MESSINA. “Il Comune di Messina ha stanziato € 12.919,04 di denaro pubblico per resistere ai ricorsi elettorali al TAR Catania che contestano la regolarità delle elezioni del maggio scorso. Il problema è che quei ricorsi non impugnano atti comunali, ma i verbali della Commissione Elettorale Circondariale, organo della Corte d’Appello già disciolto. L’unico interesse alla difesa è personale: è quello del Sindaco Basile e degli otto Assessori, il cui mandato sarebbe travolto dall’accoglimento dei ricorsi”.
Non ci va leggero Marcello Scurria, consigliere comunale del gruppo omonimo ed ex candidato al comune di8 Messina, nel puntare il dito contro Federico Basile e la sua amministrazione: la resistenza nel ricorso, secondo il consigliere (e Pippo Capurro, consigliere nello stesso gruppo), andava fatta da Basile, in quanto diretto interessato, e non dal Comune, ente “neutro” che non avrebbe alcuna legittimazione o interesse a ricorrere contro un risultato elettorale, qualunque esso sia.
Secondo Scurria e Capurro, “il dato più grave è documentato dalla stessa sezione Amministrazione Trasparente del Comune: nella seduta del 20 luglio il Sindaco era presente per quattro delibere ordinarie, si è allontanato soltanto per le due delibere elettorali, senza alcuna dichiarazione formale di astensione per conflitto di interessi, ed è rientrato subito dopo. Alla data odierna nessuno dei diretti interessati si è mai costituito personalmente al TAR: l’unica parte costituita è il Comune, che paga per difese altrui. Oggi – proseguono Scurria e Capurro – abbiamo depositato un’interrogazione consiliare a risposta immediata che trasmetteremo Procura Regionale della Corte dei conti e alla Procura della Repubblica di Messina per le valutazioni di competenza. Va segnalato che il verbale della seduta del 20 luglio, già formalmente richiesto alla Segretaria Generale, non è stato ancora consegnato. Chiediamo a Basile di trarne le conseguenze e di dimettersi immediatamente”, concludono i due.



