La playlist di Gregorio Parisi per sopravvivere al lunedì

Ci avete fatto caso? Instagram ha tolto i like palesi. Se avete l’app ci avete fatto caso per due motivi: il primo è perché dopo l’aggiornamento è apparso un messaggio proprio da Instagram, scritto forse di proprio pugno da Mark Zuckerberg. Il secondo è perché tutti i presunti influencer che hanno invaso il social con i loro miliardi di hasthag, accenni di sponsorizzazione e foto tutte uguali con pose fintissime, tutti nessuno escluso, ci hanno tenuto a dirvi che a loro, in fondo, dei like non è mai importato quindi meglio così. Oh, sia chiaro, non ce ne frega veramente nulla, però questa ipocrisia di base ci ha spinti a chiederci di cosa sarebbe capace questa rubrica se si comportasse in quel modo. Se parlando di musica da influencer potessimo aumentare il nostro raggio di azione e raggiungere la quota di mercato di Barbarella D’Urso. Ci abbiamo pensato a fondo e poi abbiamo deciso che no, non ce ne frega veramente nulla e il vostro lunedì oggi lo salviamo con questi cinque brani.

Green Day – Wake me up when September ends

Avrete anche voi l’amico simpaticone che nei giorni scorsi vi ha chiesto se fosse meglio un risveglio brusco alle 23 di oggi o uno più tenue nella settimana che precede il fine mese: noi siamo purtroppo brutali, per cui vi ricordiamo di svegliare Billie Joe e compagni solo oggi, giorno del Signore 30 settembre, come da loro richiesto in American Idiot nel 2004. Ora, è facile fare ironia, fin troppo: la frase che dà il titolo al brano nasce il giorno del funerale del frontman nel settembre del 1982, e venne pronunciata proprio da baby Armstrong alla madre. Il video, bellissimo come tutti quelli che al tempo passavano tra le mani di Samuel Bayer, porta questo concetto a un livello diverso, con l’amore in una giovane coppia spezzata dal conflitto in Iraq. E l’impatto è devastante.

Alien Ant Farm – Smooth Criminal

Immaginate di chiamare i primi due dischi della vostra band rispettivamente Greatest Hits e ANThology: chi potrà mai fare caso che alla musica non stiate portando alcun contributo migliorativo? Conta davvero quando ci si trova davanti a questo tipo di genio? No, secondo noi no. E allora gli Alien Ant Farm sono ben graditi qua dentro, perché sono degli influencer ante litteram, gente che ha provato a gabbare scherzosamente il pubblico, tra l’altro inserendo nel secondo album questa cover di Michael Jackson veramente gradevole. Influencer ante litteram, con una voglia matta di dire la propria, con la voglia di essere notati. Almeno loro sapevano suonare e hanno avuto il coraggio di mettersi in gioco. Certo, poi ce li ricordiamo per questa e poco altro, ma almeno non hanno postato selfie da #instabeauty.

Bowling For Soup – 1985

Le heavy rotation su MTV erano come delle sponsorizzate su Instagram? Chiedo perché vorrei sapere se questo augurio deve essere monetizzato. L’augurio in questione è quello rivolto alla persona che più di ogni altra lego a questo brano (oh, è un blog, ci sta parlare dei cazzi miei una volta ogni tanto, no?), perché il piccolo Rob ha ricevuto una bella proposta e se n’è andato a fare fortuna lontano da qui. Una scelta difficile che una volta ogni tanto si pone davanti ai figli di questa terra che ricevono chiamate da fuori e devono capire se proseguire con una carriera, dove farlo, se ricominciare quasi tutto da capo e realizzare se ne valga o meno la pena. In ogni caso a Robs tutti in coro, leggendo questo paragrafo, facciamo l’in bocca al lupo: 3, 2, 1, in bocca al lupo. Ecco, bravissimi.

Brunori Sas – Al di là dell’amore

L’altro giorno Spotify ha ben pensato di mostrarmi due playlist create per me, chiamate A rotazione e Ritorno al passato. A rotazione, è facile, mostrava i brani che avevo più ascoltato penso nell’ultima settimana, l’altra quelli più ascoltati forse negli ultimi mesi, ma non so dirvi; conta poco, perché mi ha colpito la presenza nella prima del nuovo singolo di Dario Brunori, posto che Al di là dell’amore è un brano assolutamente fuori dal tempo. Vorremmo dire sia un merito del cantautore calabrese, purtroppo è un demerito generale di quella gentaglia che vomita odio 24/7 in tv e da posizioni privilegiate. Il succo, l’essenza di quello che viene volgarmente definito buonismo, e invece è semplicemente un desiderio di armonia, di pace, di serenità, di amore. Sperando che qualcuno possa tracciare davvero il confine tra il bene ed il male, prima che non abbia più senso farlo. Grazie Darione.

Artificial Kid – CPSOM

“Sono come un buco nero capace solo di ingoiare tutto quanto fino a quando niente può più farmi male”: Artificial Kid è uno dei progetti più incredibili mai generati in Italia, durato il tempo di un disco, nato dopo aver scritto CPSOM (acronimo di Cyber Punk State Of Mind), però ascoltare Numero 47 fa sempre bene. Danno, storico rapper dei Colle der Fomento, insieme a Stabber e Dj Craim, ha messo giù nel 2009 un disco pazzesco che suona attuale ancora oggi. Anche in questo caso, merito loro ma demerito di una società andata peggiorando, deteriorandosi sempre più, lasciando che la negatività di fondo dell’album divenisse effettivamente concreta oltre ogni più lugubre aspettativa. Resta solo da sperare che quell’anomalia cantata dopo il verso che abbiamo riportato in precedenza, quel cuore che in un corpo meccanico non smette di battere e continua a palpitare, un giorno riprenda possesso di questa realtà. E che riprenda il suo posto dove serve, nell’umanità, e non in uno schifoso like di Instagram.

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