MESSINA. Il 77% dei condomini, a Messina, sono morosi nei confronti dell’Amam, l’azienda che si occupa di approvvigionamento idrico: 2226 su 3100, quasi quattro su cinque, con soli 682 in regola. Il dato, clamoroso, lo ha diffuso la stessa partecipata, in risposta alle polemiche sollevate sulla riduzione della portata idrica effettuata dall’azienda ai danni di chi non paga.

Come mai questi numeri esorbitanti? Lo spiega un comunicato dell’Amam: “Con i 3.100 condomini di Messina, Amam, nella maggioranza dei casi, ha un contratto unico e conseguentemente un contatore unico. L’azione di riscossione dei consumi dei singoli inquilini è quindi compito del condominio attraverso il proprio amministratore. Ma ben il 77% dei condomini (2.226) sono morosi, ovvero non hanno pagato e/o non pagano regolarmente le bollette di consumo dell’acqua e dell’uso della fognatura e della depurazione, mentre ce ne sono comunque 682 in perfetta regola. Il perché non paghino è pertanto una questione esclusivamente interna alla gestione del condominio e quindi, se ci sono inquilini che adempiono e altri che non lo fanno, non può essere imputato all’Amam, tanto più se il risultato finale è quello di non pagare comunque la bolletta afferente il condominio nel suo complesso.  La causa principale di morosità, quindi, non è la presenza del contatore unico, ma l’assenza di pagamenti da parte del condominio”.

Anche sulle morosità “singole” non va molto meglio. Anzi. “Amam si è sempre resa disponibile nel concedere dei piani di rientro alle utenze morose, ivi comprese le utenze condominiali. In passato sono già stati stipulati accordi, con previsione di rateizzazioni, che spesso, purtroppo, non sono stati onorati, neanche pagando i consumi correnti, determinando per questo un aumento considerevole del debito”, spiegano dall’azienda.

A quanto ammonta il credito che l’Amam vanta dai consumatori? Una cifra spaventosamente alta: a bilancio 2015, infatti, l’Azienda Meridionale Acque Messina iscriveva, alla voce “crediti verso clienti esigibili entro l’esercizio successivo”, ben 72 milioni di euro. Che, a loro volta, hanno determinato 45 milioni di euro di debiti che la partecipata aveva iscritto a bilancio nei confronti dei fornitori, ed altrettanti verso i “controllanti” (il Comune di Messina), arrivando a far lievitare i debiti totali ad ottanta milioni di euro.

 

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