MESSINA. “A volte succede che parti, poi allo stesso modo succede anche che torni”. Inizia così “(Dis)incanto”, il progetto della messinese Giordana Falzea che racconta il proprio modo di rapportarsi con la realtà attraverso tre video che esplorano altrettante relazioni: quella con il luogo, appunto, quella con l’altro e quella con se stessi.
Sullo sfondo il mare, il pilone e i suoni e i colori di una Torre Faro che diventa protagonista indiscussa nelle immagini di Francesca Vesto, in arte e sui social delfarosulserio.
Parte integrante del progetto sono poi anche l’interpretazione di Maria Sole Filiberto e la voce di Celeste Gugliandolo. “È stato un bellissimo sodalizio – racconta Falzea – tutto al femminile, tra sicule e tutte direi un po’ malinconiche nel rapporto con Messina”.
Lo sguardo è infatti quello di chi, nel proprio percorso di crescita, non può non fare i conti con il proprio senso di appartenenza al luogo delle proprie radici. Un posto che, se “succede che parti e poi alla stesso modo succede anche che torni”, non è più quello che ricordi.
Così il disincanto inizia proprio dal luogo, da un “(dis)unirsi” in cui la negazione resta tra parentesi e non si compie davvero. “Disincanto – nelle parole di Giordana Falzea – non è inteso in senso triste. Non è cinismo, non è diventare grandi e perdere l’incanto. I “dis” sono sempre tra parentesi perché nella mia idea dovevano diventare proprio la “soglia”, il punto in cui una cosa si rompe abbastanza da poter essere guardata davvero”.
Anche (dis)unirsi diventa quindi un modo per costruire un rapporto nuovo tra la terra d’origine e chi è stato via per tanto tempo. “Il mio – spiega ancora – è un disincanto liberatorio, è il momento in cui elimini tutti i filtri ed entri in contatto reale con le cose, passando per quelli che per me sono i tre punti centrali dell’essere un soggetto nel mondo: il rapporto con il luogo, il rapporto con l’altro e poi il rapporto con se stessi, andando sempre più in profondità”.
Messina e Faro, intanto, restano presenti per tutto il percorso, tanto che anche il rapporto con l’altro si compie in riva al mare e l’indagine di sé avviene scavando la sabbia. “Sin dall’inizio per me Messina era un personaggio di questi tre video e non solo del primo. Tutto il progetto è fortemente legato al luogo”.
(Dis)unirsi: quando i luoghi di casa raccontano una vecchia versione di te
I testi di Falzea partono da una sensazione in cui per molti sarà facile ritrovarsi: “una percezione di forte disorientamento, di non sentirsi di appartenere pienamente a un luogo a cui per istinto senti di dover appartenere”.
“Perché – racconta – tornando ti aspetti quasi di tornare a essere la versione di te che sei sempre stata in quel luogo, come se tutto restasse in sospeso mentre sei fuori. Nel frattempo però ti evolvi, cresci e tutto quello che fa parte di quel luogo fa lo stesso, cambia”. Una sensazione che allontana e avvicina al tempo stesso, unendosi a un’inevitabile trasfigurazione di ricordi e idealizzazione della terra d’origine.
“Almeno questo è quello che è successo a me – specifica – ma non credo sia un unicum. Credo siano tutte emozioni comuni. Se nasci a Messina, o in generale in Sicilia, penso sia veramente difficile liberartene. La Sicilia ha un’intensità che non ti levi mai di dosso. Mettere tutto questo a fuoco e raccontarlo è un modo per riconciliarsi”.
Così anche il primo video del progetto restituisce una fotografia nitida e un po’ malinconica di tutta quella fetta di giovani messinesi che ha lasciato la città per costruire qualcosa altrove, ma non ha mai smesso di tornare e probabilmente di sognare casa.
Messina vista da chi torna
Il cambiamento di un luogo, così come qualsiasi altro cambiamento, appare ancora più evidente quando si ha modo di vederlo tutto in una volta, tornando a distanza di tempo. Anche i miglioramenti, che da dentro possono sembrare lenti e impercettibili, appaiono così evidenti. “Mi sembra di percepire un fermento nuovo, dei movimenti interessanti tra i giovani,” dice infatti Falzea. “E, oltre che in me stessa, vedo in tante persone che sono andate fuori il desiderio di tornare, di restituire a un luogo che in passato ti ha dato”.
“Stiamo anche destrutturando quella convinzione per cui avere una vita di qualità sia andare a vivere a Milano perché ti dà un sacco di opportunità di lavoro”, conclude. “Spero ci siano anche gli spazi di espressione e le condizioni per stazionare. Quello di tornare è un desiderio che andrebbe assecondato e agevolato”.




