MESSINA. È esposta in bella vista sugli scaffali e nelle vetrinette di vari negozi della città, in confezioni colorate dalle forme più svariate, accanto a cartine, cilum, bonghetti, narghilè, accessori per fumatori e gadget di ogni tipo. I suoi nomi variano da “Apple Punch” a “Raspberry Haze”, passando per “Seedles THF” e “Bio Futura”, ed è acquistabile da chiunque con prezzi che si aggirano in media fra i 10 e i 20 euro (in base alla tipologia e alla quantità). Fino a quando il ministro dell’Interno Matteo Salvini non terrà fede all’impegno, sbandierato ai quattro venti, di farne chiudere le saracinesche dei negozi che oggi legittimamente la vendono: per sempre.

Si tratta di marijuana a tutti gli effetti, con la sola differenza che questa è legale. E viene distribuita da quasi un anno in negozi specializzati ed erboristerie (ma anche semplici tabacchini) grazie a un vuoto legislativo.

 

 

Un business vero e proprio, considerando che in un solo anno ha generato un giro di affari di 40 milioni di euro e l’apertura di oltre 350 negozi che in Italia la commerciano legalmente. Così come a Messina e provincia, dove sono già parecchie le attività commerciali sorte da nord a sud, da via XXIV maggio al corso Cavour, da via Palermo a Giardini Naxos, che trattano non soltanto la cannabis legale ma anche oli, saponi e numerosi derivati di una pianta che ha sempre fatto discutere per via del suo principio attivo, il THC (tetra idro cannabinolo), a cui sono associati gli effetti psicoattivi e, di conseguenza, l’illegalità della Cannabis in molti Paesi.

Ma il THC, che in realtà possiede anche dei benefici in ambito medico, è soltanto uno dei 100 principi attivi della cannabis (l’unico illegale). Un altro ed estremamente importante in questo caso è il CBD (cannabidiolo), un cannabinoide non psicoattivo che favorisce il rilassamento ed è usato principalmente nella cura dei disturbi del sonno. Il segreto della cannabis legale ruota infatti intorno a questi suoi due principi attivi e ad una legge, introdotta un anno fa, che permette la coltivazione di varietà di canapa con bassissimo contenuto di THC, quindi sotto lo 0.6% previsto dalla legge.

Il che vuol dire prima di tutto che questa cannabis non “sballa”, ma che contiene una maggior presenza del CBD. Grazie alle sue proprietà non psicoattive, questo cannabinoide è considerato sicuro, legale in tutto il mondo e, ancora più importante, secondo uno studio condotto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: non crea dipendenza, non è nocivo per la salute e non crea alcuna preoccupazione pubblica”. Tanto che ulteriori ricerche hanno dimostrato l’efficacia del CBD per la cura dell’epilessia.

 

 

 

È importante sottolineare, tuttavia, che non si tratta in questo caso di cannabis terapeutica, non si tratta del Bedrocan e non viene somministrata ai malati per svariate patologie, ma di un prodotto che è stato immesso sul mercato anche grazie ad un vuoto legislativo. Le infiorescenze di canapa sono legali, il limite di THC e le colture controllate rispettano la legge sulla coltivazione agro-industriale in vigore dallo scorso anno ma non c’è la destinazione d’uso. Leggendo bene l’etichetta, infatti, è possibile leggere: “materiale per uso tecnico – non atto alla combustione”. Significa che può essere venduto ma non andrebbe fumato, un paradosso tutto italiano come vendere le cartine “lunghe” al tabacchino.

Ma qual è l’identikit del cliente tipo dell’erba “da collezione”? Oltre ai teenager, raccontano i gestori di un’attività in centro, ad acquistare il prodotto è soprattutto gente più grande, in genere ex fumatori “esperti” attratti dalla possibilità di assaporare il gusto della marijuana per rilassarsi, senza le controindicazioni dello sballo e senza doversi rivolgere per questo al mercato clandestino. Sono infatti numerosi gli studi che dimostrano come la crescita del consumo di canapa light possa comportare una significativa erosione (di circa un terzo) della quota di mercato nelle mani delle narco-mafie.

 

 

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Precisando
Precisando
19 Marzo 2018 10:12

Il limite legale di thc è dello 0,6% (alzato dal precedente limite di 0,2 nel dicembre 2016), non lo 0,02 come qui riportato.