MESSINA. Cameroni orchestrali inagibili, controsoffitti pericolanti, bagni delle compagnie in condizioni disastrose. Sta per scoppiare un’altra grana al teatro Vittorio Emanuele di Messina, con presidente e soprintendente, Orazio Miloro e Gianfranco Scoglio, che il 22 aprile hanno preso carta e penna e scritto al commissario straordinario del comune di Messina Piero Mattei per metterlo al corrente sulla insostenibile situazione di alcune parti dello stabile, e avvertendolo del pericolo, anzi della concreta possibilità, che in assenza di interventi sia fermata l’attività del teatro.

“A seguito di apposita ultima relazione interna redatta dai competenti uffici tecnici del teatro, sono emerse ulteriori recenti e significative criticità riguardanti anche i cameroni orchestrali e servizi igienici posti nel lato palcoscenico che risultano attualmente interessati da condizioni di non piena funzionalità, e da problematiche manutentive tali da incidere sulla regolare gestione delle attività artistiche e produttive. Tali condizioni, ove non tempestivamente affrontare, potrebbero determinare ricadute operative rilevanti, fino a configurare la necessità di una temporanea sospensione o limitazione delle attività istituzionali del teatro con evidenti conseguenze sul piano organizzativo e artistico”, si legge nella richiesta di intervento urgente e attivazione diffida scritta da Miloro e Scoglio.

Già a marzo, la governance del teatro aveva scritto al Comune per inadempimento contributivo (i 700mila euro di contributi dovuti e mai arrivati negli ultimi quattro anni), per l’omesso trasferimento dei fondi per l’efficientamento energetico finanziato col Pnnr, e per la mancata manutenzione straordinaria dell’immobile.

“per tutto quanto sopra, alla luce del protratto silenzio della persistente inerzia dell’amministrazione comunale, si sollecita nuovamente un immediato riscontro alle problematiche esposte con l’adozione di concreti provvedimenti. In difetto l’ente autonomo regionale teatro di Messina si vedrà costretto a tutelare i propri diritti e interessi nelle sedi ritenute più opportune”, concludono Miloro e Scoglio.

 

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