In questi ultimi giorni ho ricevuto una lettera che voglio condividere con noi. A scriverla è tale Babbo N., che mi dice “Ciao Gregorio e innanzitutto complimenti per la trasmissione. Volevo chiederti se conoscevi un modo per non far fare becera campagna elettorale usando il mio nome, anche se voglio restare anonimo che poi sennò mi chiama la D’Urso. Sono stato coinvolto in un giro di lettere false come questa che sta leggendo l’intelligente utente che segue la Tua rubrica. Per cortesia, finiamola. Grazie. Sempre tuo, Natale B.”.

Che dire Natale, hai ragione: l’utenza che legge questa playlist spicca sempre per intelligenza. Per voi in regalo anche oggi cinque brani (che se però volete pagare io il mio IBAN poi ve lo passo comunque).

Jesse Plemons – Lonely Room

 

Ieri ho avuto un pomeriggio diverso perché ho realizzato che, per la prima volta da settembre a oggi, avevo due ore e mezzo totalmente libere. Sono allora andato su Netflix e ho guardato I’m thinking of ending things, un film in cui ho scorto dei richiami lynchani clamorosi e che mi sono goduto appieno, anche se forse goduto non è la parola giusta perché è per larghi tratti il film più disturbante non solo del 2020 ma anche di qualcosa di più. Ad ogni modo, metto qui un brano che nel film è verso il finale, ma il suggerimento è quello di guardare tutti i circa 140 minuti perché ne vale la pena.

Sufjan Stevens – Video Game

 

Da un film a un artista che con il cinema ha vinto qualcosina: Sufjan Stevens, infatti, è conosciuto da molti di voi anche indirettamente in quanto autore di Mistery of love, il brano colonna sonora di Chiamami col tuo nome che gli ha fatto vincere un Oscar. Ci ascoltiamo oggi invece Video Game, tratto da The Ascension, disco con sonorità delicate e assolutamente consigliato per chi volesse rifugiarsi in una zona di comfort in questi periodi non semplici. L’album è anche uscito da poco (25 settembre), quindi se vi piace parlare di musica con gli amici potete anche fare finta di essere sul pezzo.

Marracash – APPARTENGO (Il sangue) feat Massimo Pericolo

 

Un paio di settimane fa ho preso l’ultimo aereo prima che chiudessero le regioni, e a occhio prima del 2021 difficilmente tornerò a volare. Per affrontare la tratta ho deciso di scaricare su Spotify tre-quattro dischi tra cui scegliere e tra questi c’era Persona, album di Marracash che qualche giorno fa ha raggiunto l’ennesimo singolo d’oro digitale con DA BUTTARE, l’unica rimasta delle 15 (QUINDICI) in tracklist a non avere ancora raggiunto la certificazione. In un disco quindi entrato nella storia però volevo farvi ascoltare il feat con Massimo Pericolo a cui non posso non volere un gran bene: in un pezzo con una strofona di Marra e un rit che cita Ambra Angiolini non era facile risaltare ma lui riesce benissimo chiudendo una strofa particolarmente introspettiva con uno straordinario “Nasci nel sangue caldo di qualcun altro e muori nel tuo”.

Saliva – My goodbyes

 

Non ascoltavo My Goodbyes (e più in generale i Saliva) forse da una dozzina d’anni, ma lì ho ripescati recentemente per uno speciale di Halloween scritto e poi registrato per @ituoigelatinipreferiti, il delizioso progetto su base Instagram creato da Alessandra Mammoliti, Ciccio Certo e Fabio Fontanaro. Si parlava di paura, di morte e di rabbia, quindi non potevo non citare questi sei minuti e mezzo in cui si ha proprio in pieno la percezione del lutto, della rabbia, della mancata accettazione. Un dialogo intenso con il padre morto e con un Dio accusato di averlo portato via con troppa fretta, senza concedere al nipote la gioia di godersi ancora il nonno. Un pezzo meraviglioso nel suo genere che chiude Every six seconds, probabilmente il miglior disco dei Saliva (ma non parliamo di eccellenze assolute, ecco).

The Zen Circus – Non

 

Mi hanno sempre insegnato che quando si parla di musica si deve aver presente che il pubblico a cui ci si rivolge non ha necessariamente i miei gusti–ed è sacrosanto. Per questo in playlist cerco di variare, portarvi il più possibile diversi generi e artisti in modo da non far storcere il naso anche a chi passa per caso, sempre però mantenendo una dignità di base e un certo livello qualitativo. Il preambolo lo faccio perché chi mi conosce sa quanto io sia legato agli Zen Circus e un po’ metto le mani avanti perché io quando ho sentito per la prima volta Non, tratta da L’ultima casa accogliente (nuovo disco fuori per Universal da qualche giorno), ero sdraiato a letto e mi sono sentito male. Mi è mancata l’aria e mi si è ristretto lo stomaco come fosse Stendhal. Spero sia lo stesso anche per voi con qualche brano, qualche album, qualche artista. Torneremo a urlare sotto palco. Intanto ci facciamo del bene su disco.

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