MESSINA. Succede che in un mite weekend di aprile, in una strana primavera in riva allo Stretto, la città di Messina una volta tanto non è solo uno sfondo, ma diventa una superficie: pelle viva su cui scrivere, strappare e riscrivere. Così alla Balza Futurista, spazio sempre più centrale per la sperimentazione artistica contemporanea, ha preso forma un dialogo inaspettato tra linguaggi diversi ma profondamente connessi. In uno spazio a metà tra il visibile ed il clandestino, arriva BVKA, artista romano che porta con sé il linguaggio ruvido e diretto dell’urban art, quello che non chiede permesso.

Tra ritmi lenti e stratificazioni, il suo immaginario nasce dalla strada e resta fedele a quella grammatica: immediata, accessibile, senza filtri. BVKA, da giovedì 16 a domenica 19 aprile, è stato ospite, in residenza d’ artista, alla Balza Futurista dove di certo non si è limitato a “produrre” opere. Ha abitato il contesto come fanno i writer: attraversandolo, contraddicendolo, lasciandosi contaminare senza mai appartenere davvero a un solo luogo. Opere portate in giro per la città, nuove tele, installazioni, indumenti customizzati live durante il brunch della domenica: ogni gesto è parte di un flusso più ampio, dove l’arte non si contempla soltanto. Si consuma, si indossa e si incontra. BVKA ha osservato la città, assorbendo e restituendo, e divorando pitoni con la stessa urgenza con cui si consuma un’idea. Al centro del suo lavoro c’è una faccia. Un sorriso fuori posto, nato da un frame di Full Metal Jacket, qualcosa che fa ridere e inquieta allo stesso tempo. È da lì che prende forma BVKA, un’identità che rifiuta di essere fissa. Può essere chiunque, perché tutto, nel suo universo, ruota attorno alla possibilità di scegliere chi diventare, anche quando il contesto prova a decidere per te. A Messina il suo volto muta ancora: incontra la tradizione dei Mori e la ribalta. Mille anni dopo, infatti, il moro torna a riprendersi la testa. È un cortocircuito tra storia e presente, tra immaginario collettivo e gesto individuale. Ed è proprio in questo spazio di tensione che il lavoro di BVKA trova senso: mettere in discussione, spostare il punto di vista, tenere aperte le possibilità.

Nella serata di venerdì, 17 aprile, mentre BVKA ultimava gli ultimi dettagli per la personale del giorno dopo, è arrivata, dalla provincia di Caserta, con la sua chitarra acustica e le sue maschere Frasla che ha portato tra le mura de La Balza Futurista una ricerca altrettanto radicale, giocata sul piano sonoro ed emotivo. «Io scrivo quello che mi sembra giusto», racconta, rivendicando una libertà espressiva che sfugge alle etichette. Anche la scelta della maschera diventa dichiarazione di intenti: «Mi ha scocciato tremendamente l’idea dell’estetica legata al corpo e al viso», spiega, chiarendo come il suo progetto nasca da un gesto di sottrazione più che di costruzione. La sua performance si è mossa tra fragilità e intensità, guidata da un principio preciso: «Che tu stia gridando o sussurrando, a me interessa che sia credibile». Un’urgenza che attraversa anche i temi dei suoi brani, dove ritorna spesso «la sensazione di essere chiusa nella provincia», e il bisogno di evasione che ne deriva. In questo intreccio tra arti visive e musica emerge un punto di contatto evidente: sia BVKA che Frasla costruiscono i propri personaggi come strumenti di libertà. Entrambi sfuggono a una definizione univoca, costruendo la propria identità partendo esattamente dal venire meno. Frasla sceglie di coprirsi, di nascondere il volto dietro una maschera per spostare l’attenzione sulla musica e sull’autenticità emotiva, BVKA crea un personaggio che non ha un volto unico, ma molti, diventando simbolo di possibilità e trasformazione continua. Se Frasla cerca una verità interiore attraverso la voce e l’evasione da un contesto percepito come limitante, BVKA lavora sul piano visivo e concettuale per mettere in discussione i vincoli imposti dalla società, immaginando un’identità fluida e molteplice. In entrambi i casi, il personaggio non è una semplice maschera, ma uno strumento: un filtro che, invece di nascondere, permette di esprimere con maggiore libertà ciò che altrimenti resterebbe inespresso.

