MESSINA. “È davvero un cerchio magico, perché abbiamo scelto migliori”, dice Renato Accorinti, rilassato e sorridente al termine di settimane, parecchie, di tira e molla sul nome del nuovo assessore alla Cultura che si presenta oggi. È Federico Alagna, che invece è teso e si scioglierà solo verso la fine della conferenza. Il clima in giunta, presente praticamente al completo, è comunque disteso, e  il weekend sembra aver ricompattato le file.

Alla fine, una cosa appare chiara. Alagna è troppo elegante per dirlo chiaro e tondo, ma su Daniela Ursino, e sul suo lavoro, è calata una damnatio memoriae di staliniana memoria: si riprende da quello (molto poco) che ha fatto Tonino Perna, secondo dei quattro assessori alla cultura che si sono avvicendati in quattro anni. “C’è una differenza di fondo, io non sarò un erogatore di eventi: la cultura dovrà avere una politica chiara, e qui rivendico il mio ruolo politico. Perché rispetto al programma non è stato fatto molto”, spiega Alagna, sgomberando subito il campo da eventuali fraintendimenti. E alla ovvia domanda successiva, e cioè se i partner privati saranno ancora i benvenuti come nei nove mesi in cui l’assessorato era stato guidato da Daniela Ursino, Alagna si divincola con intelligenza. “Il problema non è se i privati debbano partecipare, ma come debbano farlo. D’altra parte, già nel programma era stato previsto un “albo dei mecenati”, quindi non abbiamo nessuna preclusione, ma alle nostre condizioni”.

Il programma. Lo cita decine di volte, Alagna. “La nostra stella polare”, spiega. Cosa dice il suo? Che le deleghe sono difficili e il tempo è poco.” Tra l’altri i fondi scarseggiano, quindi la capacità che dovremo avere sono quelle di utilizzarle al meglio. Partendo dalla Cultura, l’elemento fondamentale sarà la capacità di essere umili, metterci a disposizione di associazioni e organizzazioni che in città svolgono un servizio eccezionale. C’è un incredibile fermento culturale.” Cinque i punti fondamentali: “i quartieri devono essere valorizzati: comunità, non ghetti, la cultura non si fa solo nel centro storico. Poi attenzione alle politiche giovanili (scomparse dal radar dopo le dimissioni di Filippo Cucinotta, ndr), e quel poco che possiamo fare per migliorare le condizioni di vita dei giovani in città e fuori”. E poi sguardo rivolto verso l’esterno. “Per me è normale e quasi scontato il dovere di promuovere e valorizzare la cultura messinese e siciliana, ma non ci si può non rendere conto delle altre culture con le quali conviviamo e che ci arricchiscono. Poi c’è il mare, un rapporto che dobbiamo ricostruire. E non mi riferisco all’ovvio, al porto, alla Falce, ma soprattutto a pezzi di Messina “negati”, tipo Maregrosso”. Per ultimo, i beni comuni, della cui delega è titolare Daniele Ialacqua. “E’ un’idea che portiamo avanti da tempo. Creeremo gruppi di lavoro, il più aperti possibile, perché il mio sarà un assessorato collettivo, se mancano tempo e risorse usiamo capitale umano, quindi spazi collettivi, sinergia con le politiche culturali e dare attuazione alla consulte”.

Resta la seconda parte della delega, quella alle Politiche scolastiche: “Parliamo anche qui di cultura in fondo- puntualizza il nuovo assessore – Da subito va ripreso il patto territoriale, per l’importanza che ha svolto per le scuole, e perché consente a chi amministra di ascoltare il territorio“. Si è presentato con le carte in regola Alagna. La sua è la nomina che segna la ricostruzione “dell’ortodossia” all’interno dell’esperienza accorintiana, e riporta Cambiamo Messina dal basso al centro degli equilibri: basta esperimenti, basta elementi non affini, come Luca Eller o la stessa Ursino. Se tutto ciò sarà motivo di forza interna o di debolezza esterna, lo si vedrà a brevissimo. Forse nella prossima seduta di consiglio comunale, quando si parlerà di beni comuni

 

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Salvatore Giambò
Salvatore Giambò
16 Marzo 2017 10:07

Tutti siamo capaci di elencare una serie di belle intenzioni. Questo non vuol dire che chi ci ha preceduto nel ruolo sia meritevole di “damnatio”; semmai ci sarebbe da distinguere tra chi non ha fatto nulla e chi ha fatto qualcosa.Si può dire: quel che è stato fatto non mi sta bene perchè non corrisponde al mio indirizzo politico.Ma prendere come modello il nulla non mi sembra serio.Speriamo bene.