MESSINA. L’aria di campagna elettorale, e la mancanza di un’amministrazione, dimissionaria a febbraio e sostituita da un commissario straordinario, nuoce al consiglio comunale, ma giova alle casse di Palazzo Zanca. Perchè ad aprile, i consiglieri praticamente non hanno lavorato, e quindi sono costati alle casse del comune di Messina un quarto di quanto normalmente vengono pagati cumulativamente i gettoni di presenza: se a dicembre 2025 la somma corrisposta ai 31 consiglieri era di poco meno di 90mila euro (e dicembre è sempre un mese “a metà”, date le festività), e a luglio 2025 (mesi in cui viceversa si lavora molto prima delle ferie) era di oltre 111mila euro, ad aprile 2026 non ha raggiunto i 25mila euro.

Come mai? La retribuzione ai consiglieri comunali è riconosciuta mensilmente per le sedute di consiglio e commissione alle quali partecipano (e basta, non hanno più alcun obbligo) mediante un gettone di presenza a seduta: il suo valore è espressione del terzo dello stipendio del sindaco (13.800 euro mensili), e ha un tetto massimo per i consiglieri a 4.140 euro, corrispondenti a 30 sedute (quelle in eccesso non vengono retribuite, in genere i più assidui arrivano a 32 o 33 sedute in un mese).

Ad aprile è successo che nessuno ha raggiunto nemmeno le dieci presenze, e addirittura alcuni consiglieri (Ugo Zante e Giovanni Caruso) non hanno presenziato nemmeno una volta, guadagnando zero euro, mentre i più assidui sono stati Concetta Buonocore, Serena Giannetto, Cosimo Oteri, Pasquale Currò, Giandomenico La Fauci, Raffaele Rinaldo, Emilia Rotondo e Alessandro Russo, tutti con otto presenze.

Non è solo la campagna elettorale ad aver distratto i consiglieri dai compiti istituzionali: il commissario straordinario Piero Mattei, che fa le veci di giunta e sindaco, dovendosi limitare a gestire l’ordinaria amministrazione, invia poche delibere al voto del consiglio, che infatti l’ultimo atto l’ha votato il 27 aprile: il consiglio comunale avrebbe anche facoltà di proporre delibere di iniziativa consiliare (senza che, cioè, siano solo una ratifica di quanto propone la giunta), ma è un compito e privilegio istituzionale del quale in questa legislatura non ha praticamente usufruito.

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