È iniziata la settimana che ci porterà agli Oscar e alle elezioni. Una settimana importante che, quindi, richiede una playlist ad hoc! Per questo motivo, abbiamo deciso di farne una che vi permetta di arrivare vivi a domenica prossima, quando chiunque vi parlerà (indovinate un po’) di Oscar e di elezioni. Tutti vi sapranno dire la loro, tutti sapranno più di voi — noi, umilmente, vi regaliamo cinque brani per provare a farvi stare almeno un po’ meglio. Tanta musica attempata, dal passato, perché c’è un anniversario da celebrare e tanta voglia di sentire qualche chitarra che ancora, qui dentro, non abbiamo ascoltato. Bando alle ciance, allora, e via con la playlist di questo lunedì.

 

The Platters – My Prayer

 

 

“Diane, 11:30 AM, February 24th. Entering the town of Twin Peaks”. Queste erano le prime parole di Dale Cooper, agente speciale dell’FBI chiamato, nella serie ideata da Mark Frost e David Lynch, a risolvere un terribile caso di omicidio. Era il 1989 quando Cooper si recava in quella cittadina in cui magia e natura si sposavano alla perfezione, e dove sarebbe tornato ventotto anni dopo con la terza, straordinaria stagione. Proprio dalla colonna sonora di quest’ultima scegliamo My Prayer dei Platters per celebrare l’anniversario, perché vogliamo render merito a uno dei brani più significativi di uno degli episodi più d’impatto della storia della tv (e chi l’ha visto potrà confermare).

 

Raine Maida – Earthless

 

 

Siamo svegli, spaesati. Sarebbe bello se uno dei primi momenti in cui ci rendiamo conto che abbiamo passato anche questa notte fosse in compagnia della voce di Raine Maida, cantante degli Our Lady Peae che una decina di anni fa (era fine 2007) pubblicò The Hunter’s Lullaby, disco che ho sempre pensato ispirato, in qualche modo, all’omonimo brano di Leonard Cohen. Non ha più il falsetto dei primi tempi, Maida, ma riesce ancora a mettere su scenari affascinanti. In settimana è uscito Somethingness, nuovo album proprio degli Our Lady Peace: appena nato, come questa settimana. Gustatevelo con calma, noi intanto vi diamo un assaggio della sua voce.

 

Rancore & Dj Myke – Capolinea

 

 

Dice “ma come, siamo già al capolinea?”. Nì. Perché Capolinea, con rap di Rancore e base di Dj Myke, non è un’ultima fermata, tutt’altro, è un continuo e perenne ricominciare, in una difficile routine che nasconde insidie ma piccole gemme. Prima e seconda strofa si incastrano tra loro per mostrare due facce della medaglia, spaccare un momento in due con le visioni di chi lo vive e lo subisce, a seconda dei punti di vista. E noi, spettatori, siamo col capo inclinato a provare a capirci qualcosa perché proviamo a stimolare i nostri neuroni. Ma ce la faremo, questa playlist è qua anche e sopratutto per questo.

 

The Clash – Lost in the Supermarket

 

Non c’è nulla che richiami la quotidianità di un supermercato, e non c’è nulla che richiami il suono di una chitarra come mettere in cuffia un brano dei Clash, gruppo simbolo del Punk 77. Lost in the supermarket, estratto da London Calling, è uno dei loro pezzi maggiormente politicizzati, una politica narrata dal punto di vista di chi subisce il sistema che il punk mirava a minare dalle basi. Nonostante un suono molto catchy, il testo non strizza affatto l’occhio al mercato, tutt’altro; “I came in here for the special offer, guaranteed personality” in apertura la dice lunga sulle intenzioni dei Clash e su ciò che dovremmo fare anche noi. Alla fine, anche se il lunedì si mostra innocuo, non dovremmo combatterlo?

 

Blue Oyster Cult – (Don’t Fear) The Reaper

 

 

Alcune canzoni hanno un posto preciso nella storia. Non so dove si posizioni, esattamente, questo classicone dei Blue Oyster Cult, ma so per certo che dovrebbe essere scolpito a forza nel cuore di chiunque voglia suonare uno strumento o dirsi interessanto a questa faccenda della musica. Un riff unico, un ritmo ipnotico, un testo meraviglioso, che parla di amore eterno e non meramente di morte, perché se questa è inevitabile è anche battibile con le proprie azioni da vivi. E queste si possono compiere sempre (anche di lunedì, esatto), perché alla fine, di temere la mietitrice di nero vestita non v’è motivo alcuno.

 

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