MESSINA. Nella villetta Quasimodo, sottoposta a pesanti lavori di restyling che ne cambieranno (in meglio) il volto, per anni sono stati “conservati” resti archeologici risalenti a 700 anni prima di Cristo, scoperti nell’ottobre del 1971 nell’area dell’Isolato 224, posto di fronte alla Villetta, durante i lavori di costruzione dell’Hotel Royal a seguito da una campagna di scavi sistematici diretti dal Giacomo Scibona, archeologo e docente alla facoltà di Lettere dell’Università di Messina.

I resti di strutture murarie relative a strutture abitative datate in un periodo compreso tra il VII e il IV secolo a.C, si trovano attualmente nell’angolo sud-occidentale della Villetta Quasimodo, e non sono “in situ”, perchè “precedenti lavori di urbanizzazione dell’area dove oggi sorge l’albergo, avevano già compromesso il deposito archeologico almeno per i primi metri”, spiega la relazione del progetto di restyling, una nutrita parte della quale è dedicata proprio alle rovine.

Ad una profondità di circa 5 metri dal piano di strada vennero quindi messi in luce i resti di almeno tre abitazioni, divise da due stretti passaggi (ambitus) – continua il documento – Tali resti presentavano, perfettamente sovrapposte e con lo stesso orientamento, due fasi edilizie: la più antica, costituita da muri costruiti con l’impiego di grossi ciottoli fluviali, è databile al primo impianto di Zankle (ca. VII secolo a.C.). La seconda fase, posta sopra i livelli di distruzione della prima, si caratterizza per l’uso di materiali sia di cava che di fiume sbozzati su una sola faccia come un’opera pseudo- poligonale; questa seconda fase è datata dalla ricca produzione ceramica associata alle strutture alla prima metà del IV secolo a.C.”.

Non essendo tecnicamente possibile conservare in situ tali resti, che all’epoca dello scavo rappresentavano le testimonianze più antiche di Zankle, fu deciso di spostare e ricollocare i tratti più significativi delle due fasi edilizie, mantenendone però rigorosamente l’orientamento, nella Villetta Quasimodo. Indagini più recenti condotte nella stessa area dalla Soprintendenza di Messina hanno tuttavia messo in luce altre importanti testimonianze sia urbanistiche che cultuali delle fasi di età greca di Zankle-Messana.

A circa 150 m a sud-est dell’Hotel Royal, lavori di ristrutturazione del Palazzo Colapesce (Isolato Z) hanno permesso di mettere in luce un’area sacra costituito da un grosso tumulo di circa 8 m di diametro e di 2 m di altezza, databile tra la fine dell’VIII secolo e il VII secolo a.C., che doveva costituire il santuario di fondazione della città di Zankle. Nei secoli successivi l’area mantiene l’aspetto sacro, e vien arricchita da strutture murarie pertinenti edifici sacri che hanno in parte inglobato il tumulo degli ecisti delle colonie di Cuma e Calcide. L’originario santuario doveva sorgere ai margini della stretta pianura costiera, di fronte al mare, nel punto in cui questa si attacca alla penisola di San Raineri che, con la sua caratteristica forma a falce, costituiva un approdo sicuro nell’attraversamento dello Stretto.

A circa 250 m a suda dall’area del tumulo, in corrispondenza dell’attuale Via Mariano Riccio, lavori hanno permesso invece di mettere in luce tratti della maglia urbana della città di età greca arcaica, costituiti in particolare dall’incrocio tra un’arteria principale, disposta in direzione nord/sud (plateia) e da uno stenopos o via secondaria con orientamento est/ovest; su questo incrocio insistevano quindi i resti di almeno tre isolati di abitazioni private databili tra il VI e il IV secolo a.C. Questa testimonianza indica da una parte l’esistenza, a partire dalla sua fondazione o in una fase immediatamente successiva, di un impianto urbanistico della città di tipo ortogonale. D’altra parte, la situazione messa in luce in Via Mariano Riccio richiama molto da vicino quella già evidenziata da Scibona nell’Isolato 244 (Albergo Royal) dove le strutture murarie rinvenute si affacciavano su un altro stenopos della maglia urbanistica di Zankle-Messana.

Che fine faranno i resti arcgeologici? “È evidente che i resti conservati nella Villetta Quasimodo, non essendo in situ, non costituiscono un contesto archeologico a rischio a causa delle opere in progetto, peraltro tutte realizzate senza procedere a nuove escavazioni. Tuttavia, proprio per la loro importanza documentale, a testimonianza delle fasi urbanistiche più antiche della città, andrebbero protette con una adeguata copertura, oltre che valorizzate con un apparato didattico che dia conto del loro importante significato storico-archeologico”, conclude la relazione.

 

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