La playlist di Gregorio Parisi per sopravvivere al lunedì

Ohilà, siamo di nuovo qui. E siamo nei primi giorni di primavera, anche se il meteo sembra essersi dimenticato di questa ricorrenza. Un patto non scritto, diciamo, una convenzione: ci sta che in un periodo così confuso l’universo abbia messo tutto per un momento da parte. Voi come state? Tutto bene? Perché oggi la playlist, vi avviso, è un po’ particolare. Ci sono diverse ricorrenze in questi giorni e noi, non essendo il meteo né l’universo, ma semplici operai in questo grande ingranaggio, ce li siamo ricordati tutti (o quasi, dai). E allora partiamo con cinque canzoni per passare indenni quest’altro lunedì, quest’altra settimana.

Raige & Zonta – Blu (feat. Ensi)

Qualche giorno fa, su Instagram, Raige ha pubblicato un video geolocalizzato a Okinawa. Neanche il tempo di mettere play e mi è venuto il brividone lungo la schiena, perché tutto questo poteva avere una sola, logica conclusione: Tora-Ki. Tora-Ki è il primo disco solista di Raige, in collaborazione con il beatmaker Zonta, ed è semplicemente uno di quegli album che hanno cambiato il rap italiano. Sedici tracce straordinarie, a cominciare dall’Intro (forse il mio preferito nell’ambito rap ita), la title track ispirata a un’antica leggenda giapponese, Hey pa per il padre finito in carcere e due collaborazioni fantastiche con Ensi, suo fratello di sangue e non solo, dato che i due con Rayden hanno scritto la storia del freestyle, oltre ad avere regalato ai fan quel capolavoro chiamato Sotto la cintura quando erano ancora i OneMic.

Childish Gambino – Time

In questi giorni che scorrono lentamente a casa, ho fatto un errore: a una precisa richiesta, ho suggerito la serie tv Community. Community non è per tutti, è una comedy con un senso dell’umorismo particolare, ricco di citazioni di cultura pop, a volte un po’ arrogante a livello di comicità. Però l’altissima stima che ho per la persona che mi ha fatto tale richiesta mi ha spinto a suggerirla. E qui casca l’asino: ho iniziato anche io il rewatch e non potevo omaggiare la serie in qualche modo in questa playlist, per cui ho scelto di inserire un brano di Childish Gambino, al secolo Donald Glover, che nello show firmato Harmon è Troy, uno dei maggiori elementi comici della serie. Gambino ha pubblicato da pochi giorni 03.15.20, disco veramente ben fatto da cui ascoltiamo Time, che vanta la collaborazione con Ariana Grande.

The Radio Dept. – You Fear the Wrong Thing Baby

La mia primavera è iniziata così, con questi svedesi glaciali a scaldarmi il cuore. Il nuovo singolo dei Radio Dept. è un abbraccio torrido e morbidissimo in cui affogare ogni lacrima che si ha in corpo, e sinceramente credo sia praticamente impossibile spiegare la chimica che riescono a mettere nei pezzi. Sono i cinque minuti e mezzo in cui stacchi dal mondo, in cui lasci tutto alle spalle, in cui spegni la tv e qualunque notizia negativa va in secondo piano perché senti che non sei solo, che mai lo sarai, perché se hai la fortuna di esserti mai ritrovato in un brano, in un disco o in un gruppo, i Radio Dept. sono candidati perfetti per ricoprire, anche in queste settimane difficili, quel ruolo. E riescono a tranquillizzare, a normalizzare, a stemperare, a far distogliere lo sguardo. Perché la musica serve a questo.

Franco Battiato – Prospettiva Nevski

Settantacinque anni fa, non sappiamo l’ora esatta ma poco importa, veniva al mondo Francesco Battiato, che poi avremmo imparato a rispettare e adorare con il nome di Franco. In questo spazio del lunedì abbiamo più volte provato a esprimere gratitudine per il Maestro, ma in tempi così bui, personalmente sento quasi il bisogno fisico di un nuovo disco che però con tutta probabilità non ascolteremo mai. Una delle penne più criptiche d’Italia, riconoscibilissimo per una grammatica unica e un modo di nascondersi tra le parole inimitabile, uno degli artisti più internazionali che siano mai venuti al mondo in questo Paese. Tanti auguri Maestro, noi ti celebriamo con un brano che non necessita di alcuna presentazione. Semplicemente, Franco Battiato.

Stone Roses – I am the resurrection

Oggi è anche il compleanno di Alessio Caspanello, e dato che il caro ragazzo ha anche dei pregevoli gusti musicali mi sembra giusto dedicargli quest’outro. I am the resurrection chiude il primo, eponimo album degli Stone Roses ed è un brano dai forti connotati antireligiosi, oltre a essere una di quelle canzoni che bisognerebbe conoscere a menadito qualora nella vita si avessero velleità chitarristiche. “Don’t waste your words, I don’t need anything from you / I don’t care where you’ve been or what you plan to do” è un chorus dall’impatto immediato, che ben si adatta sia all’intenzione esplicita e dichiarata del brano stesso che a una dedica a chi straparla, o come si direbbe a Messina “fa sciacquazza” senza far seguire i fatti; personaggi, questi, che infestano tv e social, a cui mandiamo un caro saluto e che, speriamo, un giorno possano rivedersi con autocritica nelle parole scolpite nella pietra da Ian Brown.

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