Stretto di carta

(Dario Tomasello; Il palindromo, 2021)

 

 

ll paesaggio è una narrazione collettiva, espressione e al tempo stesso fondamento dell’identità delle popolazioni: non esiste di per sé, ma prende forma solo se c’è qualcuno che lo osserva, lo abita, lo attraversa, lo racconta. Un paesaggio inteso come il formarsi di una società in un certo territorio non può che essere generato da un processo di esplorazione e di continua ri-descrizione creativa. Il paesaggio dello Stretto è un paesaggio di confine, fatto di transizioni, disastri, mutevolezze. Questo libro raccoglie in un unico coro tutte le voci letterarie che lo hanno narrato e ri-discrivendolo creativamente contribuisce a dare un’identità contemporanea al nostro paesaggio. Lo Stretto viene osservato e narrato attraverso numerosi scrittori e scrittrici: da Giovanni Pascoli, Bartolo Cattafi, Jolanda Insana, Salvatore Quasimodo, Gesualdo Bufalino, Vincenzo Consolo, Stefano D’Arrigo ai contemporanei come Giovanna Giordana e Nadia Terranova. La narrazione diventa iconografia individuando i luoghi su una mappa: la mappa letteraria dello Stretto di Messina.

Indispensabile per allenare lo sguardo a “leggere” il nostro paesaggio.

 


 

Quando qui sarà tornato il mare

(Moira dal Sito; Alegre, 2021)

 

 

Dal sito dell’editore: «Il grande delta del Po, coi suoi rami vivi e quelli morti. La bassa padana più bassa che c’è: una vasta conca tra Ferrara, Rovigo e la costa, terre strappate alle acque in secoli di bonifiche. Un paesaggio artificiale in equilibrio precario.
Oggi il clima cambia e sconvolge quell’equilibrio. L’Adriatico si alza, spinge, vuole l’entroterra. In pochi decenni, quella zona d’Italia sarà sott’acqua.
Quando qui sarà tornato il mare è l’esito di un esperimento di scrittura collettiva condotto da Wu Ming 1 nel basso ferrarese. Lo scopo era immaginare il mondo sommerso di fine secolo e ambientarvi storie create con vari metodi. Ne è nata l’epopea di un mondo ancora e sempre in bilico, tra fatalismi e ritorni all’utopia, miti antichi e sogni di futuro. Un mondo di isole creole, afropadane, dove si parlano pidgin e nuovi dialetti.
Nel testo d’apertura Wu Ming 1 racconta storia, conflitti e peculiarità del basso ferrarese, riflette sul ruolo dello scrittore nel clima che cambia, racconta l’esperienza del laboratorio e annuncia il progetto Blues per le terre nuove, di cui questo libro è già parte.
Sapere che un territorio sparirà fa vedere i fantasmiNella zona del delta, sono fantasmi di paludi prosciugate, di alvei abbandonati dai loro fiumi, di poderi un tempo floridi e oggi ridotti a polvere. Cos’è questa terra che sentiamo sotto i piedi? Questo paesaggio che davamo per scontato e che presto non ci sarà più?
Di fronte al disastro climatico la letteratura può aiutarci a forzare l’immaginazione. E prepararci all’incontro coi fantasmi.

Da leggere perché i paesaggi possono esistere grazie alla narrazione di essi

 


 

Lettere tra due mari

(Siri Jacobsen; Iperborea, 2021)

 

 

Dal sito dell’editore: «In principio il nostro pianeta era ricoperto da un’unica, felice distesa d’acqua, ma poi eruppe la terra, che squarciò la coltre primigenia separandola nelle tante sorelle chiamate oggi «mari» o «oceani» da noi umani, noi «creature». Da allora quelle sorelle, divise dalla terra ma anche dalla sensibilità e dal carattere di ciascuna, cospirano e mandano avanti un piano ingegnoso per sommergere tutto e tornare all’unità perduta. In una narrazione epistolare che ha la poesia e la tenerezza dell’intimità, Siri Ranva Hjelm Jacobsen rifonda il mito della grande madre e dà voce alle nostre acque, protagoniste dei cambiamenti climatici in corso sulla Terra, per raccontare la nascita e il declino dell’umanità».

Da leggere per osservare la questione ambientale da un punto di vista inedito e poetico

 


 

Tra una riva e l’altra. Jacques Derrida e il Mediterraneo

(Silvia Geraci; Mesogea, 2019)

 

 

Dal sito dell’autore: «Un breve saggio che ricostruisce le caratteristiche peculiari della «questione mediterranea» nel pensiero di uno dei più importanti filosofi del nostro tempo. Jacques Derrida ha in effetti incrociato, nel suo percorso biografico e filosofico, tutte le eredità del Mediterraneo: quella di Abramo e dei tre monoteismi, soprattutto quello ebraico; quella del mondo arabo; quella della Grecia; quella della Roma latina e cristiana. Il carattere altrimenti mediterraneo del pensiero di Derrida consiste nell’aver fatto della propria condizione biografica, di questa eredità molteplice, una risorsa per ripensare il Mediterraneo come il luogo esemplare di un pensiero né identitario, né della distruzione dell’identità, ma della decostruzione di tutte le retoriche dell’identità e dell’appartenenza: anche quella di una supposta identità mediterranea».

Da leggere per decostruire e ricostruire la nostra identità mediterranea

 


 

Mediterraneo Blues

(Iain Chambers; Samu, 2021)

 

 

Dal sito dell’editore: «Il blues del Mediterraneo è rap, elettronica, raï, rebetiko e trap, ed è la colonna sonora nelle metropoli del sud del mondo, dal Cairo a Nairobi passando per Napoli, in cui non esiste distinzione tra musiche autentiche e musiche importate. I suoni non rispettano i confini nazionali e portano con sé le tracce del colonialismo europeo, perché quella storia fa parte delle lingue e nei ritmi di oggi. L’obiettivo di questo libro piccolo saggio dedicato ai suoni è di mostrare una narrazione diversa, in cui il sud del mondo si rivela parte fondamentale della cosiddetta modernità fin dal suo inizio, e non elemento estraneo e sempre in ritardo, sempre indietro, rispetto al nord. Nei versi di Mahmood, nella chitarra elettrica dei Tinariwen, nel successo di Umm Kalthum e nelle ricerche sulla voce di Demetrio Stratos, è nascosto un invito a capire che non solo la musica, ma anche concetti come la cittadinanza e la democrazia viaggiano, vengono tradotti e trasformati. I suoni registrano questi percorsi e ci fanno ascoltare altre storie».

Da leggere perché il paesaggio del mediterraneo è una meraviglia anche per le orecchie

 

 

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