di Pio Magazzù
Voto: 3,5 su 5
L’amichevole Spider-Man di quartiere di Tom Holland torna al cinema per il quarto capitolo della saga a lui dedicata. Destin Daniel Cretton, già regista di Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli, dirige una pellicola fortemente ispirata ai fumetti, che racconta un Peter Parker alle prese con la propria vita da uomo, prima ancora che da supereroe. Sempre più simile alla sua controparte cartacea, il nuovo capitolo dell’Uomo Ragno è uno dei migliori film del MCU post-Endgame, senza però essere perfetto.
Una nuova minaccia per Spider-Man
A quattro anni dagli eventi di Spider-Man: No Way Home e dall’incantesimo di Doctor Strange, Peter vive la sua nuova vita da supereroe solitario in una New York sempre più felice della presenza dell’Uomo Ragno. Un giorno, però, la routine di Peter viene scossa dall’avvento di una nuova entità, mai vista prima, in grado di possedere le persone. La creatura sembra essere interessata a qualcosa in possesso della Damage Control, un’agenzia governativa incaricata di controllare l’utilizzo delle tecnologie più avanzate e dei superpoteri. Mentre cerca di venire a capo della nuova minaccia, Peter si imbatte nell’amico Ned e nella sua amata MJ, tornati a vivere a New York dopo il college, i quali, in seguito all’incantesimo di Doctor Strange, non hanno più memoria di lui. A complicare ulteriormente la situazione, i poteri di Spider-Man iniziano a comportarsi in modo anomalo e ben presto Peter si ritrova a dover affrontare una profonda evoluzione fisica.
Una storia di formazione
Destin Daniel Cretton, pur portando una regia nuova e fortemente ispirata, prosegue sul solco tracciato dai capitoli precedenti della saga. Il regista confeziona, infatti, una pellicola di formazione, dove questa volta le avventure di Peter Parker diventano metafora dell’importanza dei legami umani e dell’accettazione di sé stessi, senza cercare di reprimere ciò che si è realmente. In questo senso, è importante la presenza del Punitore di Frank Castle, rappresentazione di chi ha scelto una solitudine autoimposta in seguito alla tragedia vissuta, così come quella di Bruce Banner, che da anni cerca di reprimere Hulk, ricorrendo anche alla tecnologia per limitare la sua parte più istintiva, legata ai raggi gamma. Spider-Man: Brand New Day è una pellicola che parla di Peter Parker e dei suoi conflitti interiori ancor prima che di Spider-Man, raccontando l’evoluzione umana ed emotiva di un ragazzo, prima ancora che di un eroe, che ha scelto l’esilio per proteggere le persone che ama, sottovalutando però l’importanza dei legami umani e, soprattutto, di quelli con le persone a lui più care. Anche il nuovo nemico si trova, a sua volta, ad affrontare una situazione simile, avendo però ancora la possibilità di cambiare le cose.
Un racconto ancora una volta corale
Come accaduto nei precedenti capitoli, anche questo quarto episodio della saga è una storia in parte corale. Se Peter Parker è solo, non si può dire lo stesso di Spider-Man. L’eroe del Queens, infatti, si troverà a combattere fianco a fianco con il Punitore, qui molto meno violento rispetto alla sua controparte fumettistica e protagonista di un rapporto quasi da buddy movie con Peter, oltre a incontrare Bruce Banner nel tentativo di comprendere meglio i cambiamenti che sta vivendo il suo corpo. Nella pellicola faranno la loro comparsa anche altri eroi e villain già apparsi nel MCU, volti a sottolineare ulteriormente l’appartenenza del film al MCU. Sembra ormai evidente che Marvel e Sony fatichino a immaginare una storia di Spider-Man senza la presenza di altri eroi dell’Universo Cinematografico: prima Iron Man, poi Nick Fury, Doctor Strange e ora il Punitore e Hulk. Questa volta, però, la presenza degli altri eroi non è soltanto funzionale alla trama, ma diventa un elemento essenziale per la crescita e l’evoluzione umana di Peter. Ciascuno di loro, attraverso la propria storia e le proprie scelte, offre a Peter Parker/Spider-Man la possibilità di comprendere meglio sé stesso, il suo conflitto interiore e le conseguenze delle proprie decisioni, in un film che, come detto, è anche un’opera di formazione.
