“Via”… da Messina: il genio eclettico di Jeanette Villepreux e l’invenzione dell’acquario

La storia della “madre dell’acquariofilia”, autrice di una delle prime guide turistiche della Sicilia. Un'eroina della scienza, dimenticata dalla città e dalla toponomastica, a cui è stato dedicato un cratere di 100 km... sul pianeta Venere

 

Dopo la prima e la seconda puntata, prosegue la rubrica settimanale nata per riscoprire alcuni grandi personaggi che hanno trascorso parte della loro vita in riva allo Stretto… e che spesso, inspiegabilmente, la città ha dimenticato di ricordare, a partire dalla toponomastica.

Qual è il debito che gli acquariofili di tutto il mondo hanno con Messina? Essenzialmente tutto.
Per il semplice fatto che l’acquario, inteso in senso moderno, è nato sulle rive siciliane dello Stretto. E ciò lo si deve al genio eclettico di Jeanette Villepreux, sposata Power.

Arrivata da Parigi, nel 1818, a seguito del marito, il mercante e industriale irlandese James Power, Jeanette vivrà a Messina per 25 anni, dove si farà travolgere dalla passione scientifica per lo studio degli organismi marini. L’anglofila Messina del diciannovesimo secolo e le attività per la fabbricazione di acido tartarico e solfato di ferro condotte dal marito erano il contesto che la giovanissima francese trovò al suo arrivo in città. Nonostante le tentazioni di una vita mondana e agiata, Jeannette Villepreux ben presto indirizzò il suo talento e la sua energia verso la curiosità scientifica e naturalistica.

Per trovare una risposta a un quesito insoluto su cui già si interrogava Aristotele, ovverosia se il mollusco, noto col nome di “argonauta argo”, costruisse da sé la conchiglia che lo ospita, o se piuttosto la occupasse da inquilino subentrante, Jeannette Villepreux si ingegnò per delle attrezzature specifiche. Dapprima erano gabbie comunicanti con il mare e ancorate nel basso fondale costiero, che installò, con il permesso delle autorità, presso il Lazzaretto di Messina (allora ubicato nel braccio interno della zona falcata, che farà poi da sede per i primi bacini di carenaggio). Successivamente, a partire dal 1832, divennero vasche di vetro da tenere in appartamento, per facilitare la non semplice osservazione degli organismi marini in mare.
Fu grazie a questi acquari che poté così sciogliere l’enigma e dimostrare al mondo che la femmina dell’argonauta argo costruisce da sé la conchiglia che funge da ovoteca. L’invenzione delle “gabbioline alla Power” non passò inosservata e riscosse in ambito internazionale molto successo. La sua diffusione passò rapidamente dagli ambienti scientifici e accademici a quelli domestici, a scopo ornamentale. Già nel 1858 l’Enciclopedia Britannica riconosceva a Jeannette l’invenzione dell’acquario e la definiva “madre dell’acquariofilia”. Nel corso delle sue sperimentazioni, Jeanette Villepreux non si limitò all’osservazione delle creature marine, ma dovette affrontare e risolvere numerosi problemi dell’acquariofilia, quale la gestione dell’acqua, l’immissione di piante e rocce e l’alimentazione degli ospiti. Nel suo lungo soggiorno messinese si occupò anche di tassidermia, di paleontologia, di entomologia e di disegno naturalistico.
Fu corrispondente scientifica della Società Zoologica di Londra, della Società di scienze mediche e naturali di Bruxelles, della Società zoologica Cuveriana di Parigi nonché socia della Real Accademia Peloritana di Messina.
Le sue tavole oggi sono conservate presso il Museum d’Histoire Naturelle di Parigi.

Ma la riconoscenza che la città deve a questa grande scienziata non termina qui. Sua è, infatti, una delle prime guide turistiche della Sicilia, data alle stampe nel 1842, in cui è possibile riscoprire non solo la sua curiosità di ricercatrice, ma anche un profondo affetto per la città di Messina e il suo Stretto. Quivi leggiamo: “A chi, solcate le onde tirrene, giugne in Sicilia, all’imboccatura dello stretto, il mare fa sempre sentirsi in fragoroso gorgoglio. Corrono allora alla mente le favole di Scilla e Cariddi, e tutte le meraviglie inventate da’ poeti, come per adombrare le ignote cagioni di terribili memorandi fenomeni. Introducendosi indi il legno nel Mare Jonio, ove in più largo braccio si distendono le rive, quivi si succedono ridenti scene di apriche colline e di piagge dolcemente digradanti, e coverte di biade, di vigneti, di giardini, di ulivi, finché alla fine entro il suo seno l’accoglie il magnifico porto di Messina”. […] “Questo braccio, che offre un’imboccatura al nord-est solamente, costituisce il porto di Messina, ch’è uno de’ più belli del mondo.”

La Comunità Europea la riconosce tra le 40 scienziate pioniere o “heroines of science”, in compagnia di Ipazia e Marie Curie.

Se è vero che Jeannette Villepreux non figura nella toponomastica cittadina, a ben altre coordinate, un “indirizzo” di prestigio le è stato dedicato.
Si tratta di un cratere di 100 km sul pianeta Venere, scoperto dalla sonda Magellano e intitolatole dall’International Astronomical Union nel 1997.

[ per approfondire DA «CENERENTOLA» A «DAMA DEGLI ARGONAUTI»: JEANNETTE VILLEPREUX POWER A MESSINA (1818-1843) di Michela D’Angelo – pubblicata dalla rivista “il Naturalista Siciliano” nel 2012 e scaricabile gratuitamente ]

FiGi

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