MESSINA. Fare il punto sulla reale utilità dello “smart parking”, valutando i benefici concreti in relazione ai costi. A chiederlo è il consigliere eel M5s Gabriele Ferrante.

“€ 1.264.216,21 oltre IVA. È quanto il Comune di Messina, tramite la partecipata ATM S.p.A., ha speso per lo Smart Parking, presentato come sistema ‘avveniristico’ per rendere la sosta più efficiente. Peccato che, dal 2023, si parli ancora di ‘fase di test’. Dopo due anni e mezzo, se il test non finisce mai, nel frattempo, fra targhette metalliche saltate, numeri scoloriti e sensori montati accanto agli alberelli di ForestaME, una domanda diventa inevitabile: siamo davanti a un investimento riuscito o questi soldi potevano essere spesi in altro modo?”,

“Quando si spendono i soldi della collettività – prosegue l’eaponente della IV Circoscrizione – la città ha diritto a vedere i risultati. Se i cittadini continuano a non vedere benefici costanti e si rincorrono notizie di manutenzioni e criticità tecniche, allora serve una verifica pubblica, seria e immediata”.

Ferrante chiede a Comune e ATM, “nero su bianco e con tempi certi”: quanti sensori e display sono realmente funzionanti e funzionali oggi (non sulla carta);
quanto è affidabile l’indicazione dei posti liberi;
quanto costa ogni anno la gestione e la manutenzione; quali risultati misurabili ha prodotto (riduzione del traffico da ricerca parcheggio, rotazione stalli, efficacia del controllo); quando finisce la “fase di test” e con quale cronoprogramma.

“Se questi dati non arrivano, il sospetto di spreco resta e cresce. E in una città dove all’ordine del giorno saltano marciapiedi, strade e servizi essenziali, ogni euro deve dimostrare di essere stato speso bene”.

Ferrante si rivolge anche ai cittadini, chiedendo segnalazioni puntuali con zona, orario e risultato (utile/inutile, indicazioni errate, sensore non funzionante, difficoltà di pagamento).

“Le esperienze reali sono la cartina di tornasole: o lo Smart Parking funziona davvero – conclude Ferrante – o qualcuno deve assumersi la responsabilità politica di averlo venduto come soluzione.”

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