Operazione Cafè Blanco, traffico internazionale di stupefacenti: chi sono gli arrestati

L'organizzazione messinese e catanese si approvvigionava di cocaina dalla Colombia, e la spacciava nei locali cittadini e di tutta la costa ionica siciliana, prevedendo di espandersi in Europa. "Messina è diventato un enorme crocevia di spaccio e consumo", ha spiegato il Pm Vito Di Giorgio. I dettagli dell'operazione

 

MESSINA. Undici arrestati per traffico internazionale di droga, per un’operazione nata con un sequestro a Ciampino che ha fatto scoprire un’organizzazione che partiva dalla Sicilia con ramificazioni in Germania, Olanda e Malta, oltre che in Sud America, in Colombia, paese dal quale provenivano gli stupefacenti. Tutto nasce da un sequestro all’aeroporto romano di un pacco contenente chicchi di caffè che nascondeva cocaina destinata alla movida messinese, catanese e siracusana.

Gli arrestati sono Carlos Manuel Ramirez De La Rosa (1984), la compagna Magalys Sanchez Echeverria (1986, cubana residente a Varese, ai domiciliari), sottoposti a estradizione internazionale, Antonino Di Bella (messinese, classe 1979), Tindara Bonsignore (messinese, 1987), entrambi già arrestati per reati connessi agli stupefacenti, Alfio Salvatore Zappalà, catanese classe 1977, narcotrafficante e affiliato al clan dei Laudani, Carmelo Antonio Sangricoli, catanese classe 1977, Pasquale Interlando (1971), Luigi Mariutti (1970), Angela Desirè Settipani (1991, ai domiciliari), Antonino Spinali (1994) e Federica Di Grande (1993).

L’attività di spaccio non si sarebbe limitata solo alla Sicilia, ma si sarebbe espansa in Olanda, Spagna e Malta: spesso la droga era di pessima qualità. I due sudamericani avrebbero dovuto consegnare la droga a Di Bella e Bonsignore, per conto di  Zappalà tramite Sangrigoli. L’organizzazione si avvaleva del supporto logistico degli altri arrestati. Nel corso delle pèerquisiz<ioni sono saltate fuori altre droghe, soprattutto sintetiche: 1 kg di ecstasy sequestrato a Sangricoli, 170 grammi di ketamina e 835 pasticche di ecstasy a casa di Zappalà.

Secondo il comandante della Guardia di Finanza di Messina Gerardo Mastrodomenico, “esistono collegamenti diretti per l’approvvigionamento di cocaina dalla Colombia da parte di narcotrafficanti. Dobbiamo sottolineare come il carcere consente di stringere alleanze criminali: la comune detenzione presso il carcere di Caltanissetta ha consentito al gruppo criminale messinese e catanese di prendere contatto con l’organizzazione colombiana”.

Vito Di Giorgio, Pm titolare dell’inchiesta ha specificato come “Messina sia un grosso crocevia del traffico di droga, e la situazione è allarmante. Non per la prima volta abbiamo documentato un contatto tra un’organizzazione messinese e canali di rifornimento internazionali, contatto diretto e non mediato. Sul nostro territorio circolano ingenti quantitativi di droga”. Droga che è al di fuori dei tradizionali canali della criminalità locale.

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