MESSINA. Sarà un’estate strana quella della Sicilia, che rischia seriamente di rimanere “monca” della sua principale fonte di sostentamento, il turismo: mentre si avvicina la bella stagione, cruciale per l’economia dell’isola, sulle pagine del sito della Regione troneggia minaccioso l’annuncio che a causa dell’epidemia di coronavirus, “il decreto 235 del 19 marzo 2020, “stagione balneare 2020″ è sospeso”. Una circostanza che, unita al silenzio istituzionale che circonda l’argomento, malgrado le rassicurazioni del governatore Nello Musumeci, solleva più di un interrogativo negli esercenti, che normalmente in questo periodo dell’anno iniziano a programmare investimenti e strategie per l’arrivo dell’estate: la stagione che avrebbe dovuto avviarsi il primo maggio, è sospesa a tempo indeterminato. Com’è la situazione?

A prospettare i possibili scenari è il presidente della Fiba Santino Morabito, che fa il punto sullo stato attuale e sulle possibili conseguenze della pandemia. «A differenza di tante altre regioni (come Liguria, Abruzzo. Emilia Romagna, Veneto e Marche, ndr) che hanno già emesso degli atti formali, in Sicilia siamo ancora fermi al palo, malgrado proprio ieri Musumeci abbia dichiarato di voler accelerare le attività di ripresa. Nella speranza che gli annunci da parte della Giunta trovino poi riscontro nella finanziaria, che rischia però di essere approvata troppo tardi, è doveroso precisare come il tempo a disposizione sia ridottissimo, considerando che in condizioni normali i gestori dei lidi necessitano di almeno un mese di tempo per la manutenzione delle loro attività. Un problema amplificato dalle tante mareggiate che si sono abbattute sulle costa, danneggiando gravemente gli stabilimenti della litoranea, con danni per centinaia di migliaia di euro, soprattutto nel tratto compreso fra Contemplazione e Sant’Agata. La conseguenza è che nessuno fra gli imprenditori ha potuto provvedere a rimettere in sesto la propria struttura, a causa della successiva pandemia: in molti casi per ripartire serviranno degli interventi straordinari, che richiedono ovviamente del tempo ulteriore».

Ma come si prospetta la bella stagione che verrà? «Sicuramente non potremo andare al mare liberamente come eravamo abituati a fare, di sicuro in questo 2020. In base a quanto si evince dalle prime indicazioni, saranno vietate le serate danzanti e le feste, il che comporterà un ingente danno economico, considerando che a Messina il 70 del volume d’affari è dato proprio dalle attività collaterali. Basti pensare che nei lidi della città, frequentati per la maggior parte da autoctoni, il prezzo medio per il noleggio di un ombrellone e due lettini ammonta a circa 10 euro al giorno. Quanti ne dovremmo affittare per avere un fatturato che ci consenta di sostenere le spese e la forza lavoro? Le limitazioni avranno poi delle inevitabili ripercussioni sull’occupazione per tutto l’indotto. Un esempio è quello dei fornitori di bibite: un settore con un volume d’affari di milioni di euro».

«Per quanto riguarda l’accesso ai lidi – prosegue – verrà limitato probabilmente il numero dei posti disponibili, nelle percentuali che stabilirà il Governo. Possibile anche il ricorso alla tecnologia, con l’accesso consentito solo su prenotazione. Altre soluzioni più sperimentali (come le cabine in plexiglas) ci sembrano del tutto fantascientifiche, del resto si tratta di proposte avanzate dal mondo della produzione e da varie aziende che cercano di portare avanti i loro prodotti. Sulle possibili limitazioni e regole da rispettare in spiaggia e in acqua non sappiamo ancora cosa si deciderà di fare a livello nazionale, ma mi chiedo come farà il pubblico a garantire lo stesso livello di sicurezza dei privati, dato che quello che viene garantito nelle spiagge in concessione deve essere garantito anche nella spiaggia “libere”».

C’è la possibilità che qualche lido deciderà di non alzare le saracinesche, a fronte dei tempi ristretti delle possibili ripercussioni a livello economico? «Molti imprenditori – conclude Morabito – vogliono aspettare di capire quali misure verranno adottate e decidere in seguito se avviare la propria attività oppure no, ma non possono farlo, a meno che Musumeci non imponga lo stop alla stagione estiva. In caso contrario il concessionario è obbligato ad erogare il servizio, previa la revoca della concessione». 

A intervenire sull’argomento è anche il deputato del Pd Franco De Domenico, che in Aula ha posto l’accento sulle sorti del settore turistico e in particolare su quelle dei lidi balneari. «Gli imprenditori ed i lavoratori – scrive in una nota – hanno diritto di sapere, e il governo regionale ha il dovere di informare, con atti formali, se anche in Sicilia sia possibile ripartire».

Quattro, in particolare, i quesiti avanzati dal deputato, che chiede di sapere se sia possibile effettuare da subito i lavori di preparazione e manutentivi degli stabilimenti, se sia previsto un’azzeramento o un contenimento dei cavilli burocratici autorizzativi e dei costi, con particolare riferimento all’utilizzo di mezzi meccanici sull’arenile, se sia ipotizzabile o no un azzeramento o una riduzione del canone concessori, in alternativa alla sospensione del pagamento del canone, e se si possa o meno incentivare il soggiorno in strutture siciliane assegnando alle famiglie siciliane e ai turisti  un voucher da spendere in alberghi, stabilimenti balneari o termali dell’Isola. «Gli operatori – conclude – sono consapevoli che comunque sarà una stagione difficilissima, ma sarebbe peggio restare fermi, e se il Governo regionale non da tempestive risposte e aiuti il settore turistico muore».

Ad appellarsi invece all’amministrazione comunale di Messina è il Comitato Messina Nord, che chiede di dettare delle regole per l’ormai imminente stagione estiva e un aiuto concreto a tutti gli imprenditori di stabilimenti balneari. Fra le richieste, niente box in plexiglass, “che noi definiamo forni viste le nostre temperature estive di 28 e 30° all’ombra”, ma specifici tragitti d’ingresso e uscita, la delimitazione delle distanze con nastri o cordame e precise linea guida di comportamento per evitare assembramenti e contagi nelle spiagge libere.

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