni, e cosa è lo “scenario basso”? “Per tener conto dei differenti possibili mutamenti del contesto socio-economico cittadino che si potrebbero verificare nel prossimo decennio abbiamo elaborato tre distinti scenari previsivi“, scrive Caltabiano: il primo prevede “una lenta e graduale rivitalizzazione dell’economia cittadina, grazie alla migliorata congiuntura nazionale e internazionale, ma anche a politiche pubbliche più efficaci”; il secondo, molto ottimisticamente, “una più marcata rivitalizzazione della città, e quindi di una dinamica demografica più effervescente, in grado non solo di rallentare il declino (come nello scenario centrale) ma persino di invertire le tendenze attuali”.

Resta il terzo, che ipotizza “un ulteriore indebolimento della vitalità cittadina, a cui fa seguito una accresciuta fuga dalla città, soprattutto dei giovani, e una ulteriore perdita di attrattività da altri comuni e dall’estero, una accelerazione nel declino delle nascite”. Quello in cui sostanzialmente la città langue da un decennio.

Risultato delle previsioni? “Se nessun fattore nuovo interverrà ad arrestarlo, il declino della popolazione di Messina è destinato a continuare nel prossimo decennio, con una perdita netta di 20.000 abitanti al 2026 nello scenario basso”, avverte il docente. Che poi, per scrupolo accademico, riporta anche le previsioni nelle altre due più rosee ipotesi: “Lo scenario centrale prevede una perdita più contenuta, intorno a 10.000 residenti, mentre solo l’ottimistico scenario alto stima un aumento, pari a 2.500 individui”.

Cosa comporta tutto questo? “L’invecchiamento della popolazione della città di Messina è un fenomeno che andrà accelerando“, sottolinea Caltabiano, che poi specifica: “L’età media della popolazione passerà dai 44,3 anni attuali a un intervallo compreso tra 46,0 (scenario basso) e 47,5 anni (scenario alto) nel 2026, con una significativa riduzione di bambini e ragazzi (tranne nello scenario alto) e un incremento degli ultrasessantacinquenni che saranno pari ad almeno un quarto dei residenti. Di conseguenza – continua –  il rapporto tra anziani e bambini residenti, misurato dall’indice di vecchiaia, schizzerà verso l’alto raggiungendo nello scenario centrale il valore di 200 anziani di età maggiore di 65 anni, ogni 100 giovani tra 0 e 14 anni”.

Questo vuol dire che “peggiorerà notevolmente anche il rapporto tra popolazione teoricamente attiva e non“, e che “se poi si tiene conto anche dell’elevato livello di disoccupazione il risultato sarà un carico sociale ancora maggiore sulle spalle degli adulti occupati”

Tradotto, vuol dire che anche nel più ottimistico degli scenari, Messina dovrà fare i conti con un futuro non esattamente roseo. E che le contromisure, ammesso che ne esistano, debbono essere prese alla svelta, perchè abbiano effetti entro il prossimo ventennio.

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