MESSINA. Lodata fuori Messina e vituperata invece dentro i confini cittadini, la “salvacolline”, la variante di salvaguardia al piano regolatore, in discussione oggi in consiglio comunale,non smette di dividere opinione pubblica e “portatori d’interesse”.

Dopo il duro comunicato della scorsa settimana da parte di architetti, ingegneri, costruttori e sigle sindacali dei comparti edili, molto critici verso la variante (nonostante il Progetto Pilota Messina sia stato inserito nel primo Rapporto dell’agenzia governativa Casa Italia come laboratorio di sperimentazione di buone pratiche per la riduzione dell’esposizione ai rischi), arriva la “mano tesa” da parte di Italia Nostra e Legambiente Messina: quasi un paradosso, visto che a firmare la nota “ostile” di architetti e ingegneri erano stati i cugini di Legambiente dei Peloritani.

La nota parla di “strumento urbanistico estremamente necessario per la tutela del nostro territorio e dei nostri borghi”, e poi entra nello specifico. “La variante di salvaguardia è uno strumento urbanistico innovativo, che prevede, per la prima volta, il superamento della vecchia relazione geologica, attualmente in vigore, con una sovrapposizione delle aree secondo il rischio specifico (geologico, sismico, idraulico, erosivo, incendi, ecc) per darne una lettura complessiva e, quindi, insostituibile sullo stato di salute del territorio e sulla sua edificabilità. La variante individua – sostengono le due sigle – in circa il 4% del territorio comunale, poco meno di un centinaio di aree a rischio in cui attualmente sono previsti circa 3 milioni di metri cubi di nuove costruzioni e li affronta, con lo strumento della Banca dei volumi (ovvero sia con la redistribuzione in aree idonee all’espansione), proprio allo scopo di ridurre contenziosi e di non danneggiare i proprietari di volume. Tale possibilità, è bene ricordarlo, è frutto della specificità della legge regionale che considera le volumetrie praticamente un diritto permanente, quando nel resto d’Italia si sarebbe potuto cancellarle tout court in virtù del prevalente interesse della collettività”.

“In sintesi – spiega il comunicato –  al centro della Variante c’è la riduzione degli indici di edificabilità sulle colline messinesi e in tutti quei luoghi classificati a rischio (aree adiacenti agli alvei torrentizi in erosione, fasce a cavallo di linee di faglie, versanti ad elevata acclività, ecc) e il loro contemporaneo e parziale spostamento in altre aree (zona ZIR e ZIS) destinate al recupero urbano in quanto già fortemente degradate. Và inoltre aggiunto il fatto, anche questo innovativo, che il Salvacolline si fa carico anche della gestione ambientale, attualmente completamente ignorata nonostante il provvedimento di istituzione della ZPS dal 2000 e per cui non è mai stata fatta ancora una valutazione ambientale. La Variante è quindi uno strumento imprescindibile che avrebbe impedito, ad esempio, la cementificazione selvaggia delle colline di Ganzirri e Capo Peloro.

“Ma cosa, probabilmente, più importante tra tutte è l’aver preso la direzione giusta – concedono le due sigle – La Variante, apprezzata a livello regionale e nazionale (con un importante riconoscimento da parte dell’Istituto Nazionale di Urbanistica) è un passepartout per l’accesso ai finanziamenti per le opere pubbliche di salvaguardia ambientale. Fulgido esempio è stato l’accesso, recentissimo, da parte dell’Amministrazione comunale al fondo di 30 milioni di euro per la sistemazione del torrente Bisconte-Catarratti, assegnato tramite la Regione, da parte della struttura di missione ItaliaSicura, cui era stata presentata la struttura della Variante. Con strumenti urbanistici obsoleti, come quello in vigore, la città stagnerà, inevitabilmente, nella situazione attuale di rischio e degrado”.

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