MESSINA. C’è il casinò, c’è il tram “volante”, c’è la cancellazione delle partecipate col transito di tutti i lavoratori direttamente al Comune, c’è il taglio dei dirigenti e l’eliminazione dei quartieri: in questi mesi, Cateno De Luca ha mantenuto quello che ha promesso, e tutte le proposte presentate, anche le più stravaganti, le ha inserite nel programma ufficiale, depositato al Comune.

Depositato per intero: quindi ben 250 pagine le cui prime tredici iniziano con informazioni “di contesto”: come è maturata la candidatura, i figli che vanno via, i nipoti, il De Luca che ha creato lavoro come imprenditore, “il buon Dio”, il tutto condito da pittoresche considerazioni tipo “”‘u pisci feti da testa”, “La coerenza non si compra al supermercato”, “sindrome del futtitinni”, “senza soddi non si canta missa”. E’ solo dopo la lunghissima introduzione che De luca inizia a spiegare come rendere Messina “bella, protagonista e produttiva”, come da slogan.

Sin dall’inizio, è chiaro che De Luca ha una specie di ansia da prestazione in base alla quale ogni cosa deve essere rivoltata come un calzino, rivoluzionata, rasa al suolo e ricostruita venti volte più grande: una furiosa e cieca cupio dissolvi secondo la quale non c’è nulla che possa essere salvato, solo demolito e sostituito. Il programma riflette quest’ansia: alcuni argomenti sono ripetuti più volte durante le 250 pagine (del brand “I’m Messina” se ne parla cinque o sei volte), altri accennati e in seguito approfonditi, alcuni contraddicono altri.

Nella prima parte, “vivibilità urbana e servizi al cittadino”, accanto al lavoro  razionalizzazione delle risorse umane del Comune (in sinergia con quelle dell’ex Provincia, secondo De luca) ci saranno i primi tre milioni di euro di risparmi, quindi il primo colpo di piccone: la “rottamazione dirigenziale”. Scompaiono i venti dipartimenti e saranno sostituiti da quattro macroaree, ai dirigenti l’incarico non sarà più quinquennale ma annuale. Nelle quattro macroaree non è chiaro chi dovrebbe occuparsi dei servizi delle partecipate Amam, MessinaServizi bene Comune e Atm che De Luca vuole smantellare (nè come il Comune potrebbe accollarsi circa 1200 dipendenti in più e con quali modalità potrebbero passare da una partecipata al Comune stesso), poi il mistero si disvela: il sindaco Cateno De Luca in persona.

Poi c’è la cancellazione delle circoscrizioni e delle commissioni consiliari, (la prima legge regionale e il secondo statuto del consiglio comunale sul quale il sindaco non ha potestà): al posto dei consigli di quartiere, cinquanta comitati civici senza indennità. Per accelerare i processi burocratici, De luca propone l’app “Messina c’è”, per accedere ai servizi da casa. L’ottica è quella di una macchina burocratica snella ed efficiente (e Palazzo Zanca ne avrebbe enorme bisogno). Poi De Luca parla di rateizzazioni sui debiti e riqualificazione energetica mai compiute: due passi che l’amministrazione uscente ha invece portato avanti.

Interessanti, e col sicuro zampino di un geologo, le considerazioni sulla fragilità e vetustà della condotta idrica di Fiumefreddo: la conclusione è che si deve abbandonare in favore di fonti idriche da trovare a monte della città. Bizzarra, invece, la considerazione secondo la quale lo Stretto è una delle aree più piovose d’Italia, e quindi l’approvvigionamento idrico si gioverebbe anche delle precipitazioni. Lo stesso De Luca, tra l’altro, nella finanziaria regionale 2018 ha fatto inserire un emendamento per venti milioni a favore di Messina proprio del problema. Sull’argomento, ma è successivo al deposito del programma, l’Amam ha previsto 134 milioni di euro di investimenti nel piano operativo triennale. Nel settore rifiuti De Luca fa confusione su Messinambiente, spiegando che ne è stato dichiarato il fallimento (è in regime di concordato preventivo). Poi, ma non approfondisce, ventila la possibilità di un ingresso dei privati nella gestione del servizio, pur avendo dichiarato di volerlo internalizzare con lo scioglimento di MessinaServizi ed i dipendenti confluiti al Comune.

Quindi si parla di crociere, e si presenta il brand “I’m Messina” (di cui si parlerà molto in seguito) “regia municipale con regole e servizi per la valorizzazione dell’identità commerciale, artigianale, gastronomica e dei servizi turistici”, con un occhio a  tradizioni, forti umbertini e villaggi. Dall’intenzione di “spostare la sede del palazzo municipale in un unico immobile“,  (anche per tagliare i fitti passivi che gravano su Palazzo Zanca) sembra poi che De Luca abbia intenzione di costruire da zero un nuovo municipio, all’ex mattatoio a Maregrosso o all’ex città del Ragazzo a Gravitelli altissima, senza indicare con quali risorse.

Molto ben fatta, e approfondita, la sezione dedicata alla “smart city”: in sostanza si tratta di piazzare sensori per leggere i consumi e diminuire gli sprechi nei settori acqua, energia, rifiuti, trasporti e nei servizi complessivi erogati dal palazzo municipale. Alcuni dei progetti sono già previsti dal Pon Metro (e della sensoristica se ne occupa da anni lo spin off universitario SmartMe), ma in generale è la parte più approfondita e convincente del programma, con riferimenti precisi, comparazioni e tabelle, e prende ben venti pagine.

Sul tema del risanamento, De Luca si sbilancia e afferma che “senza tema di smentita”, in cinque anni compirà lo sbaraccamento che si attende da più o meno cent’anni: da parlamentare regionale, De Luca ha fatto inserire nella legge di stabilità quaranta milioni per creare una “agenzia comunale per la riqualificazione urbana e il risanamento”.

C’è la riproposizione (il primo risale al 2009) del fondo per il patrimonio immobiliare del Comune di Messina, che De Luca stima in un miliardo, e soprattutto c’è il fondo d’investimento “Colapesce”, a questo collegato. Curiosamente, non si sa chi abbia elaborato questa parte del programma, visto che si legge letteralmente:

Per ultimo, le due proposte più controverse: l’aveva bollata come una provocazione solo qualche giorno fa, invece il casinò a Palazzo Zanca non solo è presente, ma secondo il programma è anche un progetto serio. “Un Casinò del Mediterraneo con sede a Palazzo Zanca non è una provocazione, ma l’espressione, concreta e immediata, di un’amministrazione che vuole che Messina torni ad essere produttiva e protagonista”, si legge testualmente.

Presente anche il tram sospeso: monorotaia del tipo “people mover”, sospesa, dall’Annunziata a Gazzi, da finanziare “soprattutto con fondi europei”. Sei milioni di euro al km. Non è presente nel programma, invece, la versione “a terra” postata domenica.

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