MESSINA. Era deputato regionale e si è dimesso per poter fare il sindaco di Messina. Era sindaco di Messina e si è dimesso per correre alla Presidenza della Regione, ritrovandosi invece, ancora una volta (la quarta), sugli scranni dell’Ars da deputato, per quel posto riservato al “miglior candidato sconfitto” che sa tanto di beffa per chi, come Cateno De Luca, fino a ieri ostentava la sicurezza del “41 più iva”, la percentuale che avrebbe dovuto spazzare via il suo contendente di centrodestra Renato Schifani e regalargli la poltrona di Palazzo d’Orleans. Nel mezzo, un’ambizione sbandierata ai quattro venti già nell’estate del 2018, appena qualche mese dopo il suo insediamento a Palazzo Zanca, in un tourbillon di dimissioni annunciate e poi ritirate, invettive contro l’ex governatore Nello Musumeci (che la sua rivincita se l’è presa giusto ieri, doppiandolo nella sfida diretta nell’uninominale al Senato nel collegio di Catania) e i “poteri forti”, e una lunga (e molto costosa, si suppone) campagna elettorale che è iniziata praticamente durante il lockdown di marzo 2020 e che per due anni e rotti, fino a venerdi scorso, lo ha portato a far comizi in 320 comuni su 391, isole comprese, con mezza Sicilia tappezzata dal suo volto e dal suo motto (“Cambierà tutto, finalmente”). Ieri, infine, il sogno infranto, con il comizio finale nella sua Fiumedinisi, dove il leader di Sicilia Vera Cateno De Luca si è dovuto arrendere all’evidenza. Un risultato, anticipato il giorno prima dagli exit poll (“farlocchi”, secondo lo stesso De Luca), che il candidato alla presidenza della Regione Siciliana probabilmente non aveva nemmeno mai preso in considerazione. Almeno a giudicare dalle aspettative  e dalle dichiarazioni rilasciate nel corso di una diretta pomeridiana, appena poche ora prima dal patatrac. La domanda che in tanti si fanno, a risultato acquisito, adesso è questa: ma alla fine ne è valsa la pena? Se avesse immaginato un esito di questo tipo, avrebbe rinunciato a cuor leggero al suo ruolo di sindaco e al suo intento di voler governare Messina per due legislature? Soprattutto adesso che i rapporti con il suo successore, Federico Basile, non sembrano essere esattamente rose e fiori, almeno a giudicare dalle frecciate lanciate ieri dal palco nei confronti del suo (ex?) delfino. Domanda oziosa, se si parla di Cateno De Luca, uno che le sfide le vive come una ragion d’essere e non si volta mai indietro. E infatti ha informato, via palco a Fiumedinisi, di volersi candidare a sindaco di Taormina.

LA CRONACA DELLA GIORNATA. Umore alle stelle (forti probabilmente del grande risultato ottenuto da Dafne Musolino e Francesco Gallo alla Camera e al Senato) e una fiducia che sembrava non potesse venire spezzata da niente. È iniziata così la mattinata al “quartier generale” di Cateno De Luca nella sua Fiumedinisi, dove nella piazza principale, piazza Matrice, aveva fatto allestire un palco con un maxischermo per seguire lo scrutinio e poi festeggiare la vittoria. Vittoria che, però, non è arrivata, facendo calare un clima di profonda delusione. A Fiumedinisi, ieri sera tutti (o quasi) giravano con la testa bassa e con un po’ di amarezza addosso.

Fotografia di questa condizione è Ismaele La Vardera, portavoce di Sicilia Vera e Sud Chiama Nord, l’unico che ha rilasciato interviste durante tutta la giornata, forte proprio di quella fiducia che aveva fatto credere a tutto il team di Cateno De Luca che sarebbe arrivato fino in fondo sbaragliando gli avversari concorrenti alla Presidenza della Regione Siciliana. E invece no: dopo un pomeriggio di proiezioni che lo davano in netto vantaggio (il conteggio la sua segreteria l’aveva iniziato dalla “roccaforte” di Messina, in cui ha volato col 60%, mentre le proiezioni tenevano conto di sezioni sparse in tutta l’isola), all’improvviso succede qualcosa. Stop alle interviste, niente più dichiarazioni, la baldanza dell’ora di pranzo diventata raggelante consapevolezza che stava andando male. Che qualcosa era sfuggita al controllo. Un post su Facebook ha spiegato l’inspiegabile, dato voce all’innominabile: “Ho perso”. Secco, laconico, almeno fino al momento alla nuova diretta sul palco di Fiumedinisi alle 19. Con tanto amaro in bocca e con un pizzico di polemica («Non credo che i siciliani abbiano vinto», ha dichiarato su Facebook quando ha ammesso la sconfitta).

Gli exit poll alla fine hanno avuto ragione, non erano poi così tanto farlocchi come aveva dichiarato De Luca ieri mattina. E a nulla sono serviti, alla fine, i dati iniziali comunicati dai rappresentanti di lista nelle varie sezioni della Sicilia, che non hanno fatto altro che alimentare una falsa speranza. Non è bastato il sostegno della provincia di Messina, dove alle ultime amministrative aveva sbaragliato la concorrenza un po’ dappertutto, vincendo ovunque avesse presentato sindaci. E non sono bastate nemmeno le atre roccaforti sul territorio, che secondo le previsioni avrebbero dovuto fornirgli una marcia in più. E ha deluso anche Palermo, la Palermo di Ismaele La Vardera, che all’apertura delle urne si aspettava di sicuro qualcosa in più.

E adesso? Comunque vadano le cose, e per quanti deputati De Luca possa portare a Palermo tra i banchi dell’Ars insieme a sé, qualcosa cambierà. Non il progetto dai molti nomi (oggi Sud chiama Nord, e De Luca sindaco di Sicilia e d’Italia, ieri Sicilia Vera, ancora prima Rivoluzione siciliana), che lo stesso De Luca ha assicurato che andrà avanti. Forse i compagni di viaggio. Dal palco “amico” di piazza Matrice, la sua piazza, De Luca ha manifestato un certo disappunto (eufemismo per dire che era incazzato come una iena) verso chi gli è stato vicino ma non quanto avrebbe voluto lui, chi si è impegnato ma non troppo, chi si è adagiato sugli allori. Per il redde rationem c’è tempo. “Qualche settimana di stop”, è quanto De Luca, ma più probabilmente i suoi affetti, si è imposto. È stata una campagna elettorale logorante, portata avanti a ritmi disumani, e che per giunta non ha pagato se non il minimo sindacale per non poterla definire un epocale flop. Il tempo di leccarsi le ferite, poi si ricomincia. Come, dove, quando, perché e soprattutto con chi, ancora è un mistero. E sarà il tema del prossimo ciclo della vita politica di De Luca, per il quale oggi, inevitabilmente, si è chiusa una fase.

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Messinese stanco
Messinese stanco
27 Settembre 2022 11:58

Quindi la grande novità della politica è uno che campa di politica da più di 30 anni