MESSINA. Venerdì 10 luglio dalle 17.00 a Roccavaldina, nell’Area Artigianale trasformata, la Fondazione Messina inaugurerà il Polo olivettiano, realizzato in partnership con l’Ente Locale, con numerose realtà dell’economia sociale e solidale locali, nazionali e internazionali e con importanti istituzioni della ricerca scientifica. Nei capannoni dell’ex zona artigianale alla periferia di questa area interna del messinese, la Fondazione Messina ha infatti promosso un sistema socio-economico che ruota attorno a un Polo di produzione, ricerca, formazione, sede di co-working e di laboratori educativi, per una metamorfosi territoriale che punta alla giustizia sociale e ambientale. Perché si può fare impresa, comunità e rigenerazione urbana all’insegna dell’economia circolare e di uno sviluppo sostenibile e solidale per le persone e per i territori.
«È un’esperienza innovativa dal carattere olistico – sottolinea Gaetano Giunta, Presidente della Fondazione Messina – esplicitamente ispirata ad approcci di complessità. Esperienza che dimostra come si possa fare economia interconnessa a più complessivi processi di sviluppo umano e come si possano elaborare e sperimentare teorie economiche capaci di porre quali vincoli esterni alle logiche mainstream di massimizzazione del profitto, la progressiva espansione delle libertà delle persone più fragili, la costruzione di capitale sociale, la sostenibilità ambientale e la ricostruzione di bellezza».
Cuore del Polo olivettiano è la fabbrica ecobuddy, dove viene realizzato su scala industriale un nuovo tipo di bioplastiche a basso impatto ambientale, per la cui produzione vengono utilizzati come componenti sia gli scarti della lavorazione della birra (le trebbie) del Birrificio Messina – impresa rigenerata dai lavoratori sostenuta dalla stessa Fondazione – sia altri scarti delle lavorazioni agroalimentari del territorio (olio, agrumi, tostatura del caffè). Il processo che ha portato alla messa a punto delle nuove bioplastiche ha richiesto un importante e originale lavoro di ricerca – cofinanziato dal progetto Ue LIFE RESTART nell’ambito del Programma LIFE – coordinato dalla Fondazione Messina in partnership con la cooperativa sociale Ecomed, con Giardineria Italiana del Distretto Florovivaistico di Pistoia, con il Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Messina, con Crossing, spin off del Dipartimento di Nanosistemi dell’Università Cà Foscari di Venezia. Tale ricerca ha avuto come principali stakeholder alcune importanti aziende europee come Heineken Italia, Quercetti, Italtrike, Hape International e Clementoni.
La fabbrica “prototipo”, fra le prime del settore e unica per quanto riguarda il processo produttivo, è gestita dalla Cooperativa Sociale EcosMed e ha generato nuovi posti di lavoro, alcuni dei quali riservati a persone in condizioni di fragilità sociale, ridestinando parte degli utili per sostenere azioni di ricerca sulla transizione ecologica e interventi di contrasto della povertà educativa dei territori, seguendo «approcci pre-distributivi e redistributivi», tiene ad evidenziare Giunta.
Nel Polo ha sede un centro di ricerca avanzato sui mutamenti climatici con una specializzazione sui biomateriali. Ed è stato realizzato un co-working che ha, fra l’altro, attratto un pastificio, Terra di Sicilia, che produce pasta con grani tradizionali della zona, (che fanno parte della rete Slow Grains di Slow Food) e uno degli studi di Nugae, impresa del designer Francesco Belvisi, che utilizza prototipi di robot di grandi dimensioni per stampe di macro-oggetti in 3D. L’intero Polo olivettiano, come tutte le aree rigenerate dalla Fondazione, fa parte della rete de I Parchi della Bellezza e della Scienza, integrando in esso la dimensione educativa.
