Badiazza, ventisei anni per demolire le costruzioni abusive

Il sopralluogo dei vigili risale al 1993, l'ordinanza di rimozione delle opere realizzate senza autorizzazione arriva a dicembre 2019. E ci sono 90 giorni, con comodo, per ottemperare. Ecco cosa negli anni è sorto nel torrente che porta a uno dei luoghi simbolo di Messina. Che si sta tentando di recuperare

 

 

MESSINA. Il sopralluogo e l’accertamento avvengono nel 1993, la diffida alla rimozione delle opere realizzate senza titolo abitativo, quindi abusive, arriva quasi ventisette anni dopo, a dicembre 2019. Succede a Messina, in uno dei luoghi simbolici della città, la Badiazza (qui la sua storia), lungo il torrente che prende il nome dalla quale, nei decenni sono sorte ogni sorta di brutture, tutte abusive.

Il problema è che tra l’accertamento e l’ordinanza di demolizione non passano mai meno di vent’anni. Il caso limite è quello di un un manufatto ad una elevazione fuori terra in muratura e copertura in eternit di 50 metri quadrati circa, oggetto di accertamento eseguito dai Vigili Urbani addirittura a settembre del 1993, e incredibilmente trasmesso (con prot. 7058) a settembre del 2019, ventisei anni dopo: sopralluogo dal quale risulta che il fabbricato è “senza titolo abilitativo”, completamente abusivo, e va abbattuto.

Ma c’è anche il un manufatto abusivo di circa mq. 70 adibito ad abitazione e recinzione di un area di circa mq 20, in pieno torrente scoperto dalla guardia di Finanza sempre nel 1993, comunicato con solerzia un mese dopo e per il quale, fino a ieri (letteralmente), non è stato emesso alcun provvedimento di demolizione,.

Anche gli altri casi non sono da meno. Di un capannone realizzato con tubi innocenti e lamiera grecata per una superficie di 35 metri quadrati circa ed altezza di tre metri e mezzo, destinato a deposito materiale edile, i vigili se ne sono accorti dopo un sopralluogo di ottobre del 1996, e con solerzia hanno trasmesso il risultato dell’accertamento meno di un mese dopo, a novembre del 1996. La pratica, però, è scomparsa, fino a riapparire solo oggi, dicembre 2019, con l’ordinanza di demolizione. Sono passati 23 anni. Tanti quanto sono stati necessari per accertare l’abusivismo (nel 1996) di muri ci contenimento piazzati in mezzo al torrente o sulle sponde, ripostigli in muratura e lamiera, pollai e garage, aree recintate senza  alcun titolo: tutto totalmente abusivo, ma perchè fosse preso provvedimento è stato necessario attendere 23 anni.

Lo stesso è successo con un manufatto in muratura di 8 metri quadrati circa adibito a garage, e con un deposito, anche questo in muratura, e anche questo con l’immancabile copertura in micidiale eternit: accertamento nel 1996, ordinanza di demolizione a fine 2019. Ci sono voluti ventitre anni per accorgersi che le opere realizzate sono totalmente abusive e vanno abbattute.

La formula è sempre la stessa, per tutti: “il responsabile dell’abuso non è proprietario dell’area di sedime nè tantomeno possiede la disponibilità giuridica del suolo, per possesso qualificato o altro diritto reale di godimento, nè le opere risultano realizzate in conformità alle vigenti normative”. E quindi il manufatto è da buttare giù. Subito, immediatamente, in fretta? No. Con comodo, entro 90 giorni dall’ordinanza. Sono passati 23 anni, quindi mese più, mese meno…

E se non si ottempera? “Sarà irrogata una sanzione amministrativa pecuniaria di importo compreso tra 2.000 euro e 20.000 euro“, prescrive l’ordinanza.

E non è che il luogo sia particolarmente “nascosto” alla vista delle autorità. Anzi. Non più di una settimana fa, il presidente della regione Siciliana Nello Musumeci aveva annunciato che la chiesa della Badiazza sarebbe stata restaurata. Proprio ieri è stato bandito  il concorso di progettazione. Nel frattempo, per liberare il torrente dalle costruzioni abusive, passano ventisei anni.

Lascia un commento

avatar
400