L’approccio touch è pervasivo, non è più solo il dito sul tuo smartphone o il tablet, è piuttosto un metodo di avvicinamento alle cose e alla loro superficie, cose che disgraziatamente hanno il corpo liscio e distaccato come uno screen.

È un tocco rapido e capacitivo quello che azzera il tatto e palpa, pixel dopo pixel, tutti i concetti tenendone l’unico senso logico solo sul polpastrello e in quella ossessione dello zoom che non lascia in pace neanche le spoglie di un morto o l’immagine di una nascita; lo zoom trasferito sui concetti non affonda dentro il pensiero ma risucchia quel poco di neuroni rimasti verso l’alto appiccicandoli sulla superficie.

Se questo tempo è solo un tocco su una superficie luminosa, malgrado il buio dei risultati, anche La Politica sta dentro tutto questo, sia quella dei professionisti vecchi e nuovi, sia quella dei cittadini che con impazienza compulsiva pattinano in un campo ghiacciato con le teorie e le pratiche in asincrono, diventando alternativamente opinionisti e martiri, testimoni e ripetitori del mainstream.

Siamo immersi nella superficie, tanto che l’intero ordine delle azioni è riassunto dalle azioni dei nostri telefoni, ogni talkshow locale o globale è un’azione degna dell’approfondimento di un messaggio What App,  ogni argomentare veloce come un Tweet scivola e ritorna indietro come fosse lo scroll finger, tutte le parole preparate dai pensieri arrivano si battono e poi fuggono, Tap…Tap and scroll.

Questa politica è quella di una società che ha perduto capacità di parola profonda, ha perduto una narrazione durevole oltre lo spazio stretto della settimana ma no che dico oltre lo spazio/tempo contenuta nella time line del tuo social network.

Sono state perdute due cose e sembra che non tornino affatto: la narrazione e l’astrazione.

La narrazione perde, perdendo le parole, tutte quelle adatte a raccontare ad altri da sé le azioni e i desideri, però insieme si è perduta anche l’astrazione, quella che fa immaginare le cose anche senza il corpo, quella che fa vedere senza fotografare e capire senza modellare e simulare. Non solo autografi ma per di più Autofotografati.

Si è affermato così un approccio sociale e politico, costruito ed esemplificato su un paradigma tanto vanitoso quanto vano: quello del Selfie.

 

dal blog corpodellecose

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