Un film ben riuscito
Destin Daniel Cretton porta in sala il migliore dei quattro film dedicati allo Spider-Man di Tom Holland. Il ritorno alle origini dell’amichevole Spider-Man di quartiere segna anche un ritorno a una storia più street, immersa in una New York viva più che mai. I movimenti di macchina accompagnano gli spostamenti di Spider-Man tra i palazzi della città, con soluzioni visive che ricordano da vicino gli Spider-Man di Sam Raimi. Anche sul fronte dei combattimenti si nota un evidente passo in avanti, grazie soprattutto alle doti di Tom Holland, che rende credibili e profondamente convincenti gli stunt realizzati dallo stesso attore. Sul fronte del costume, finalmente torna un costume reale indossato da Holland, una scelta che rende il personaggio più reale e credibile rispetto al passato. La pellicola scorre bene e senza grossi intoppi, ma è il terzo atto a risultare meno riuscito. La risoluzione degli eventi appare troppo veloce e rimane la sensazione che manchi una certa dose di epicità. A risentirne maggiormente è lo scontro con il villain principale, nel quale manca quella tensione che ci si aspetterebbe da un film di Spider-Man dal tono più cupo. Ottima la prova di Tom Holland, che si conferma perfetto per il ruolo. Sadie Sink convince nella sua interpretazione e si conferma una grande attrice in ascesa, nonostante la giovane età. Infine, Jon Bernthal regala un Punitore ironico e divertito, ma al tempo stesso molto centrato, confermando quanto l’attore sembri trovarsi ormai perfettamente a suo agio nei panni di Frank Castle. Bella anche la fotografia, più cupa rispetto al passato ma coerente con l’emotività della pellicola. Ottime anche le musiche, che accompagnano egregiamente l’evoluzione della storia, sottolineandone i momenti più importanti senza mai risultare invasive.
Un nuovo inizio
Spider-Man: Brand New Day segna probabilmente l’inizio di una nuova trilogia, visti anche gli incassi record di quasi un miliardo di dollari registrati nel solo weekend di apertura. Tirando le somme, questo nuovo capitolo dedicato all’Uomo Ragno è uno dei migliori film realizzati dalla Marvel nel post-Endgame. Eppure, sembra mancare qualcosa. La struttura del film è in parte simile a quella di Thunderbolts, dove il confine tra buoni e cattivi è molto labile. Questo quarto capitolo sembra essere soprattutto l’inizio di una nuova storia e una grande introduzione a ciò che attende il futuro del MCU. Ed è proprio questo uno dei suoi principali difetti: nel tentativo di costruire il futuro di Spider-Man e dell’Universo Cinematografico Marvel, Sony e Marvel sembrano aver sacrificato parte dell’epicità del film. Brand New Day è, infatti, una pellicola molto più introspettiva rispetto ai precedenti capitoli, che mette al centro Peter Parker e la sua evoluzione umana ancor prima che Spider-Man e le sue avventure. Una scelta che rende il film più maturo, personale e, per certi versi, più fedele allo spirito del personaggio fumettistico, ma che finisce inevitabilmente per lasciare in secondo piano quella componente epica che ci si aspetterebbe da un grande cinecomic Marvel. È difficile dire altro senza entrare nel territorio degli spoiler, ma nel complesso Spider-Man: Brand New Day è un ottimo cinecomic e probabilmente il più completo dei quattro capitoli con Tom Holland. Un film che guarda al futuro del MCU, ma che riesce soprattutto a raccontare un Peter Parker più adulto, consapevole e umano, pur lasciando la sensazione che, per diventare davvero memorabile, gli sia mancato quel pizzico di mordente e di epicità in più.





