MESSINA. «L’Università degli Studi di Messina esprime la propria vicinanza e solidarietà alla comunità studentesca iraniana dell’Ateneo, che sta vivendo ore di forte apprensione e sofferenza, acuite dalla difficoltà di contattare familiari e amici in Iran, con gravi ripercussioni sul benessere personale e sulla serenità del percorso accademico. In questo contesto, l’Ateneo esprime, inoltre, profondo cordoglio per la scomparsa in Iran di un giovane che aveva frequentato l’Università di Messina, un evento che colpisce e addolora ancor di più l’intera comunità accademica». Così, in una nota, l’Ateneo messinese dopo la morte di Yasin Mirzaei Qaleh Zanjiri, ammazzato in Iran lo scorso 9 gennaio nel corso della repressione alla rivolta contro il regime degli Ayatollah che sta infiammando l’Iran da giorni
«UniMe ribadisce con fermezza i valori che fondano la comunità universitaria: tutela della persona, rispetto dei diritti umani, libertà di pensiero e di espressione, rifiuto di ogni forma di violenza e discriminazione. In queste giornate, l’Ateneo intende trasformare la solidarietà in azioni concrete, garantendo a studentesse e studenti tutto il supporto che rientra nelle proprie possibilità. UniMe, infine, accoglie e sostiene il messaggio di vicinanza espresso dalle rappresentanze studentesche e le iniziative di sensibilizzazione promosse in città, nel rispetto dell’autonomia e della libertà di espressione della comunità universitaria».
A intervenire anche l’Udu Messina: «Il nome di YASIN non deve cadere nel silenzio. YASIN MIRZAEl non era solo uno studente, era un ragazzo con sogni, speranze e il coraggio di credere in un futuro migliore. Ha studiato all’università di Messina, ha camminato nelle nostre stesse aule, ha condiviso la stessa sete di conoscenza che ci unisce. Oggi, YASIN non c’è più. È stato ucciso in Iran, mentre manifestava per libertà e diritti che dovrebbero appartenere a tutti. Non possiamo accettare che la sua voce venga spenta nell’indifferenza. la sua morte è un grido che attraversa confini e ci chiama alla responsabilità di non restare in silenzio. Ogni vita spezzata dalla repressione è una ferita per l’umanità intera. Oggi ricordiamo YASIN, ma ricordare non basta. Dobbiamo denunciare, dobbiamo pretendere giustizia, dobbiamo continuare la sua lotta con le nostre parole e le nostre azioni. Come Unione Degli Universitari, ci stringiamo attorno alla sua memoria e invitiamo tutti a unirsi in questo appello: che la verità venga alla luce, che la libertà vinca sulla paura».






