MESSINA. «La vera questione che emerge dalla vicenda delle autostrade siciliane è contenuta proprio nella risposta dell’assessore Alessandro Aricò. L’assessore afferma di avere reperito i 32,5 milioni di euro necessari per scongiurare il rischio di interdizione al traffico attingendo ai fondi residui del Programma operativo complementare. E allora la domanda è inevitabile: se queste risorse erano disponibili, perché è stato necessario arrivare a una diffida del Ministero per utilizzarle per la sicurezza delle nostre autostrade?».
Lo dichiara Pippo Lombardo, deputato regionale di Sud chiama Nord, intervenendo sulla situazione della A18 Messina-Catania e della A20 Messina-Palermo.
L’assessore regionale alle Infrastrutture ha comunicato che i 32,5 milioni necessari saranno reperiti dai fondi residui del POC, aggiungendo ulteriori 2 milioni dell’Assessorato per lavori di somma urgenza. La comunicazione arriva dopo la richiesta del MIT al CAS di avviare in tempi estremamente ravvicinati gli interventi di mitigazione del rischio.
«Parliamo di risorse residue di una programmazione già esistente. Per questo chiediamo alla Regione di chiarire da quando quelle somme fossero effettivamente disponibili e utilizzabili per questi interventi. Perché, se potevano essere impiegate prima, non è stato fatto? Perché si è atteso che la situazione arrivasse al punto da rendere concreta persino l’ipotesi di una totale interdizione al traffico?».
La relazione tecnica quantifica infatti in circa 32,5 milioni di euro gli interventi immediati di mitigazione del rischio e stabilisce che debbano essere avviati entro un mese. In assenza degli interventi, viene prospettata la necessità di valutare una totale interdizione al traffico delle infrastrutture.
«Ogni giorno migliaia di automobilisti percorrono queste autostrade. La sicurezza non può diventare una priorità soltanto quando arriva una diffida perentoria. Se sarà confermato che quelle risorse erano già disponibili e utilizzabili, allora l’assessore Aricò non dovrebbe limitarsi a rassicurare oggi i siciliani: dovrebbe spiegare perché non si sia intervenuti prima e chiedere scusa agli utenti».
Ma, sottolinea Lombardo, la questione finanziaria immediata rappresenta soltanto una parte del problema.
«Nella relazione dell’ingegnere Placido Migliorino non c’è soltanto la necessità di mitigare nell’immediato il rischio. C’è un problema strutturale, tecnico e amministrativo del CAS che non può più essere ignorato. Viene detto chiaramente che le attuali risorse di personale e la struttura organizzativa non appaiono sufficienti e che il Consorzio deve riorganizzarsi strutturalmente e operativamente, incrementando le risorse umane e finanziarie». Anche il MIT ha richiamato la necessità di una riorganizzazione del Consorzio e di adeguate risorse umane, tecniche e finanziarie.
«È un quadro che, grazie anche al lavoro svolto dall’attuale Consiglio direttivo del CAS, oggi è finalmente emerso in tutta la sua gravità e che impone alla politica regionale di assumersi le proprie responsabilità. Non basta trovare 32,5 milioni quando arriva l’ultimatum. Occorre affrontare il problema complessivo del Consorzio e mettere a disposizione le risorse necessarie per il suo risanamento e per garantirne una struttura tecnica e amministrativa adeguata.»
Lombardo conclude: «Oggi tutti i nodi sono venuti al pettine. Sicurezza delle autostrade e organizzazione del CAS non sono più rinviabili. La Regione deve decidere cosa vuole fare di questo importante asset: se intende mantenerlo e rilanciarlo, deve mettere mano alle casse e assicurare le risorse necessarie; diversamente abbia il coraggio di dire chiaramente se intende percorrere un’altra strada per la gestione della rete.
Non possiamo continuare a vivere di emergenze, diffide e soluzioni trovate quando siamo ormai con le spalle al muro. I siciliani hanno diritto a sapere che le autostrade che percorrono ogni giorno sono sicure e che chi ha la responsabilità di governarle intervienga prima che arrivi un ultimatum, non dopo».