 

BVKA nasce a Roma nel 2019. Com’è iniziato tutto?

“In modo totalmente casuale. Solo dopo ho capito davvero perché lo stavo facendo. Alla base c’è una riflessione sulla mancanza di equità nel mondo: la distanza tra ciò che vorresti essere e ciò che sei costretto a essere, spesso a causa del contesto da cui provieni.”

Come arrivi alla faces di BVKA?

“Da un frame di Full Metal Jacket. C’è questa faccia, questa espressione sorridente in mezzo alla guerra del Vietnam: un contrasto fortissimo, quasi disturbante. Mi faceva ridere e riflettere allo stesso tempo. Da lì ho iniziato a svilupparla come simbolo di accesso alle possibilità: nasci con infinite opzioni e scegli chi diventare. Per un po’ quest’ immagine che mi aveva colpito l’avevo messa da parte, poi ne ho ritrovato una simile sulla confezione di una famosa marca di dentifricio e da là ho fatto due più due ed ho pensato che era arrivato il momento fi fare qualcosa.”

Chi è BVKA?

“BVKA può essere chiunque e rappresenta la possibilità di essere chiunque, non ha un’identità fissa. Può essere un samurai, un cuoco, una figura politica. Il punto è che il risultato dipende dalle tue scelte, non da ciò che la società ti impone. È una faccia che vive più vite contemporaneamente. È una figura che attraversa contesti, culture e luoghi diversi, mantenendo però una coerenza interna.”

Il nome “BVKA” da dove arriva?

“L’ho scelto come nome d’arte. Deriva dal russo: indica una sorta di “uomo nero” dei sogni. Cercavo qualcosa di breve e incisivo. In molte lingue questi nomi sono lunghi, ma alla fine restano in testa quelli semplici.”

A Messina che forma ha preso BUKA?

“Mi sono ispirato alla tradizione dei Mori, che non conoscevo. Ho scoperto la leggenda, l’ho letta attentamente e l’ho reinterpretata: è come se, dopo mille anni, il moro tornasse in Sicilia a riprendersi la testa. Mi piace giocare con la storia e ribaltarla.”

Quanto il luogo in cui ti trovi influenza il tuo lavoro?

“Mi ispira, ma non voglio essere troppo legato a un contesto specifico. Porto sempre con me lavori già esistenti: il mio universo deve rimanere aperto e globale.”

Le tue opere mescolano riferimenti storici e politici. È una scelta precisa?

“Sì. Nei miei lavori convivono figure molto diverse, anche in contrasto tra loro. È un modo per mostrare quanto sia complesso il mondo e quanto siano relative le nostre scelte.”

Dal punto di vista tecnico come lavori?

“Uso principalmente acrilico e Posca, ma sto sperimentando anche con gli oli. Sto lavorando a una serie ispirata ai grandi artisti della storia, reinterpretandoli con il mio linguaggio. Ad esempio ho rielaborato opere di Munch o ritratti ispirati a Ligabue. Mi piace soffermarmi, soprattutto sulle cornici, su materiali che trovo in giro e a cui viene dato un’altra possibilità.”

Hai mai pensato a una versione femminile del tuo personaggio?

“Sì, esiste. Fa parte di una “famiglia” più ampia che sto sviluppando. Ho lavorato a tutto l’albero genealogico di BVKA.”

Uno dei tuoi soggetti più provocatori è la figura del “nazi-negro sparato”…

“È una provocazione legata alla libertà di scelta. Anche le decisioni più controverse nascono da una percezione personale di ciò che è giusto. Poi c’è il giudizio degli altri. Mi interessa esplorare proprio questo conflitto.”

Sei un artista autodidatta. Quanto conta la strada nel tuo percorso?

“Tantissimo. Più delle tecniche, conta quello che fai nello spazio pubblico. Ho iniziato con adesivi e poster, volevo che le immagini vivessero per strada. L’arte, per me, deve essere accessibile.”

Cosa pensi della scena artistica contemporanea?

“Spesso manca la ricerca. Vedo tante cose già fatte, ripetute senza una vera rielaborazione. Non è una questione di sentirsi superiori, ma di costruire un proprio linguaggio.”

Come ti è sembrata Messina?

“Molto affascinante. È l’opposto di dove vivo: più lenta, più tranquilla. Mi ha colpito soprattutto l’architettura, anche se è un mix di stili diversi.”

 

 

 

 

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