MESSINA. Il primo, durante il Regno d’Italia, è stato Felice Silipigni, in carica dal 1860 al 1863 e poi dal 1873 al 1876, ma a passare alla storia è stato il secondo, “il barone di Scaliti” Giuseppe Natoli, patriota, ministro, deputato e senatore (come il suo successore Giuseppe Cianciafara), morto di colera nel 1867. Tumulato inizialmente nella cappella dell’Arciconfraternita degli Azzurri, fu poi condotto “a furor di popolo” nei sotterranei del famedio, al Gran Camposanto, dove a celebrarlo c’è un monumento funebre dello scultore Lio Gangeri. Ha governato invece per tre mandati il figlio Giacomo, ritratto anch’egli da un busto dello scultore Salvatore Buemi. Da ricordare, in quei decenni, anche Ernesto Cianciolo, per tre volte deputato, e Giuseppe Arigò, morto nel 1908 a causa del terremoto, a cui è dedicata una via.
Nel 1900 inizia la “dinastia” dei Martino, con l’elezione di Antonino, a capo della città per tre mandati non consecutivi, mentre a gestire le conseguenze devastanti del sisma, nel 1909, fu il generale Francesco Mazza, nominato Regio Commissario straordinario in regime di stato d’assedio. Non durò molto, e la sua gestione con pieni poteri non fu un gran successo (l’espressione “non capire una mazza”, secondo alcune fonti, pare derivi proprio dalla sua incapacità di far fronte all’emergenza). Negli anni a seguire è la volta di Gian Silvestro Pulejo Ainis, fondatore dei Molini Gazzi e suocero dell’imprenditore Uberto Bonino, Francesco Crispo Moncada, Capo Polizia negli anni del Fascismo, e Vincenzo Salvadore, che proprio a causa nel Nazifascismo e delle leggi razziali fu costretto ad abbandonare la politica attiva (sua moglie era un’ebrea tedesca). Morì a Caracas, dove aveva fondato un’azienda di costruzioni, nel 1974. Podestà dal 1935 al 1943 fu “il marchese della Floresta” Ferdinando Stagno Monroy d’Alcontres, esponente dell’antica famiglia nobiliare messinese, mentre l’ultimo sindaco del Regno d’Italia è Ignazio De Salvo, esponente del “Fronte dell’uomo qualunque”, partito sorto attorno all’omonimo giornale da cui deriva il sostantivo “qualunquismo”.
LA REPUBBLICA. Ha inizio nel 1952, con Carmelo Fortino, la lunghissima egemonia della Democrazia Cristiana in città, al potere quasi ininterrottamente per 40 anni. Fra i sindaci scudocrociati: Michelangelo Trimarchi, Carlo Stagno d’Alcontres e Oscar Andò (futuro presidente della Stretto di Messina). A interrompere, momentaneamente, il dominio della Dc, sono Francesco Saija (Partito Liberale, anche deputato alla Camera) e Antonino Interdonato (Partito Socialista), mentre gli anni ‘70 si aprono all’insegna di Giuseppe Merlino, in carica dal ‘70 al ‘76. Il nome probabilmente più importante è però quello di Antonio Andò, che a Palazzo Zanca resterà dal ‘76 all’87 (anno in cui venne eletto senatore): il giorno del suo insediamento ha 29 anni ed è il più giovane sindaco d’Italia in una città capoluogo. Sempre a marchio Dc i suoi successori: Mario Bonsignore (dal 1987 al 1993) e Salvatore Leonardi (1993-1994 e poi dal 1998 al 2003).
DAL 1994. Ha il volto del magistrato Franco Provvidenti, esponente del centrosinistra, il primo sindaco messinese eletto direttamente dai cittadini. In carica fino al 1998, venne poi battuto di misura dal candidato del Polo Salvatore Leonardi. Sempre di centrodestra è Peppino Buzzanca, medico nutrizionista di Barcellona eletto una prima volta a maggio 2003 (e decaduto a novembre) e una seconda volta a giugno del 2008 (per poi dimettersi nel 2012). A condizionare gli ultimi due decenni è l’instabilità amministrativa, con sei sindaci e ben quattro commissari: Bruno Sbordone, succeduto al “primo” Buzzanca, Gaspare Sinatra, subentrato nel 2007 dopo la decadenza di Francantonio Genovese per via di un incredibile ricorso elettorale che invalidò le elezioni di dicembre 2005, Luigi Croce, che prese il posto del Buzzanca bis, e Leonardo Santoro, nominato a febbraio del 2022 dall’assessore regionale agli enti locali Marco Zambuto per far le veci di Cateno De Luca, dimissionario dopo circa tre anni e mezzo di mandato. L’unico a concludere il lustro? Renato Accorinti, dal 2013 al 2018. Lo scorso 22 giugno Federico Basile ha portato a termine il suo terzo anno,


