Sequestro area di Maregrosso, chi sono gli esponenti della ex amministrazione ad essere indagati

Ex sndaco, tre ex assessori, ma anche tre dirigenti comunali, tre regionali e un imprenditore: cosa avrebbero fatto, e perché sono entrati nell'indagine partita a novembre 2017

 

MESSINA. Sono l’ex sindaco Renato Accorinti, e gli ex assessori Daniele Ialacqua (Ambiente), Sebastiano Pino (Protezione civile e politiche del mare) e Sergio De Cola (Territorio e Lavori pubblici) gli esponenti della precedente amministrazione indagati dopo il sequestro dell’area di Maregrosso.

I dirigenti sono Salvatore Cardia e Romolo Dell’Acqua e Domenico Signorelli, all’epoca (ed in tempi diversi) alla guida dei dipartimenti Protezione civile e Ambiente. Indagati anche i dirigenti regionali  Aldo Guadagnino, Marco Messina e Giampaolo Nicocia. Indagato anche l’imprenditore Salvatore Croce

Ialacqua è indagato per avere omesso di esercitare i suoi poteri di controllo e di intervento per la tutela dell’ambiente e per la chiusura delle discariche abusive, De Cola e Pino per non essere intervenuti sul recupero del Water front e la salvaguardia del litorale, i tre dirigenti comunali Cardia, Signorelli e Dell’Acqua per non aver adottato in concreto provvedimenti di intervento e controllo nelle materie di rispettiva competenza. Accorinti è indagato per non aver proceduto all’attività di programmazione degli interventi di bonifica di mare grosso, nonché al controllo delle attività delegate agli assessori e ai dirigenti.

Messina, Guadagnino e Nicocia sono indagati per aver omesso di esercitare i poteri di controllo ed ispezione assegnati dall’ufficio da loro diretto sul demanio marittimo di proprietà della regione Sicilia, e conseguentemente di attivarsi presso l’ente proprietario per sollecitare le azioni necessarie alla bonifica dell’area di via Don Blasco.

Croce è indagato per aver occupato abusivamente, quale titolare di un’impresa di attività di raccolta recupero smaltimento di rifiuti, un’area da 1400 metri quadrati che utilizzava come deposito di inerti e rifiuti, ed effettuava l’attività senza la prescritta iscrizione al registro dei recuperatori di rifiuti, perché il lecitamente ottenuta traendo in inganno un funzionario della Città metropolitana.

I reati contestati a vario titolo agli undici indagati (su quattordici avvisi di conclusione delle indagini  preliminari) sono, a vario titolo, di rifiuto ed omissione di atti d’ufficio, l’attività di gestione di rifiuti non autorizzata, l’abusiva occupazione di spazio demaniale, la falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.

L’inchiesta parte nel novembre del 2017, e viene contestato il reato di rifiuto di atti d’ufficio, per aver omesso di utilizzare integralmente i fondi relativi a due finanziamenti, ammontanti ad un totale di 400.000 Euro, concessi dalla Regione Sicilia, ed ottenuti al fine di effettuare lavori di demolizione a seguito di violazioni edilizie comprese su demanio pubblico in località Maregrosso.

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Quando Accorinti inauguró a S. Raineri l’area ristoro del distributore di benzina che sorge in riva al mare rimasi molto colpito. Tale area è luogo di svago molto frequentato (le pompe del gpl andrebbero installate lontano dai centri abitati, pace se i bambini ci giocano vicino). E poi ampio parcheggio, bar: un vero autogrill (panoramico). E una miniera d’oro in vista della nuova via Don Blasco