MESSINA. Dal semi anonimato a più di 17 mila voti delle elezioni regionali del 5 novembre, fino al sequestro milionario di questa mattina. È stata tanto rapida quanto dirompente l’ascesa politica di Luigi Genovese, 22enne neo deputato all’Ars, fino a qualche mese fa studente fuorisede a Roma alla Luis, noto solo per le sue parentele illustri, dal nonno al prozio, dallo zio acquisito al padre.

Una saga familiare che ha origine negli anni ’70, quando il nonno paterno Luigi diventa senatore nelle fila della Dc,  un ruolo che ricoprirà ininterrottamente dal ’72 al ’94. È stato invece deputato dal 1958 fino alla morte lo zio Nino Gullotti, sei volte ministro, nonché vicesegretario nazionale della Dc, mentre lo zio acquisito, Franco Rinaldi, è stato deputato regionale per tre legislature (all’ultima, per la quale si è votato il 5 novembre, non si è presentato).

Il padre, Francantonio Genovese, è probabilmente il politico più noto in città: inizia come assessore all’agricoltura, giunta provinciale di centrodestra; nel 2000 è segretario provinciale di Messina del Ppi, poi passa al centrosinistra; nel 2001 è deputato regionale nella Margherita, di cui diventa vice segretario nel 2002; nel 2005 è sindaco di Messina, a capo della coalizione di centrosinistra; nel 2008 diviene eletto segretario regionale del Pd, poi deputato nazionale,  e  si ricandida a sindaco (era decaduto nel 2007 per una diatriba sul simbolo del Psi che annullò le elezioni, una questione che non riguardava lui me che lo fece decadere insieme a giunta e consiglio) ma perde contro Peppino Buzzanca, quindi nel 2012 si candida alle primarie parlamentari del Pd in provincia di Messina, prende 19.590 preferenze ed è il più votato del partito in tutta Italia, da qui il titolo – giornalistico – di Mr. Preferenze. Nel 2013 viene riconfermato deputato nel Pd, poi a dicembre 2015 ne esce e aderisce a Forza Italia. Il 23 gennaio del 2017 è  condannato in primo grado a 11 anni nell’inchiesta corsi d’oro.

 

 

IL BATTESIMO PUBBLICO. È il 22 settembre del 2017, Luigi Genovese indossa un jeans e una camicia e sale da solo sul palco del Palacultura: ”Voglio dimostrare di essere in grado non di vincere elezioni, ma di essere all’altezza di un confronto, le opinioni non sono importanti se non confrontate, anche quelle molto critiche”. Si presenta così nel palazzetto gremito nella sua prima uscita ufficiale per lanciare la sua candidatura all’Ars. Poco dopo salgono sul palco Gianfranco Micciché, Renata Polverini e Gaetano Armao, mentre dalla platea si sentono i primi cori: “Evviva la famiglia Genovese!”.

Luigi è spigliato. Malgrado l’unica sua esperienza politica sia stata ai tempi della scuola, da rappresentante d’Istituto al Maurolico,  dove dalle pagine del giornale Koinè attaccava Silvio Berlusconi, il leader del partito col quale si sta adesso presentando, cerca di mostrare nonchalance e si presenta in prima persona, citando Mark ZuckebergSteve Jobs, e lanciando qualche bordata alla “vecchia politica”. Infine, dopo l’inno di Mameli cantato con la mano sul cuore, mentre la platea si mette in fila per rendere omaggio al padre, ha inizio il grande buffet. Tavolate stracolme di arancinetti, pitoncini e rustici vari sui quali si fiondano centinaia di supporters giunti a Messina dalla provincia a bordo dei pullman. “Sono favorito perché funziona così”, dirà poi Luigi in un intervista a Lettera Emme, che riportiamo di seguito in un video.

