MESSINA. Non si possono accendere fuochi, falò, braci o fuochi d’artificio. Non si possono installare tende. E non si possono usare speaker troppo potenti. Sono alcuni dei consueti divieti disposti dal sindaco Federico Basile per Ferragosto: il primo cittadino ha infatti firmato, come ogni anno, un’ordinanza sindacale con “misure temporanee di prevenzione e tutela della pubblica incolumità, del decoro urbano e dell’ambiente costiero in occasione della festività di ferragosto 2026″, imponendo dei divieti sugli arenili nei giorni 14, 15 e 16 agosto 2026. Divieti che, in teoria, valgono tutto l’anno, secondo la legge italiana.
Più nello specifico, sarà vietato «detenere, trasportare o accumulare legna, carbone, carbonella o altro materiale combustibile idoneo all’accensione di falò o fuochi di qualsiasi genere; accendere fuochi, falò o braci, nonché effettuare attività pirotecniche o utilizzare fuochi d’artificio, salvo espressa autorizzazione rilasciata dagli organi competenti; installare o utilizzare tende, gazebo, strutture temporanee, attrezzature da campeggio o realizzare forme di bivacco e pernottamento non autorizzate; utilizzare apparecchiature sonore, altoparlanti, amplificatori o altri dispositivi idonei a produrre emissioni sonore tali da arrecare disturbo alla quiete pubblica o compromettere la percezione di eventuali segnali di allarme; introdurre o utilizzare contenitori in vetro sugli arenili e nelle aree immediatamente prospicienti gli stessi; abbandonare rifiuti, materiali o attrezzature utilizzate per bivacchi o permanenze temporanee».
“In occasione della festività del Ferragosto si registra annualmente un significativo incremento della presenza di persone lungo gli arenili ricadenti nel territorio comunale, con particolare afflusso nelle ore serali e notturne – si legge nel documento – tale fenomeno, soprattutto nelle giornate e nelle notti comprese tra il 14 e il 16 agosto, è frequentemente accompagnato dalla realizzazione di bivacchi, dall’accensione di fuochi e falò, dall’installazione di tende, gazebo e altre strutture temporanee, nonché dall’utilizzo di apparecchiature sonore non autorizzate. Tali condotte possono determinare situazioni di rischio per la pubblica incolumità, con particolare riferimento al pericolo di incendi, alla presenza di materiali combustibili sugli arenili, alla difficoltà di intervento dei mezzi di soccorso e alla compromissione delle condizioni di sicurezza degli spazi pubblici e demaniali. Le predette attività determinano inoltre fenomeni di degrado ambientale, alterazione del decoro urbano, abbandono incontrollato di rifiuti e potenziali situazioni di pregiudizio per l’ambiente costiero”.
Ordinanza sindacale a parte, in generale, in Italia non si possono accendere falò in spiaggia: lo dice la legge italiana, che spiega come per occupare una spiaggia e accendere un fuoco serve preventivamente l’autorizzazione dell’autorità di pubblica sicurezza. Per non parlare delle norme ambientali che lo vietano e delle leggi che regolano l’occupazione di suoli demaniali (tra i quali rientrano le spiagge). E allora, perché i sindaci ogni anno emettono ordinanza sindacale? E perché alcuni invece no? Per ausilio. Le forze dell’ordine, quindi Polizia di Stato e Carabinieri, infatti, stanotte vigileranno per garantire il rispetto della legge. La Polizia Municipale, però, può supportare i colleghi degli altri ordini solo se lo dispone il sindaco della città, ad esempio, con un’ordinanza contigibile e urgente (quale quella firmata da Basile) per uno specifico periodo (con un inizio e una fine) che, infatti, rientra nel campo della sicurezza pubblica, in qualità di ufficiale di governo.
A Messina, quindi, oltre a Polizia di Stato e Carabinieri, a vigilare sul territorio messinese (che va da Ortoliuzzo a Giampilieri) sarà anche la Polizia Municipale.
E chi ignora l’ordinanza? “Fatta salva l’applicazione delle norme penali e amministrative vigenti, la violazione delle disposizioni della presente Ordinanza comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da €25,00 a € 500,00 per ciascuna violazione accertata”, recita l’ordinanza.


