MESSINA. Alla fine, pare che l’autorità portuale a Gioia Tauro non l’abbia mai voluta nessuno. Non il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, che ha accusato il governatore della Regione Sicilia Rosario Crocetta di aver fatto intercessione solo per Catania, che nonostante non sia porto “core” ha scippato ad Augusta la sede istituzionale dell’ente. Non Rosario Crocetta, che a Messina ha dichiarato, sventolando un po’ di fogli, di avere “le carte” che dimostrerebbero l’esatto contrario di quanto affermato da Delrio. E cioè che lui, Crocetta, si è battuto strenuamente per Messina, e poi è stato sopraffatto da forze governative contrarie. Non la voleva, ovviamente, Renato Accorinti, sindaco di Messina, che oggi, al fianco di Crocetta, l’ha ribadito, pacatamente come al suo solito. “Ci siamo battuti per l’Authority dello Stretto, tra Messina,  Milazzo e Reggio Calabria”.

Se nessuno la voleva in Calabria, e anzi sembrano tutti concordi sul ritenere Messina la soluzione più soddisfacente, com’è che la sede direzionale dell’Autorità portuale accorpata è finita a Gioia Tauro? Crocetta ha accusato, avendo gioco facile, la delegazione romana dei messinesi e, ormai in piena campagna elettorale, si è lanciato a testa bassa contro il Pd, in particolare contro il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone, che secondo il governatore ha intenzione di concorrere alla regione, proprio contro Crocetta, che di ricandidarsi ne ha tutta l’intenzione, e infatti ha lanciato il movimento SiciliaRiparte: che come nome pare proprio una discreta ammissione di colpa.

Da Messina, spettatrice senza voce, di voce si leva quella di Capitale Messina, che ragionando a bocce ferme arrivano ad una conclusione di rara lucidità: “ci piacerebbe che la futura sede dell’Autorità siculo-calabrese fosse la città dello Stretto, ma riteniamo l’obiettivo difficilmente raggiungibile: per la sede a Catania Crocetta giocava in casa, per spostare a  Messina la sede di  una autorità interregionale servirebbe il consenso del governatore calabrese, che non avrebbe motivo di concederlo. E d’altra parte sarebbe importante dal punto di vista identitario e politico, ma sul piano operativo più che la sede – in relazione alla si sarebbe dovuto lavorare tutti, sin dall’inizio, affinché potesse essere la città Metropolitana di Messina – riveste una fondamentale importanza la sua governance. Infatti quand’anche avesse casa a Messina, l’organo di governo della futura Autorità di Sistema Portuale del Tirreno meridionale, sarebbe comunque sbilanciato a nostro sfavore. Il comitato di gestione, oltre al presidente che si presuppone super partes, sarà a maggioranza calabrese, con tre componenti d’oltrestretto (uno indicato dal sindaco di Reggio, uno da Gioia Tauro ed uno nominato dalla regione Calabria) e due messinesi (uno indicato dal sindaco di Messina ed uno dalla regione Sicilia)”. Le soluzioni? “La prima è quella di implementare una iniziativa legislativa che garantisca una qualche forma  di autonomia amministrativa al costituendo ufficio portuale di Messina, come sostenuto di recente da personaggi politici di rilievo. La seconda è quella di restituire le aree del demanio marittimo, non funzionali rispetto alle attività portuali, alla piena titolarità della città.  Aree tra le più pregiate del nostro territorio, fino ad ora sotto la gestione di un Ente pienamente messinese e domani, condizione assolutamente inaccettabile, sotto la potestà dell’Autorità portuale di Gioia Tauro”

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