Sui temi propri del Polo, la Fondazione Messina, in pool con Enel Cuore, Ente Filantropico del Gruppo Enel, e con la Fondazione Con il Sud, ha creato un’infrastrutturazione educativa permanente sui saperi STEAM connessi alla transizione ecologica. Il Polo è inoltre diventato il principale nodo energetico del territorio da fonti rinnovabili (pannelli fotovoltaici) e consente di alimentare la fabbrica e una comunità energetica solidale di cittadini. È in grado di redistribuire l’energia tra i nodi secondo algoritmi sociali, ovvero fornendo energia a costi più bassi a chi ne ha più bisogno, e favorisce così la transizione ecologica del borgo storico senza impatto paesaggistico contribuendo al contrasto della povertà energetica. L’Hub di redistribuzione è interconnesso a una piattaforma digitale del dono e degli scambi reciproci, Andròn. Algoritmo redistributivo e Andròn sono prototipi realizzati dalla Fondazione Messina in collaborazione con l’Istituto ITAE del CNR e il Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi di Messina.
Il centro di ricerca sta sostenendo, sin dalla nascita, un nuovo piano strategico del territorio costruito per connettere la transizione ecologica con pratiche di sviluppo locale inclusivo delle fasce più vulnerabili della popolazione: riqualificazione del centro storico e promozione del turismo sostenibile, mobilità elettrica da fonti rinnovabili, processi di rimboschimento economicamente sostenibili, politiche di attrazione di talenti creativi e di imprese social-green, strumenti formativi e d’accompagnamento per sostenere la nascita di nuove imprese solidali (ad esempio è stato aperto un B&B al centro del paese) sono alcuni degli ambiti di intervento già in fase di attuazione con risultati di rilievo.
Nel Polo olivettiano di Roccavaldina c’è spazio anche per la grande arte: i pannelli fotovoltaici del co-working sono infatti “un mosaico” di celle disegnate da uno dei più grandi artisti italiani, Agostino Ferrari, realizzando così una macro installazione denominata “Maternità”. L’intervento artistico è stato curato da Martina Corgnati, storica dell’arte e vicedirettrice dell’Accademia delle Belle Arti di Brera.
Sabato 11 luglio in mattinata è poi prevista a Novara di Sicilia (Me) l’inaugurazione di “Segno forma” una piramide fotovoltaica “pura”, di colore bianco, che dialoga col paesaggio di Novara di Sicilia e delle Isole Eolie. Anche in questo caso l’opera è stata progettata da Agostino Ferrari. Si tratta di un’iniziativa attuata nell’ambito del progetto Novara di Sicilia Borgo della Bellezza e della Scienza, che ha come capofila il Comune di uno dei Borghi più Belli d’Italia in partnership con la Fondazione Messina. La nascita del Polo olivettiano nel suo complesso è stata resa possibile grazie al supporto in grant, equity, kind e debito di Fondazione Messina, del Progetto Ue LIFE RESTART, di EcosMed, di Crossing e dell’Università degli Studi di Messina, del Comune di Roccavaldina, nell’ambito del programma di riqualificazione dei Borghi storici, di Fondazione Con il Sud, di Enel Cuore, l’Ente Filantropico del Gruppo Enel, dell’Impresa Sociale Con i Bambini, di Intesa San Paolo, di Terra di Sicilia, di Nugae, di Fondazione Horcynus Orca, di Solidarity and Energy, dell’Istituto ITAE del CNR, del Fondo Casina Fafa della Fondazione Messina, di Fondazione Cattolica, di CFI, di Fondazione Giordano dell’Amore, di SEFEA Impact, di Banca popolare Etica, della MECC Impresa Sociale, del Fondo Beneficenza di Intesa Sanpaolo L’inaugurazione del Polo olivettiano rientra nell’ambito degli eventi dell’Horcynus Festival 2026, che continuerà nella sua sede tradizionale di Capo Peloro (ME) dal 18 luglio al Parco Horcynus Orca per concludersi il 2 agosto a Mirabella Imbaccari (CT).