 

 

IL TRIONFO DEL 5 NOVEMBRE. La campagna elettorale di Luigi Genovese è totalmente 2.0. Il giovane candidato decide di non fare pubblicità elettorale sui giornali, appare raramente in pubblico e affida la sua immagine ai social, con una campagna mirata da appena 200 euro (come ha raccontato di recente in un’intervista tv) e con l’obiettivo di distaccarsi quanto più possibile dall’immagine stereotipata del politico, visto che in sostanza è questo il peccato originale che gli si rimprovera. Sempre nel segno del digitale e dell’innovazione è “Il Lab – idea generator“, un incubatore d’idee in cui Luigi Genovese, ventiduenne, si circonda di suoi coetanei al lavoro attorno ad un computer pieno di adesivi, a parlare di crowdfunding, acceleratori d’impresa e start-up. Una scelta di campo precisa e netta, che parla principalmente a chi non vede in lui l’avatar del padre Francantonio.

Arriva infine il giorno delle elezioni. Sono appena le 11:30 del mattino e i primi dati non ufficiosi lasciano appena intravedere il consenso monstre per il rampollo di Forza Italia. 3439 voti su 5875 preferenze, spifferano dalle segreterie, e man mano che il tempo passa i numeri crescono vertiginosamente, fino a toccare quota 17.359, dei quali 7545 in città. Alle 18:15 non c’è più nemmeno bisogno dell’ufficialità, e nel comitato elettorale di Luigi Genovese si stappa lo champagne. Sono centinaia le persone presenti, fra giovani e non, mentre “We are the champions” dei Queen risuona a tutto volume dagli altoparlanti.

 

Nella sede del comitato c’è pure Francantonio. Un po’ defilato, nell’ultima stanza dell’appartamento, non vuole rilasciare interviste. Eppure, malgrado la ritrosia, la sua soddisfazione è palese. “Non rilascio dichiarazioni, qui sono solo il padre di Luigi”, è l’unico commento sibillino del deputato di Forza Italia, che però si concede per una foto al fianco della moglie Chiara Schirò.

 

 

Intanto la festa prosegue, e mentre qualcuno tira fuori da uno stanzino pasticcini e champagne, in maniera molto più parca rispetto all’abbuffata pantagruelica del Palantonello, i due Genovese, padre e figlio, riescono a brindare assieme, attorniati dalla solita folla di supporters e curiosi. La colonna sonora, manco a dirlo, è sempre la stessa.

 

 

IL VOTO IN CITTA.  “In città non lo conosce nessuno”, commenterà qualche giorno dopo le elezioni il sindaco di Messina Renato Accorinti, eppure i risultati degli scrutini raccontano tutt’altro. Centosei sezioni su 252 complessive e 7545 voti, a fronte dei 6272 di Franco De Domenico del Partito democratico, il secondo candidato con più preferenze. È una vittoria schiacciante, distribuita su tutta l’area urbana, con una prevalenza netta nella cintura sub-urbana, i cosiddetti “villaggi”

IL FULMINE A CIEL SERENO. Stamattina, poco prima delle 10, un laconico comunicato della Guardia di Finanza: “I finanzieri del Comando Provinciale di Messina a conclusione di una complessa serie di indagini di polizia economico-finanziaria dirette dalla Procura della Repubblica di Messina per i reati di riciclaggio, autoriciclaggio e sottrazione fraudolenta di beni stanno procedendo all’esecuzione del sequestro, prodromico alla confisca, di società di capitali, conti correnti, beni mobili ed immobili, ed azioni riconducibili all’onorevole Francantonio Genovese, al figlio Luigi ed ai suoi più stretti familiari“.

Per Luigi Genovese i magistrati hanno parole taglienti: “E così dal nulla si staglia la figura di Genovese Luigi jr, che diventa consapevolmente, firmando atti e partecipando alle manovre del padre, ricchissimo”, e “La circostanza della ricchezza improvvisa del Genovese Luigi, il suo notorio ingresso in politica, il modo spregiudicato di acquisizione della ricchezza, danno la probabilità, sia pur per la visione cautelare di protezione dei beni e dei soldi dovuti allo stato, che si verifichi la stessa attività dispendiosa del padre”.

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