“Via”… da Messina: Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio

Primo appuntamento con i grandi personaggi della storia che hanno trascorso parte della loro vita in riva allo Stretto... e che spesso, inspiegabilmente, la città ha dimenticato di ricordare, a partire dalla toponomastica

 

Inauguriamo oggi una nuova rubrica settimanale per raccontare alcuni personaggi storici che hanno intrecciato saldamente la loro storia di vita con quella di Messina: una città che nel corso dei millenni è stata più volte “crocevia” del mondo, ospitando filosofi e pittori, architetti e musicisti, imperatori e scrittori immortali. Personalità illustri, celebrate in tutto il mondo, che hanno trascorso parte della loro vita in riva allo Stretto e che spesso, inspiegabilmente, la città ha dimenticato di ricordare, partendo proprio dalla toponomastica: un argomento che ai meno attenti potrebbe sembrare mera attività da ufficio anagrafe e che invece infuoca i cuori (e gli spiriti) di tanti cittadini, come dimostrano le recenti diatribe sui nomi di vie, piazze e scuole, con toni più affini al tifo da stadio che a dotte disquisizioni da cultori di storia patria.

Un viaggio a ritroso nella storia che ha inizio con una delle personalità in assoluto più note, piombata senza alcuna ragione apparente nell’oblio odonimico: Caravaggio.

Egli stesso un “toponimo vivente”, avendo portato alla conoscenza del mondo intero il paese che si pensava gli avesse dato i natali (in realtà nacque a Milano, nel settembre 1571), Michelangelo Merisi rappresenta per la città di Messina e i messinesi un caso esemplare. Se nella vicina isola di Malta frotte di croceristi accorrono per visitare, a pagamento, le due tele esposte nella concattedrale di San Giovanni Battista alla Valletta, in riva allo Stretto i riferimenti al grande pittore (e alle sue opere custodite al MuMe) sono pressoché inesistenti. Qualche anno fa, addirittura, se ne dimenticò persino la troupe di Jesus Garces Lambert nella realizzazione del docufilm “Caravaggio – L’anima e il sangue”, negligenza che non mancò di sollevare, giustamente, una levata di scudi da parte di tutte le parti politiche.

Si è detto e scritto tanto, tantissimo, delle attività di Caravaggio in città, così come dei motivi, più o meno romanzati, che lo portarono a Messina intorno al 1608, dopo essere scappato dalle prigioni di Malta (e una tappa a Siracusa): un soggiorno, quello in riva allo Stretto, che non fu un mero transito, ma rappresentò per l’artista, conteso da committenti pubblici e privati, un momento di massima tensione nervosa e grande maturità artistica. Evaso e braccato, con una condanna a morte pendente e un destino prevedibile,  Caravaggio dipinse a Messina due opere: la cupa Resurrezione di Lazzaro e la tenera Adorazione dei pastori, capolavori che per certi versi rappresentano l’ossimoro della sua condizione di “fuggiasco” e di “scampato”.

Messina è una tappa fondamentale anche per ricostruire il carattere del pittore che ha cambiato la storia dell’arte europea. Raccontando della sua permanenza in città, il Susinno, pittore e biografo di pittori messinese (lui sì ricordato da una piccola viuzza tra Camaro inferiore e l’Ospedale Piemonte),

contribuisce in modo determinante a tratteggiare l’immaginario di uomo “furioso, rissoso e squilibrato”, nonché a suggerire la teoria, mai dimostrata in realtà, della sua presunta omosessualità (e, forse anche, pederastia). “Andava perduto nei giorni festivi – Racconta il Susinno – appresso a un certo maestro di grammatica detto don Carlo Pepe: guidava questi li suoi scolaj a divertimento verso l’Arsenale: ivi fabbricavansi le galee. In tal luogo Michele andava osservando gli atteggiamenti di que’ ragazzi scherzanti per formarne le sue fantasie. lnsospettitosi di ciò sinistramente quel maestro, ispiava perché sempre gli era di attorno. Questa domanda disgustò fieramente il pittore, e quindi in tal ira e furore trascorse che, per non perdere il nome di folle, die’ a quell’uomo dabbene una ferita in testa: per il che viddesi suo malgrado forzato partir da Messina”.

L’Arsenale cui il Susinno si riferisce, e che aveva ospitato meno di quarant’anni prima il concentramento della flotta cristiana diretta alla storica battaglia di Lepanto, si trovava in un’area collocabile tra il Palazzo Reale (il vecchio Arsenale) e la zona falcata (il nuovo grandioso Arsenale costruito nella seconda metà del Cinquecento). Proprio lì, dove Caravaggio si recava in cerca di modelli e dove oggi migliaia di croceristi vagano senza meta ogni giorno, un piccolo angolino di strada dove collocare una piccola opera d’arte in sua memoria forse lo si potrebbe trovare.

FiGi

 

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Anonimo
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Anonimo

Dovremmo cambiare il nome delle vie dedicate a garibaldi, Cavour, Bixio e compagnia bella, oltre che tutte quelle dedicate ai Savoia.

Pippo
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Pippo

Sono assolutamente d’accordo.