MESSINA. Assegnare il Premio Nobel per la Pace ai bambini di Gaza, affinché la loro sofferenza diventi un richiamo universale alla responsabilità degli Stati, della comunità internazionale e delle coscienze individuali. È questo il significato della proposta sostenuta dal filosofo Eugenio Mazzarella, professore emerito di Filosofia teoretica all’Università Federico II di Napoli, rilanciata dal quotidiano Avvenire e sostenuta da migliaia di cittadini, intellettuali, rappresentanti delle istituzioni e organizzazioni della società civile.
La proposta verrà presentata a Messina il 6 novembre 2026, alle ore 10.30, presso la sede di Assostampa di Piazza Antonello, con gli interventi di Antonio Arena, giornalista e saggista; frate Paolino Saia, della Chiesa di Lourdes; Alberto Randazzo, docente di Diritto costituzionale e segretario generale della Consulta delle Aggregazioni Laicali; Piero Orteca, della Gazzetta del Sud, in collegamento online. L’incontro vuole contribuire alla diffusione dell’appello e promuovere nuove adesioni, coinvolgendo la società civile, le istituzioni, il mondo della cultura e le comunità religiose.
L’iniziativa nasce dalla tragedia vissuta dai bambini palestinesi, vittime dei bombardamenti, della distruzione delle abitazioni e delle scuole, della fame, della mancanza di cure e della perdita dei familiari. Bambini ai quali la guerra ha sottratto non soltanto il presente, ma anche la possibilità di immaginare un futuro.
La proposta non intende istituire una graduatoria delle sofferenze né distinguere tra bambini appartenenti a popoli diversi. Al contrario, attraverso il dramma di Gaza vuole richiamare l’attenzione su tutti i bambini travolti dai conflitti: israeliani, ucraini, russi, sudanesi e di ogni altra parte del mondo.
«Non ci sono solo i bambini di Gaza tra le vittime innocenti delle guerre: ci sono i bambini israeliani uccisi nel raid sanguinario di Hamas del 7 ottobre 2023 e quelli che sono morti successivamente nelle prigioni dei terroristi. Ci sono i bambini ucraini e quelli russi, ci sono i piccoli iraniani e sudanesi. L’infanzia in guerra, tutta e di tutti i tempi, si può riconoscere nella candidatura al Nobel», spiega Marrazella in un articolo.
La proposta era già avanzata in precedenza dall’associazione L’isola che non c’è di Latiano.
Per aderire all’iniziativa: petizione.gaza@avvenire.it





