Perché i luoghi di Messina si chiamano così: Badiazza (e Scala Ritiro)

Undicesima puntata della rubrica linguistica che ogni domenica approfondirà le origini lessicali e storiche dei rioni della città. Un tuffo nel passato, alla scoperta di una chiesa dai natali... inverosimili, che negli anni si è arricchita di un accrescitivo (...azza), e di altri nomi, che hanno battezzato il rione

 

MESSINA. Undicesima puntata (qui le altre puntate) della rubrica che spiegherà ai messinesi perché il rione, il quartiere o la via in cui vivono si chiama come si chiama: un tuffo nel passato della città alla ricerca di radici linguistiche, storiche, sociali e culturali, che racconta chi siamo oggi e perché.

Scala Ritiro: “‘a Scala”, Frazione extraurbana che si affaccia sul tratto più alto dell’attuale via Palermo prima dell’inizio dei tornanti che portano a Contrada Casazza, comprende anche la valle del torrente dove ricade la “Chiesa della Badiazza”)

La località di Scala o più comunemente chiamata Scala Ritiro, per assicurarne l’indicazione topografica (Scala di Ritiro), sembra debba il suo toponimo (come tante altre località della Sicilia e della penisola) al culto della Madonna della Scala: un culto diffuso e molte intitolazioni che danno facilmente origine a toponimi omonimi, così si pensa sia stato anche nel nostro caso: la località di Scala di Ritiro prenderebbe il nome dalla famosa chiesa normanna intitolata a Santa Maria della Scala ivi ricadente.

Solo che questa intitolazione appare fumosa e quanto mai inverosimile poiché fa riferimento ad un presunto miracolo che risale al 1167, anno in cui, secondo gli storici, la chiesa di S. Maria della Valle diventa S. Maria della Scala. La leggenda racconta di una effige della Madonna che si trovava su una nave carica di merci in transito nel porto di Messina. La nave non riusciva a prendere il largo per via di una imprecisata avaria. Qualcuno sbarcò il quadro e lo poggiò su un carromatto, questi all’improvviso, senza guida, cominciò a vagare per la città fino a fermarsi davanti al convento di Santa Maria della Valle. A quel punto la nave riesce a salpare.

I fatti storici ci dico che sin dal periodo normanno da Palermo a Messina si viaggiava sul crinale dei monti Madonie, Nebrodi e Peloritani. Percorso di grande valenza strategico-militare lungo il quale furono costruite strutture di sosta per viandanti, pellegrini e milizie. Molte di queste strutture erano monasteri fortificati. Il monastero con la chiesa di S. Maria della Valle o della Scala era uno di questi presidi. Sorgeva nell’ampia valle del fiume S. Michele ed era l’ultima sosta che i viandanti potevano fare prima d’entrare a Messina e la prima quando si mettevano sulla strada per Palermo (Questo spiega il toponimo della via Palermo).

La chiesa fu fondata da Guglielmo II nel 1168 che la dichiarò “Cappella reale” intitolandola a Maria. Vista la sua localizzazione fungeva da “Ecclesia munita”: era una chiesa fortezza.  Il suo involucro massiccio impenetrabile, interrotto da monofore a taglio di muro, inaspettato per un edificio religioso, la sua compattezza ieratica, le coperture delle absidi e del tetto praticabili ci dicono chiaramente che era stata concepita anche per scopi difensivi.

Ed è proprio il tetto a presentare una singolarità tipologica che non può passare inosservata. Esso è un’autentica postazione di difesa, protetta da una merlatura arrotondata, accessibile da una scala che dall’interno della chiesa esce sopra la cupola dell’abside maggiore, consentendo il raggiungimento veloce della copertura merlata, dalla quale si potevano eseguire azioni militari. Questo elemento è il primo segno che salta agli occhi giungendo alla chiesa da Messina. Una strana scala. Una chiesa con una scala sull’abside per l’epoca sarà stata un fatto fuori dall’ordinario.

Da qui una più plausibile spiegazione della intitolazione autentica della chiesa: Santa Maria della Valle  (perchè si trovava in un valle oggi seppellita dai sedimenti fluviali) o della scala, ad indicare la singolarità di questo inconsueto elemento per una chiesa afferente ad una badia. Badia la cui grande opulenza è testimoniata dalle anche dalle inconsuete dimensioni del transetto (spazio destinato ai monaci o alle monache, in assenza di matroneo), indizio di una numerosa comunità monastica che si è guadagnata nel tempo l’accrescitivo di Badiazza.

Quella scala per molti secoli è stato il simbolo della chiesa. La sua stranezza le ha conferito una denominazione aggiuntiva da parte degli abitanti del luogo e dei visitatori che verosimilmente si è traslata nella qualificazione dell’intera area. Questo spiega il toponimo della zona, la quale sin dalla fondazione del pregevole tempio cristiano/militare con esso si è identificata.

 

Come la località di Scala nel Comune di Torregrotta che prende il nome da un feudo dedicato alla Madonna della Scala. Analogo toponimo è quello della località di Scala nel Comune di Acireale, sempre dedicato alla stessa Madonna, etc. Questo culto ha origini antichissime che risalgono al periodo in cui gli apostoli Pietro e Marco evangelizzarono la Puglia, proprio a Massafra venne fondato il primo tempio intitolato alla Madonna medesima. Molte sono le opere d’arte e i dipinti dedicati alla venerazione di questa Madonna, tra i più noti la Madonna della Scala affrescata da Antonio Allegri, detto il Correggio del 1523, il dipinto di Andrea del Sarto del 1522 e il basso rilievo realizzato da Michelangelo. Famose anche le architetture dedicate al suo culto come la chiesa barocca di S. Maria della Scala in Trastevere a Roma, quella di Rieti o l’elegante chiesetta di Rimini, al borgo S. Giuliano.

di Carmelo Celona

 

 

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