La Clessidra di Mortelle

 

A nord di Messina la cittadella del divertimento balneare era Mortelle, nata negli anni ‘50 come avamposto della modernità del Turismo. Finì la sua parabola tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli ’80, diventando località secondaria e dimenticata, senza riconoscenza persino da parte di quei bambini e adolescenti che aveva allevato e fatto divertire fino alle tempeste ormonali.

I due lidi più famosi erano costruiti con tutta la gioia del cemento armato architettonico, lidi pieni di pezzi, colori e citazioni, divertissement, piscine e decorazioni tra l’arte colta e il grafismo popolare e modaiolo.

Sul terminale nord ovest del Lido del Tirreno, che era il fratello in competizione del lido di Mortelle, ci sta uno strano oggetto a forma di Clessidra, due piramidi a base poligonale, una rovescia e una dritta. Quella strana forma di clessidra progettata nel 1958 insieme al lido da Napoleone Cutrufelli, fa pensare che scorre il tempo dell’estate e delle altre stagioni; un tempo speso nelle cose costruite e riassunto dalla figura solida di un semplice oggetto funzionale. È il serbatoio dell’acqua, lo vedi da lontano e ti dice dove sei, lo vedi da vicino e il prisma diventa quasi bello e necessario come l’acqua fresca per le docce in agosto.

Quella clessidra costruita è stata rigirata tante volte quanti gli anni della mia vita e con la sua dimensione decisa conserva ancora la distanza autorevole dai corpi sudati.

Nella cittadella dello “sguazzo” balneare e del rumore, la forma di un serbatoio d’acqua silenzioso e assoluto ingannava il futuro con la metafisica di un bagno misterioso, cosicché se oggi appare in disuso resta un punto fermo per orientarsi nel territorio e per il gioco dell’archeologia della modernità.

 

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